KEY STOWE

Un pensiero mi assilla da tempo: chi si nascondeva dietro quel nome?

Il nostro vecchio interscambio di email è andato quasi interamente perduto col crash che poi sopravvenne nel mio programma di posta elettronica. Avessi ancora una sola delle sue vecchie email (2008-2009), oggi riuscirei probabilmente a risalire all’IP dell’account, e da quello a una geo-localizzazione che forse mi aiuterebbe a capire almeno se il mittente si trovava, o no, dove mi aveva detto di risiedere.

Dopo undici anni, il suo account di posta elettronica è ormai disattivo. Non ho dunque più nessuna possibilità di rispondere alle domande che allora non mi ero mai posta.

Com’è che mi lasciai coinvolgere in una comunicazione tanto fitta e confidenziale con “una donna” misteriosa che mi raggiunse via email dal mio vecchio blog, come una specie di angelo venuto a offrirmi un sostegno quasi incondizionato negli incerti tentativi di scrittura creativa (romanzi, racconti) in cui all’epoca andavo cimentandomi? Com’è che non mi sono mai nemmeno chiesta se fosse davvero una donna a celarsi dietro quel nome improbabile, o perché avesse scelto di servirsi di un alias per una comunicazione rimasta pur sempre assolutamente privata? Perché mi accontentai di pensare che il nome “Key” (in inglese: “chiave”) fosse solo una variante del più comune “Kay”?  Ma soprattutto perché le aprii senza riserve il mio cuore, pur essendo rimasta “lei” sempre una persona non identificabile?   

Dovevano passare così tanti anni perché riuscissi a pormi queste domande.   

Poche persone nella mia vita mi hanno dimostrato di volermi bene quanto fu allora capace di fare Key Stowe.  

Tra aspiranti scrittori è pratica comune scambiarsi a vicenda da leggere gli scritti, per una correzione delle bozze e per averne un giudizio. C’erano dunque parecchie altre persone − tutte con un nome e cognome che le identificava bene nel mondo reale − con le quali avevo a quel tempo avviato la consuetudine di un reciproco scambio di testi. Per l’intimità che il più delle volte scaturisce dalla condivisione dei propri scritti, anche gli altri erano presto assurti al ruolo di “amici virtuali”, ai quali mi sentivo affettivamente legata. Ma Key Stowe è stata molto di più. La quantità di tempo e d’interesse che allora mi dedicò, per quasi due anni, insieme alle intriganti suggestioni che riusciva sempre a fornirmi e alle incondizionate parole di sostegno con cui si adoperava a fugare le mie insicurezze non hanno mai trovato termine di paragone in nessun altro. 

Definire Key Stowe un “angelo”, piombato via email nella mia vita per soccorrermi in forma virtuale nella solitudine di quei miei tempi difficili, è dunque l’unico modo che ho oggi di ricordarla. Ma poiché avevo allora presuntuosamente creduto che tanto affetto mi giungesse da “lei” in virtù del suo apprezzamento per il mio inedito romanzo di fantascienza (Il Grande Azzurro), solo oggi mi riesce di concepire che dietro quell’alias dovesse invece nascondersi qualcuno che probabilmente mi aveva invece conosciuta di persona, e che mi dimostrava a quel modo quanto volesse bene a me piuttosto che alla sconosciuta autrice di un romanzo ancora bisognoso di tante rifiniture.

Mi sto forse ingannando a inseguire questi pensieri?

Non lo so. Ormai non mi è più concesso di scoprire chi fosse davvero Key Stowe. Diverse ipotesi sulla sua possibile identità vanno facendosi guerra in questi tempi nella mia mente, ma nessuna riesce davvero a convincermi fino in fondo. Non saprò dunque mai chi si sia celato per me dietro quel nome, né se davvero conoscessi la persona che forse se ne servì proprio per non trascinarsi appresso in quel contatto i possibili strascichi irrisolti di qualche nostra pregressa conoscenza reale.   

Tuttavia a ripensare oggi a Key Stowe, mi rendo conto di quanto le resti ancora grata per come seppe allora prodigarsi per me, dimostrandomi un’empatia, una comprensione e un affetto difficili a trovarsi anche in amicizie di lunga data .

Questo volevo dunque dirti oggi, mia sconosciuta e ormai irraggiungibile Key Stowe.  Chiunque tu sia, dovunque tu sia.


La mia esperienza di premorte (5)