CON VOCE D’ALTRI (poesie:
1985-1998)
Egler
Ghinato
Penelope
Perpetua è la tela
come amore
disfatto all’attesa
ma ritessuto sempre
–
nonostante
gli anni –
a memoria di te.
Fedeltà è la fiamma
che mi brucia e non mi estingue
finché mi domando: dove sei tu?
E non importa
se il bambino di ieri
è già uomo.
I due naviganti
1. Ulisse
Ci si perde – è vero –
nell’immenso mare del mondo.
Tante tappe
hanno deviato il percorso
e le stelle
spesso mancano in cielo.
Ma c’è un’unica direzione
al ritorno.
2. Enea
Ci si perde – a volte –
nell’immenso mare del mondo.
Tanti esodi
hanno mosso la vita,
e la terra promessa
dov’è? – dov’è?
Ah, figlio! Ricorda tu
com’erano bianche nel sole
le mura alte di Ilio.
Perché l’esilio
è ovunque
non esista ritorno.
Didone
Rossa di sangue
amore e fuoco
è questa pira,
che brucerà di me
un cuore insultato.
Nera è la notte
che insonne
mi grida il ricordo
di tutto quello
che ho dato
a chi non mi amava.
E bianche e lontane
le vele troiane
che fuggono via.
Ade
Il mio regno è di morti,
di chiusi antri viscosi
e stagni putridi.
Sovrano delle tenebre,
è chiuso attorno a me il recinto
che tiene lungi
i passi leggeri
delle fanciulle che giocano
sulle rive del torrente
a primavera.
Temuto e rispettato:
ecco, questo è il mio scettro!
E maledetta la mia corona,
se tu non mi ami.
Psiche
Incauto è quel lume
furtivo, che accosta
una luce al mistero.
Tu hai detto:
svelando, tradisce.
Io dico invece
che amano
anche gli occhi,
guardandosi.
Qual era
il colore dei tuoi?
Lucifero
Era di conoscenza
la scintilla portata –
era di luce.
Perché era vero
che eravate nudi
e non lo sapevate.
Un prato verde
è paradiso alla pecora,
se felicità è brucare
l’erba che ha scelto
il pastore.
Ma Dio esiste
solo a cercarlo
disperatamente
nel mondo.
Ancilla Domini
Così m’inchinai – umile –
all’Angelo radioso nell’annuncio
(«Tu la Prescelta. Tu l’Eletta!»).
E mai più le chiacchiere querule,
i giochi e le risa
che portavano spensierata freschezza
agli afosi pomeriggi di ieri.
Poi – per sempre – la gloria nei Cieli
e un tributo terreno di altari e di chiese.
Così l’Angelo
reverente parlava
nella sua aura di luce.
Ma il Messaggero del Padre
era troppo divino
per accorgersi
che a me tremava la voce.
E poiché avevo il capo abbassato,
e i lunghi capelli
mi nascondevano il viso,
l’Angelo non vide
nei miei occhi le lacrime.
Ma amai quel Dio piangendo
e piangendo dissi: «Sì».
Giobbe
Se da questa croce
(cielo nero sopra di me
e pane come fiele)
altra redenzione discenderà
per nuove glorie
del giorno – io non so.
Nell’angolo
dove piangono i salici
mi chiudo a quest’ombra.
E ricordo
di un sole vivo tra le mani.
La fata
Altro incantesimo
–
da
regalarti –
non ho,
ora che l’ultima favola
chiude l’epoca delle fate.
Adulto andrai,
spettinato dal tempo,
dove la bianca sorgente del sogno
si dissecca: fantasia perduta.
E gli elfi del bosco
fuggiranno per sempre
al tuo passare.
Tutto della vita vedrai,
tutto conoscerai.
Fuorché la magica storia
che spalancava
incredibili mondi
ai tuoi occhi bambini.
L’altra Cenerentola
Seta carrozza e lustrini.
E il castello la festa la musica.
Un unico ballo
e già la mezzanotte scoccava.
Poi – per sempre –
la cenere gli stracci il camino.
L’addormentata nel
bosco
Ed è il risveglio –
per bacio, per speranza,
o per destino.
Ma conto il rintocco degli anni
che l’orologio ha scandito,
e niente che veda d’intorno
somiglia ai ricordi.
Allora mi chiedo
dov’ero
mentre la vita passava.
E ho voglia
di chiudere gli occhi
e tornare a sognare.
Cassandra
Scomoda
è la voce che dice
ciò che l’orecchio
preferisce ignorare.
Profeta
è chi smaschera
le follie del presente:
conoscevo gli uomini,
non gli dei.
Virgina W.
Ho cresciuto parole come figli,
dov’è spazio il pensiero
in quella stanza
preservata al riparo
− come nido –
dallo sguardo degli altri.
Tutta per me.
Ma Orlando è città di confine:
nostalgia di un intero
che annega, annegandomi.
E quante sorelle nel mondo,
disperse dall’ombra di padri,
mariti e fratelli.
Arthur Rimbaud
Erano i miei pensieri,
giocati sulla carta
con la penna che freme.
Magia di vocali policrome,
per dare colore
a una solitudine opaca,
radicata nel cuore.
Erano immagini scritte,
perché restasse qualcosa
del messaggio che brucia alle labbra
ma non sa parlare.
Come la croce
di una vocazione antica
–
maledetta!
Ma erano solo parole:
fiato di voce.
E la vita è altrove,
dove le mani pulite del poeta
si sporcano nel fango.
Dove si spegne il sogno
e anche il verso tace.