L'agenzia matrimoniale (racconto breve)


Si chiamava Consonanze e aveva come logo due cerchi che s’intersecavano, sottilmente evocativi dell’unione di due fedi nuziali. Lara vi si presentò per un colloquio qualche mese dopo essersi lasciata col convivente. Poiché l’attività di freelance non le bastava più per pagarsi l’affitto da sola, aveva risposto all’inserzione. Cercavano una consulente.
«Qui non si tratta di analizzare profili per combinare matrimoni» esordì il titolare. «Le nostre consulenti devono avere un’attitudine prettamente commerciale. Mi basta che siano capaci di convincere il potenziale cliente a iscriversi alla nostra agenzia.»
Il signor Bastiani era un uomo sbrigativo e senza peli sulla lingua. «Tutte le agenzie matrimoniali soffrono di un’endemica penuria di donne» proseguì. «Una dozzina di iscritte può già considerarsi un successo, nonostante per loro il servizio sia gratuito. Sono le donne la nostra esca. Ci servono ad attirare gli uomini, che invece pagano… Eccome se pagano!»
«Pagano solo gli uomini?» chiese Lara, sorpresa.
«In pratica sì, anche se a loro non lo diciamo» rispose lui. «Ogni persona descritta negli annunci che pubblichiamo deve corrispondere a una scheda d’iscrizione. Senza iscrizioni femminili, non potremmo pubblicare le inserzioni, né tantomeno combinare alcun incontro… Ma la questione degli incontri è secondaria. Quanti incontri pensa di poter organizzare, se dispone di una sola donna ogni cento uomini?»
Lara rimase esterrefatta. Aveva sempre pensato che fossero di preferenza le donne a servirsi delle agenzie matrimoniali. Lo disse al Bastiani.
«Sbagliato!» esclamò lui, sogghignando. «La donna ha più amor proprio e più buon senso. L’uomo è già abituato a pagare le prostitute. A maggior ragione è disposto a pagare per l’anima gemella. Quale donna sarebbe invece disposta a spendere tre milioni di lire in un’agenzia matrimoniale?»
«Tre milioni?» gli fece eco Lara, incredula. «Costa così tanto?»
Il signor Bastiani si adagiò tronfio sullo schienale della poltrona, osservandola con occhio critico. «Le sembra tanto?» domandò. «Quanto dovrebbe costare la felicità?  Cosa sono tre milioni, per vedersi presentare la donna giusta, che diventerà la compagna della nostra vita, la madre dei nostri figli?»
«Ma… avevo inteso che…» farfugliò Lara. «Insomma… qualcuno ha dunque qualche possibilità di trovare qui la propria anima gemella?»
Bastiani scoppiò in una sonora risata. «Ovvio che no!» disse. «Ma non sarà certo questo ciò che dovrà lasciar intendere ai nostri polli… Gli uomini pagano, proprio perché credono che il nostro servizio offrirà loro l’opportunità di trovarla. Non pensi nemmeno che si domandino se davvero se la possono permettere, questa donna ideale… Non c’è nostro vecchietto che non consideri una quarantenne come merce avariata… Non c’è gobbo che non pretenda d’incontrare la sosia di Claudia Schiffer… Pagano, e quindi esigono. Proprio perché sborsano una cifra… come dire… importante… sono convinti di poter contare su un servizio eccellente, e si aspettano che gli sforniamo la donna su misura.»
Lara corrugò la fronte.
«Questo lavoro non è per tutte» precisò il titolare. «Io retribuisco molto bene le mie consulenti. Sono tutte assunte con uno stipendio generoso, che possono perfino raddoppiare con le provvigioni che elargisco in nero. Il nostro contratto d’iscrizione è stato studiato in modo da proteggerci da qualsiasi denuncia. Inoltre, papà Bastiani è sempre a vostra disposizione per qualsiasi problema. Le mie consulenti sono truppe in prima linea. Le voglio soddisfatte, gratificate, serene. Ma le voglio anche agguerrite. È chiaro questo?»
Lara annuì.
«Una brava consulente deve odiare gli uomini e compiacersi d’iscriverli proprio perché farà buttar loro nel cesso un bel gruzzolo» proseguì lui. «Dovrà imparare a servirsi ad arte delle parole. Descriverà la nostra donna cannone come una figura dalle sembianze materne. Quella senza denti avrà invece un sorriso che spalanca le profondità della sua anima… Rendo l’idea?»
Lara inarcò le sopracciglia.
«Non dovrà preoccuparsi dell’incontro che seguirà, perché comunque non farà mai conoscere all’iscritto quella donna che gli ha dipinto come una fata» incalzò lui. «Le nostre iscritte sono libere di rifiutare gli incontri, e noi siamo autorizzati a scegliere chi fare incontrare e con chi. Se forzassimo una donna a incontrare un iscritto, magari compensandola con denaro, si tratterebbe d’istigazione alla prostituzione. Invece potremo ben spiegare al nostro allocco che la donna dell’annuncio ha avuto un ripensamento sul suo profilo, o piuttosto accamperemo impedimenti sopraggiunti, giusto per evitare di ferire il suo amor proprio con la cruda verità. Sopperiremo tuttavia a quella mancata presentazione tentando di proporgli qualcun'altra.  Purtroppo le persone che incontrerà saranno un po’ meno splendide di quella che gli avevamo descritto in origine. E se non riusciamo a presentargli nessuno, perché non abbiamo proprio nessuna donna che sia disposta a incontrarlo, nemmeno questo ci deve importare. Noi non vendiamo le donne, ma un servizio annuale d’intermediazione. Non promettiamo, per contratto, nessun numero prefissato di incontri. E come potremmo farlo? Un solo incontro azzeccato non sarebbe forse la soluzione perfetta? Garantiamo esclusivamente il nostro zelo, perché solo questo ci è consentito fare. Per legge.»

Lara non accettò quel lavoro perché le piacesse. Lo accettò perché il suo conto in banca era ormai esangue, e non sapeva come pagare altrimenti l’affitto del trimestre successivo. Anche Gesù Cristo è stato tradito per trenta denari.
Così, d’iscrizione in iscrizione, arrivò – dopo un anno – alla sua telefonata a quel Giorgio Diotisalvi che aveva risposto all’annuncio di una radiosa venticinquenne, tenera e sensibile, e con tutti gli attributi più allettanti. In realtà, si trattava piuttosto di una ragazza odiosa, cinica e poco avvenente, che era solo alla ricerca di un marito miliardario.
Lara si era ormai abituata ai profili ingannevoli che gli uomini davano di sé quando li contattava “per conto” di quelle iscritte su cui venivano pubblicate le inserzioni, alle loro pretese irrealistiche, agli scheletri nell’armadio, alle maniere rozze che dimostravano nell’approcciare le donne. Ma Giorgio Diotisalvi le fece già al telefono tutt’altra impressione.
Lui si presentò al colloquio nella sua sedia a rotelle – come le aveva preannunciato al telefono. Era arrivato a Milano da solo, guidando l’auto predisposta per la sua invalidità. Un incidente con la moto gli aveva tolto l’uso delle gambe quando aveva vent’anni. Adesso, a trentadue, era un bellissimo giovane, con due grandi occhi azzurri che sorridevano quanto le sue labbra, e un fisico snello imprigionato in quel triste mezzo di locomozione.  Svolgeva una modesta attività impiegatizia presso il Comune di Brescia. Era laureato, intelligente, brillante, autoironico. Incline a tutto fuorché al vittimismo.
Lara provò una stretta al cuore nel dover dar corso anche con lui alle strategie del disco vendita d’agenzia. Decise allora che se quel giovane non avesse subito abboccato all’amo, l’avrebbe lasciato andare senza insistere. Ma non aveva ancora scoperto quanto fosse facile iscrivere proprio chi avrebbe invece preferito lasciar andare senza nessun contratto firmato. Giorgio non mosse infatti nessuna obiezione, fuorché quella del pagamento in un’unica soluzione. E lei non riuscì a esimersi dal proporgli la loro alternativa di un finanziamento in comode rate, che lui prontamente accolse.
L’imprevisto accadde solo al momento del congedo.
Gli uffici dell’agenzia erano al terzo piano di un edificio della vecchia Milano, in corso Monforte, con l’ascensore fuori servizio ogni tre per due. Si era guastato anche in quell’occasione.
Invano Lara spiegò alla portinaia che bisognava subito chiamare il tecnico, per consentire a quella persona disabile di scendere. Il tecnico era già impegnato altrove e sarebbe arrivato chissà quando.
Alla fine Giorgio prese la sua decisione. Si sollevò dalla sedia a rotelle afferrandosi al corrimano, e chiese a Lara di piegargliela e portarla giù. Lui avrebbe disceso a forza di braccia, reggendosi al corrimano, quei tre piani di scale.
Lara portò giù la sedia a rotelle affrettandosi poi a raggiungerlo, per offrirsi di fargli lei da sostegno. Ma lui non volle, e discese le scale da solo, col sudore che gli imperlava la fronte, e le gambe che oscillavano come quelle di un pupazzo di pezza, stringendole il cuore.
«Bravissima!» si complimentò più tardi Bastiani, quando sopraggiunse in ufficio. «Sei riuscita a iscrivere anche il paralitico! E che scena deve essere stata quella sulle scale… Avrei voluto assisterci! La portinaia mi ha raccontato tutto.»
Lui rise di gusto. Lara, invece, si precipitò in bagno, colta da conati di vomito. E vomitò. Vomitò quell’iscrizione, Consonanze e se stessa.

L’indomani mattina, dopo una notte insonne, Lara si precipitò in ufficio prima dell’orario di apertura. Prese il contratto di Giorgio Diotisalvi e lo fece a pezzi. Poi lo chiamò e gli disse di aver parlato con la donna dell’annuncio e che non era disposta a incontrarlo.
A causa della sedia a rotelle?
Sì, proprio per questo. Perché le loro donne erano solo alla ricerca dell’uomo ideale e non tolleravano la minima imperfezione rispetto al sogno. Per questo non aveva senso che lui si iscrivesse per un anno al loro servizio. Lei non aveva disponibili altro che donne ciniche, presuntuosamente esigenti. Risparmiasse quei tre milioni, che non gli avrebbero comunque fruttato alcunché, né con la sua agenzia né con altre.
«La donna della tua vita non si trova in un’agenzia matrimoniale, Giorgio» tentò di spiegargli Lara. «La incontrerai in un bar, sul lavoro, o all’angolo della strada. E sarà quella capace di vedere te, per quello che sei e per tutto quello che hai da dare, a dispetto della tua sedia a rotelle. Io non posso aiutarti. Per questo non voglio la tua iscrizione.»
Poco dopo arrivò anche Barbara, la responsabile della filiale. E Lara le spiegò quello che aveva appena fatto.
«Sei impazzita?» reagì lei. «L’avevamo anche già annotato sul registro della questura… Bastiani non te lo perdonerà. Rischi il licenziamento.»
«Non me ne importa» replicò Lara. E si affannò a spiegarle le proprie ragioni.
«Va bene, ho capito. Questa persona ti ha toccato il cuore» concluse Barbara. «Adesso va subito a casa, prima che arrivi il Bastiani. Provvederò io a spostare i tuoi appuntamenti. Non fare nulla. Prenditi una settimana di ferie e lascia che a parlarne col Bastiani sia io… Tu hai bisogno di questo lavoro, lo so.»

Quando Lara si ripresentò al lavoro, la settimana successiva, trovò il titolare ad accoglierla, insieme a Barbara. Si accomodarono tutti e tre nell’ufficio di Bastiani.
«Bene, bene. Adesso parliamo un po’… Ecco! Giorgio Diotisalvi… Lei l’aveva iscritto, ma poi ha strappato il contratto» esordì il titolare, scartabellando tra le sue carte e allungandole un contratto compilato e firmato.  «Questo è invece il contratto sottoscritto da lui presso la nostra agenzia di Verona, due giorni dopo la sua telefonata di ripensamento. Come può vedere, l’uomo vuole l’iscrizione, a dispetto di quanto lei possa avergli suggerito. Le dirò di più. La consulente di Verona mi ha riferito di aspre rimostranze da parte di Diotisalvi proprio nei suoi riguardi, Lara. Si è lamentato dell’indebita presa di posizione rispetto al proprio handicap. Si è mostrato invece grato alla consulente di Verona, che non si è lasciata scoraggiare dalla sua menomazione fisica.»
Lara ascoltò, e osservò quel contratto. Tutto il mondo le crollò addosso, e due lacrime le rigarono il viso.  
«Suvvia! Non faccia così... Barbara mi ha spiegato quanto è successo» disse Bastiani in tono comprensivo. «Non intendo prendere nessun provvedimento nei suoi riguardi. Lei resta ai miei occhi un’ottima consulente, inciampata per caso in un sassolino che le ha toccato il cuore. Questo episodio le servirà a migliorarsi. Ha strappato un contratto rinunciando in tal modo anche alle sue provvigioni, che andranno invece meritatamente alla consulente di Verona. Ma io credo che questo episodio possa servirle da lezione per il futuro, caso mai le capitasse ancora a colloquio qualche bellimbusto capace di intenerirle il cuore… Intendo darle fiducia, se lei è disposta a restare con noi.»
Lara esitò, ma poi assentì.
Da quel giorno continuò a lavorare in Consonanze abbandonando per sempre i propri scrupoli di coscienza. La verginità del suo spirito era ormai perduta. Gliel’aveva tolta quel Giorgio Diotisalvi che non aveva voluto essere salvato.

      Egler Ghinato, 2008

La mia esperienza di premorte (5)