«Qui non si tratta di analizzare profili per combinare matrimoni» esordì il titolare. «Le nostre consulenti devono avere un’attitudine prettamente commerciale. Mi basta che siano capaci di convincere il potenziale cliente a iscriversi alla nostra agenzia.»
Il signor
Bastiani era un uomo sbrigativo e senza peli sulla lingua. «Tutte le agenzie
matrimoniali soffrono di un’endemica penuria di donne» proseguì. «Una dozzina
di iscritte può già considerarsi un successo, nonostante per loro il servizio
sia gratuito. Sono le donne la nostra esca. Ci servono ad attirare gli uomini,
che invece pagano… Eccome se pagano!»
«Pagano solo
gli uomini?» chiese Lara, sorpresa.
«In pratica sì,
anche se a loro non lo diciamo» rispose lui. «Ogni persona descritta negli
annunci che pubblichiamo deve corrispondere a una scheda d’iscrizione. Senza iscrizioni
femminili, non potremmo pubblicare le inserzioni, né tantomeno combinare alcun
incontro… Ma la questione degli incontri è secondaria. Quanti incontri pensa di
poter organizzare, se dispone di una sola donna ogni cento uomini?»
Lara rimase esterrefatta.
Aveva sempre pensato che fossero di preferenza le donne a servirsi delle
agenzie matrimoniali. Lo disse al Bastiani.
«Sbagliato!» esclamò
lui, sogghignando. «La donna ha più amor proprio e più buon senso. L’uomo è già
abituato a pagare le prostitute. A maggior ragione è disposto a pagare per l’anima
gemella. Quale donna sarebbe invece disposta a spendere tre milioni di lire in
un’agenzia matrimoniale?»
«Tre milioni?»
gli fece eco Lara, incredula. «Costa così tanto?»
Il signor
Bastiani si adagiò tronfio sullo schienale della poltrona, osservandola con
occhio critico. «Le sembra tanto?» domandò. «Quanto dovrebbe costare la
felicità? Cosa sono tre milioni, per vedersi
presentare la donna giusta, che diventerà la compagna della nostra vita, la
madre dei nostri figli?»
«Ma… avevo
inteso che…» farfugliò Lara. «Insomma… qualcuno ha dunque qualche possibilità
di trovare qui la propria anima gemella?»
Bastiani
scoppiò in una sonora risata. «Ovvio che no!» disse. «Ma non sarà certo questo ciò
che dovrà lasciar intendere ai nostri polli… Gli uomini pagano, proprio perché credono
che il nostro servizio offrirà loro l’opportunità di trovarla. Non pensi
nemmeno che si domandino se davvero se la possono permettere, questa donna
ideale… Non c’è nostro vecchietto che non consideri una quarantenne come merce
avariata… Non c’è gobbo che non pretenda d’incontrare la sosia di Claudia Schiffer…
Pagano, e quindi esigono. Proprio perché sborsano una cifra… come dire…
importante… sono convinti di poter contare su un servizio eccellente, e si
aspettano che gli sforniamo la donna su misura.»
Lara corrugò
la fronte.
«Questo lavoro
non è per tutte» precisò il titolare. «Io retribuisco molto bene le mie
consulenti. Sono tutte assunte con uno stipendio generoso, che possono perfino raddoppiare
con le provvigioni che elargisco in nero. Il nostro contratto d’iscrizione è
stato studiato in modo da proteggerci da qualsiasi denuncia. Inoltre, papà
Bastiani è sempre a vostra disposizione per qualsiasi problema. Le mie
consulenti sono truppe in prima linea. Le voglio soddisfatte, gratificate,
serene. Ma le voglio anche agguerrite. È chiaro questo?»
Lara annuì.
«Una brava
consulente deve odiare gli uomini e compiacersi d’iscriverli proprio perché farà
buttar loro nel cesso un bel gruzzolo» proseguì lui. «Dovrà imparare a servirsi
ad arte delle parole. Descriverà la nostra donna cannone come una figura dalle sembianze materne. Quella senza denti avrà invece un sorriso che spalanca le profondità della
sua anima… Rendo l’idea?»
Lara inarcò le
sopracciglia.
«Non dovrà
preoccuparsi dell’incontro che seguirà, perché comunque non farà mai conoscere
all’iscritto quella donna che gli ha dipinto come una fata» incalzò lui. «Le
nostre iscritte sono libere di rifiutare gli incontri, e noi siamo autorizzati
a scegliere chi fare incontrare e con chi. Se forzassimo una donna a incontrare
un iscritto, magari compensandola con denaro, si tratterebbe d’istigazione alla
prostituzione. Invece potremo ben spiegare al nostro allocco che la donna dell’annuncio
ha avuto un ripensamento sul suo profilo, o piuttosto accamperemo impedimenti
sopraggiunti, giusto per evitare di ferire il suo amor proprio con la cruda
verità. Sopperiremo tuttavia a quella mancata presentazione tentando di proporgli
qualcun'altra. Purtroppo le persone che
incontrerà saranno un po’ meno splendide di quella che gli avevamo descritto in
origine. E se non riusciamo a presentargli nessuno, perché non abbiamo proprio
nessuna donna che sia disposta a incontrarlo, nemmeno questo ci deve importare.
Noi non vendiamo le donne, ma un servizio annuale d’intermediazione. Non promettiamo,
per contratto, nessun numero prefissato di incontri. E come potremmo farlo? Un
solo incontro azzeccato non sarebbe forse la soluzione perfetta? Garantiamo esclusivamente
il nostro zelo, perché solo questo ci è consentito fare. Per legge.»
Lara non accettò quel lavoro
perché le piacesse. Lo accettò perché il suo conto in banca era ormai esangue,
e non sapeva come pagare altrimenti l’affitto del trimestre successivo. Anche
Gesù Cristo è stato tradito per trenta denari.
Così,
d’iscrizione in iscrizione, arrivò – dopo un anno – alla sua telefonata a quel
Giorgio Diotisalvi che aveva risposto all’annuncio di una radiosa
venticinquenne, tenera e sensibile, e con tutti gli attributi più allettanti.
In realtà, si trattava piuttosto di una ragazza odiosa, cinica e poco
avvenente, che era solo alla ricerca di un marito miliardario.
Lara si era
ormai abituata ai profili ingannevoli che gli uomini davano di sé quando li
contattava “per conto” di quelle iscritte su cui venivano pubblicate le
inserzioni, alle loro pretese irrealistiche, agli scheletri nell’armadio, alle maniere
rozze che dimostravano nell’approcciare le donne. Ma Giorgio Diotisalvi le fece
già al telefono tutt’altra impressione.
Lui si
presentò al colloquio nella sua sedia a rotelle – come le aveva preannunciato
al telefono. Era arrivato a Milano da solo, guidando l’auto predisposta per la sua
invalidità. Un incidente con la moto gli aveva tolto l’uso delle gambe quando
aveva vent’anni. Adesso, a trentadue, era un bellissimo giovane, con due grandi
occhi azzurri che sorridevano quanto le sue labbra, e un fisico snello
imprigionato in quel triste mezzo di locomozione. Svolgeva una modesta attività impiegatizia
presso il Comune di Brescia. Era laureato, intelligente, brillante,
autoironico. Incline a tutto fuorché al vittimismo.
Lara provò una
stretta al cuore nel dover dar corso anche con lui alle strategie del disco
vendita d’agenzia. Decise allora che se quel giovane non avesse subito
abboccato all’amo, l’avrebbe lasciato andare senza insistere. Ma non aveva
ancora scoperto quanto fosse facile iscrivere proprio chi avrebbe invece preferito
lasciar andare senza nessun contratto firmato. Giorgio non mosse infatti nessuna
obiezione, fuorché quella del pagamento in un’unica soluzione. E lei non riuscì
a esimersi dal proporgli la loro alternativa di un finanziamento in comode
rate, che lui prontamente accolse.
L’imprevisto
accadde solo al momento del congedo.
Gli uffici
dell’agenzia erano al terzo piano di un edificio della vecchia Milano, in corso
Monforte, con l’ascensore fuori servizio ogni tre per due. Si era guastato
anche in quell’occasione.
Invano Lara
spiegò alla portinaia che bisognava subito chiamare il tecnico, per consentire
a quella persona disabile di scendere. Il tecnico era già impegnato altrove e
sarebbe arrivato chissà quando.
Alla fine Giorgio
prese la sua decisione. Si sollevò dalla sedia a rotelle afferrandosi al
corrimano, e chiese a Lara di piegargliela e portarla giù. Lui avrebbe disceso
a forza di braccia, reggendosi al corrimano, quei tre piani di scale.
Lara portò giù
la sedia a rotelle affrettandosi poi a raggiungerlo, per offrirsi di fargli lei
da sostegno. Ma lui non volle, e discese le scale da solo, col sudore che gli
imperlava la fronte, e le gambe che oscillavano come quelle di un pupazzo di
pezza, stringendole il cuore.
«Bravissima!»
si complimentò più tardi Bastiani, quando sopraggiunse in ufficio. «Sei
riuscita a iscrivere anche il paralitico! E che scena deve essere stata quella
sulle scale… Avrei voluto assisterci! La portinaia mi ha raccontato tutto.»
Lui rise di
gusto. Lara, invece, si precipitò in bagno, colta da conati di vomito. E
vomitò. Vomitò quell’iscrizione, Consonanze
e se stessa.
L’indomani mattina, dopo una
notte insonne, Lara si precipitò in ufficio prima dell’orario di apertura.
Prese il contratto di Giorgio Diotisalvi e lo fece a pezzi. Poi lo chiamò e gli
disse di aver parlato con la donna dell’annuncio e che non era disposta a
incontrarlo.
A causa della
sedia a rotelle?
Sì, proprio per
questo. Perché le loro donne erano solo alla ricerca dell’uomo ideale e non
tolleravano la minima imperfezione rispetto al sogno. Per questo non aveva
senso che lui si iscrivesse per un anno al loro servizio. Lei non aveva
disponibili altro che donne ciniche, presuntuosamente esigenti. Risparmiasse
quei tre milioni, che non gli avrebbero comunque fruttato alcunché, né con la
sua agenzia né con altre.
«La donna della
tua vita non si trova in un’agenzia matrimoniale, Giorgio» tentò di spiegargli
Lara. «La incontrerai in un bar, sul lavoro, o all’angolo della strada. E sarà
quella capace di vedere te, per quello che sei e per tutto quello che hai da
dare, a dispetto della tua sedia a rotelle. Io non posso aiutarti. Per questo
non voglio la tua iscrizione.»
Poco dopo arrivò
anche Barbara, la responsabile della filiale. E Lara le spiegò quello che aveva
appena fatto.
«Sei impazzita?»
reagì lei. «L’avevamo anche già annotato sul registro della questura… Bastiani
non te lo perdonerà. Rischi il licenziamento.»
«Non me ne
importa» replicò Lara. E si affannò a spiegarle le proprie ragioni.
«Va bene, ho
capito. Questa persona ti ha toccato il cuore» concluse Barbara. «Adesso va
subito a casa, prima che arrivi il Bastiani. Provvederò io a spostare i tuoi
appuntamenti. Non fare nulla. Prenditi una settimana di ferie e lascia che a
parlarne col Bastiani sia io… Tu hai bisogno di questo lavoro, lo so.»
Quando Lara si ripresentò al
lavoro, la settimana successiva, trovò il titolare ad accoglierla, insieme a
Barbara. Si accomodarono tutti e tre nell’ufficio di Bastiani.
«Bene, bene. Adesso
parliamo un po’… Ecco! Giorgio Diotisalvi… Lei l’aveva iscritto, ma poi ha
strappato il contratto» esordì il titolare, scartabellando tra le sue carte e allungandole
un contratto compilato e firmato. «Questo
è invece il contratto sottoscritto da lui presso la nostra agenzia di Verona,
due giorni dopo la sua telefonata di ripensamento. Come può vedere, l’uomo
vuole l’iscrizione, a dispetto di quanto lei possa avergli suggerito. Le dirò
di più. La consulente di Verona mi ha riferito di aspre rimostranze da parte di
Diotisalvi proprio nei suoi riguardi, Lara. Si è lamentato dell’indebita presa
di posizione rispetto al proprio handicap. Si è mostrato invece grato alla
consulente di Verona, che non si è lasciata scoraggiare dalla sua menomazione fisica.»
Lara ascoltò,
e osservò quel contratto. Tutto il mondo le crollò addosso, e due lacrime le
rigarono il viso.
«Suvvia! Non
faccia così... Barbara mi ha spiegato quanto è successo» disse Bastiani in tono
comprensivo. «Non intendo prendere nessun provvedimento nei suoi riguardi. Lei
resta ai miei occhi un’ottima consulente, inciampata per caso in un sassolino
che le ha toccato il cuore. Questo episodio le servirà a migliorarsi. Ha strappato
un contratto rinunciando in tal modo anche alle sue provvigioni, che andranno invece
meritatamente alla consulente di Verona. Ma io credo che questo episodio possa
servirle da lezione per il futuro, caso mai le capitasse ancora a colloquio qualche
bellimbusto capace di intenerirle il cuore… Intendo darle fiducia, se lei è disposta
a restare con noi.»
Lara esitò, ma
poi assentì.
Da quel giorno
continuò a lavorare in Consonanze
abbandonando per sempre i propri scrupoli di coscienza. La verginità del suo
spirito era ormai perduta. Gliel’aveva tolta quel Giorgio Diotisalvi che non
aveva voluto essere salvato.
Egler Ghinato, 2008