Coronavirus: la follia che abbiamo commesso



Egler Ghinato

Quello che penso di questa FASE 1, che sta volgendo al termine (si fa per dire), è che è stata tutta sbagliata. L’unica cosa che andava davvero fatta nella lotta contro il coronavirus è quella che non è stata fatta: mobilitare tutte le risorse per proteggere selettivamente i più deboli (anziani, malati, immunodepressi ecc.) e i più esposti al contagio (operatori sanitari). Dunque NON un lockdown per l’intera popolazione, col conseguente sfacelo economico e psicologico del paese, ma una campagna di informazione massiva sulle misure di distanziamento sociale da adottare selettivamente con le fasce più deboli della popolazione (es. sconsigliato ai nipoti di abbracciare i nonni, indossare mascherina chirurgica nell’andare a trovare il malato o l’anziano in casa di riposo, ecc...), con tempestivo approvvigionamento e distribuzione di presidi protettivi adeguati (es. mascherine FFP3!) a tutti gli over 65, perché fossero loro a indossare le apposite mascherine protettive filtranti a ogni uscita di casa – come pure gli operatori sanitari, sul luogo di lavoro. Questo e molto altro si poteva fare per rendere chiaro che chi era più a rischio doveva proteggersi, e perché lo proteggessero anche i suoi familiari. Allarme massimo, ma circoscritto a chi più era minacciato dal virus, cercando un compromesso tra limitazioni e bisogni, senza permettere alle prime di annientare i secondi.  Senza chiudere tutto.
Per un virus che per i più provoca solo una leggera influenza non occorreva bloccare l’intero Paese. Bisognava ingegnarsi a far sì che non facesse strage delle categorie a rischio. Proteggere queste. Proprio perché con loro non si sovraffollassero i posti in terapia intensiva, e restassero allora spazi anche per il ricovero di chi pur essendo giovane e sano andava malauguratamente incontro alle complicanze respiratorie del Covid-19, a tutti ben note.
Invece no! Sono mancati i presidi protettivi proprio agli operatori sanitari. Sono state lasciate allo sbando proprio le case di riposo e le RSA. Innumerevoli anziani sono stati lasciati morire da soli nelle loro case. E tutto questo mentre la quasi totalità della popolazione italiana veniva confinata nelle proprie case e un terrorismo psicologico veniva diffuso dai media a lasciar credere che solo col nostro sacrificio, restando a casa, potevamo aiutare quegli eroici medici e infermieri che erano in prima linea a fronteggiare una pandemia. Ma la pandemia l’abbiamo costruita noi. Perché i grandi professoroni di virologia che hanno fatto da consulenti al Governo sono tutti biologisti senza speranza, ovvero scienziati sprovvedutamente immemori dell’interazione psiche-soma, e di quanto uno stato d’ansia, paura e depressione – la psicosi collettiva che si è generata – deprima paurosamente il sistema immunitario, rendendoci così tutti più facile preda del virus e delle sue peggiori complicanze.
Illustri scienziati e virologi controcorrente, italiani e statunitensi, hanno provato ripetutamente a gridarcelo, ma anche la libertà di espressione di questi tempi è andata perduta: sono stati tutti denigrati, censurati, banditi. Interi siti di voci dissonanti rispetto alla demagogica propaganda ufficiale sono stati oscurati, in quanto minaccia per il presunto “bene collettivo”.  Il buon Sgarbi (che pure non mi è mai stato simpatico) si è pure beccato una denuncia da certo comitato scientifico fondato dal ben noto Professor Presuntuosone, per aver espresso pubblicamente opinioni dissonanti dalle sole che siano state considerate accettabili (reato d’opinione?). A tanto è ormai arrivato lo strapotere di una scienza accecata dai propri deliri di onnipotenza, capace di pensare soltanto alla corsa al vaccino, per rimpinguare i salvadanai delle grandi multinazionali farmaceutiche, prima ancora di preoccuparsi di appurare se davvero esiste un’immunità in chi è guarito dal Covid, date le informazioni conturbanti di persone che sembrano tornate positive dopo essere guarite e risultate negative ai tamponi. Non dovrebbe forse avvenire il viceversa, ovvero prima scoprire se l’immunità esiste e poi preoccuparsi di trovare un vaccino?
Io non sono certa che altro Governo si sarebbe comportato in maniera migliore, perché il problema non è forse di chi sta decidendo le nostre sorti, ma dei suoi cattivi consiglieri: i luminari di una medicina che ormai da tempo considera solo il corpo, dimenticando la mente e l’uomo intero, così che nella sua strenua lotta alla malattia è capace solo di seguire un protocollo militare di annientamento del nemico (malattia) con tutti i mezzi, senza nemmeno rendersi conto di quanto spesso le sue cure − o i suoi deliri sulle diagnosi precoci − uccidano i pazienti più della malattia stessa, perché è nel sistema immunitario la nostra vera difesa dalla malattia e indebolirlo col terrorismo psicologico che è stato portato avanti fin qui equivale a soffiare sul fuoco per farlo divampare meglio.
Non fa bene a nessuno, e meno che mai all’anziano solo, togliergli le sue piccole gioie di poter vedere i figli, i nipotini, o la partita a carte con gli amici, o il suo andare in chiesa. Certo, bisognava proteggerlo. Bisognava cioè permettergli di far questo, ma con l’accortezza di indossare una mascherina protettiva adeguata a schermarlo dal virus (FFP3), mentre quelle chirurgiche avrebbero dovuto indossarle in sua presenza i familiari e i bambini, che non avrebbero comunque dovuto baciarlo e abbracciarlo. Non è segregandolo in un isolamento depressivo, antitetico alla voglia di vivere, che lo proteggiamo dal coronavirus. Al contrario ne facciamo solo una sua più facile preda. Ma per capirlo i nostri uomini di scienza dovrebbero recuperare quello di cui il loro cieco materialismo organicista ha fatto ormai da gran tempo tabula rasa.
Fintantoché per le neuroscienze la nostra mente è solo il nostro cervello, tutto si può e si deve curare coi farmaci, o con la chirurgia, e prevenire coi vaccini. Perché per le nostre scienze mediche noi siamo solo un corpo,un sacco di carne e di sangue di cui contano sopra ogni cosa i chimismi della nostra biologia molecolare. Nulla di più. L’anima dell’uomo, la medicina l’ha espulsa da tempo: forse che la si può trovare “dentro” questo o quell’organo nelle autopsie? E rispetto ai tempi di Cartesio, la nostra mente è andata incontro alla stessa sorte: si riduce a reti neuronali che si attivano nel nostro cervello.
In questo quadro è ovvio che solo il distanziamento sociale poteva sembrare il mezzo adeguato a sconfiggere il virus, che è quel cosino piccolo piccolo di cui abbiamo tutti visto le foto: materiale, e quindi annientabile se gli si toglie la possibilità di trasmettersi a qualcun altro. Ma − Sant’Iddio! – la nostra mente/psiche/coscienza, ce la siamo dunque dimenticata? Abbiamo dimenticato che è proprio quella la nostra più grande difesa, così come può farsi parimenti l’artefice della nostra distruzione? Abbiamo dimenticato che il nostro corpo fisico vi obbedisce al punto che una fredda moneta metallica posata sulla pelle genera vesciche da ustione se in ipnosi viene lasciato credere all’ipnotizzato che si tratta di un ferro rovente?
Psiche, psiche, psiche! È questo che conta, sempre. Anche quando il nemico è un agente esogeno come il coronavirus. È la nostra psiche a decidere se permettergli di ucciderci oppure no, se si tratta solo di un’innocua moneta fredda oppure di un ferro rovente. E questo lockdown accompagnato dalla campagna di terrorismo psicologico più estremo che cosa avrà mai fatto in tal senso, con la paura che ha generato? Dobbiamo davvero stupirci di aver traguardato in Europa il primato sul numero dei decessi da coronavirus? Non siamo forse stati anche i più bravi e i più tempestivi a chiudere tutto e a seminare il terrore? E noi psicologi, che cosa abbiamo fatto per far sentire la nostra voce, per opporci alla follia di questa medicina biologica che considera noi psicologi meno che niente, per usarci semmai soltanto a fini di consolazione di quei poveri malati condannati a una segregazione assoluta, o per alleviare lo stress degli operatori sanitari, o per tenere a casa la gente secondo le direttive?
L’abbiamo proprio dimenticato tutti che cosa sappiamo, come psicologi, su psiche e soma?
Dovremmo vergognarci per come ci siamo prostrati al diktat della medicina ufficiale, impauriti noi stessi dal piccolo nemico invisibile, e subito pronti a trasformare in videochiamata le sedute con i nostri pazienti… Dovremmo vergognarci tutti, perché abbiamo taciuto, perché ci siamo lasciati azzittire dal nostro timore reverenziale verso i grandi baroni della medicina, che stavano consigliando al Governo una soluzione folle, che avrebbe solo accresciuto la virulenza del Covid, e le sue morti. Per colpa dei nostri complessi d’inferiorità nei confronti della Scienza con la “S” maiuscola, ci siamo prostrati ai suoi piedi e a quello che ci diceva di fare. Abbiamo tradito quella psicologia di cui avremmo dovuto essere i baluardi. Abbiamo permesso che la follia degli altri creasse una pandemia e facesse questa strage.
Su questo, io che per prima sono rimasta attonita a guardare in silenzio quello che stava accadendo, ora piango. E grido con questo mio post tardivo quello che ho sempre pensato, fin dal principio, ma che solo ora trovo finalmente il coraggio di scrivere.

La mia esperienza di premorte (5)