<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200</id><updated>2012-02-16T05:48:20.495-08:00</updated><category term='Testamento biologico'/><category term='Editoria a pagamento'/><category term='Ian Stevenson'/><category term='lista &quot;bianca&quot; editori'/><category term='agenzie letterarie'/><category term='Il Grande Azzurro in cammino...'/><category term='Concorsi letterari e racconti'/><category term='Citazioni'/><category term='Autopubblicazioni online'/><category term='Contatto con Giulio Mozzi'/><title type='text'>Egler Ghinato: IN ITINERE</title><subtitle type='html'>"Se l'onore e la sapienza e la felicità non sono per me, che siano per altri. Che il cielo esista, anche se il mio posto è all'inferno."
(J.L. BORGES, Finzioni, La biblioteca di Babele)</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://eglerghinato.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>33</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-5509706299862047037</id><published>2009-05-30T11:42:00.000-07:00</published><updated>2009-05-31T23:03:35.221-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Grande Azzurro in cammino...'/><title type='text'>WHAT WOMEN WRITE: brano de Il Grande Azzurro selezionato e pubblicato  tra “i migliori incipit”</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La vita è piena di sorprese e spesso sembrano accadere soltanto le cose che non ti aspetti più.&lt;br /&gt;A dicembre avevo inviato &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt; al concorso indetto dalla Mondadori e Donna Moderna: WHAT WOMEN WRITE. Non ero assolutamente convinta che il mio romanzo, a cavallo tra fantascienza e fantasy, fosse adatto a un concorso così marcatamente “femminile”, perché pensavo (e tuttora penso) che cercassero solo un bel rosa, un bel romanzo d’amore. Perfino la frase della Austen che si richiedeva comparisse nel testo, l’avevo appiccicata a forza, perché c’entrava come i cavoli a merenda con la mia storia. Ma era l’unica occasione per farsi – forse – leggere in Mondadori. Perché sprecarla?&lt;br /&gt;Così spedii. E mi inferocii pure con le Poste Italiane per i disguidi che erano sembrati essersi dati con la consegna del plico raccomandato. Alla fine le Poste mi avevano assicurato che la consegna era avvenuta, ma non ne ero poi nemmeno così convinta, e comunque ormai non mi importava più.&lt;br /&gt;Perché?&lt;br /&gt;Semplicemente perché &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt;, dopo i precedenti entusiastici lettori, stava cominciando a incontrare letture critiche che me lo facevano a pezzi e mi avevano spalancato mille dubbi sulla qualità del testo. Mi decisi allora a sottoporlo a un Laboromanzi sul forum di &lt;em&gt;Leggendo... Scrivendo (&lt;a href="http://www.leggendoscrivendo.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=2168"&gt;http://www.leggendoscrivendo.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=2168&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;), un gruppo di appassionati lettori e autori che frequentavo assiduamente in rete da alcuni mesi (e dal quale mi sono congedata il mese scorso a seguito di uno spiacevolissimo episodio che mi ha fatto chiaramente capire di non essere persona gradita, per il mio stile relazionale e per le mie opinioni divergenti).&lt;br /&gt;Nel Laboromanzi il mio testo fu vivisezionato e distrutto, con accanimento quasi unanime. Anche in quel contesto le tensioni tra me e il gruppo non sono mancate, visto che accolsi bene tutte le critiche sulla scrittura, meno bene il rifiuto aprioristico all’ “idea” centrale della storia, e peggio ancora il lapidario giudizio di uno dei lettori, che sentenziò: “&lt;em&gt;GA non è un romanzo, dal mio punto di vista, ma è l'espediente narrativo per fare speculazione filosofica.”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Risposi infatti a questa, che considerai una mera provocazione squalificante, “cattiva” e senza intenti costruttivi, invitando l’interessato a riformulare. Non lo fece, e anzi ribadì. La moderatrice non moderò. E allora replicai all’interessato con una provocazione altrettanto squalificante (ma del tipo “SE tu… allora” – dettaglio che nessuno parve notare). Perché potevo accettare che il romanzo gli facesse schifo, ma non che non lo ritenesse un “romanzo”, visto che non saprei proprio cos’altro potrebbe essere. E lo penso ancora.&lt;br /&gt;La vicenda di poi mi ha mostrato che fu proprio quella mia oltraggiosa replica a inimicarmi le principali figure redazionali, tanto da scatenarmi contro successivamente, in altro contesto ben poco letterario, un attacco “ad personam” che si è concluso con il mio congedo (N.B. L’intero topic relativo alle accuse che mi vennero mosse è stato CANCELLATO successivamente dal Forum, dove è rimasto solo il topic della mia lettera di congedo: &lt;a href="http://www.leggendoscrivendo.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=2219"&gt;http://www.leggendoscrivendo.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=2219&lt;/a&gt; )&lt;br /&gt;Tralascio per rispetto al gruppo ulteriori dettagli su questa vicenda. Non mi pare il caso di trascinare qui una polemica che è stata già abbastanza aspra nella sua sede, e che mi ha portata a ricredermi su molti dei meriti che attribuivo al sito e al gruppo. Resta che i contributi critici ricevuti riguardo al mio romanzo, e in generale ai difetti della mia scrittura,  sono stati per me indubbiamente rilevanti, tanto da farmi alla fine considerare il testo ancora “acerbo” nonostante le sue innumerevoli versioni, e bisognoso ancora di revisione. Questo, solo per spiegare perché non mi sono mai più sognata di andare a controllare sul sito di Mondadorilibri se per caso il mio incipit fosse tra i selezionati. Consideravo peraltro proprio l’incipit una delle parti da tagliare o da ripensare drasticamente.&lt;br /&gt;Se non fosse stato per un’email ricevuta oggi da una persona che mi aveva tempo addietro contattata a seguito di questo blog e che si congratulava con me per la pubblicazione del mio incipit, credo che non avrei mai scoperto che un brano de &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt; risulta tra gli incipit pubblicati (&lt;a href="http://www.librimondadori.it/web/mondadori/speciali/concorso-www/"&gt;http://www.librimondadori.it/web/mondadori/speciali/concorso-www/&lt;/a&gt; ):&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;strong&gt;Il grande azzurro&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;A questa speranza Emily volle credere fino all’ultimo. Come credette all’amore di Yorda, l’uomo di un altro pianeta. E se, a dispetto delle insinuazioni di Gerald Brown, non si trovò più a temere che fosse lui l’emissario di un oscuro complotto osthantiano ai loro danni, fu perché proprio lì – su Osthanta – Emily aveva imparato finalmente ad ascoltare il suo cuore e a prendere quella buffa “legge” adolescenziale sulla bicicletta di Martin come una verità più grande di tutte le sue accurate metodologie di ricerca. Perché la verità dell’analisi scientifica, dell’osservazione, dei test di laboratorio può essere a volte ingannevole. Perché ci sono domande alle quali né la scienza terrestre né quella osthantiana potranno mai rispondere, come appunto il senso ultimo di quest’umana &lt;em&gt;predestinazione&lt;/em&gt;. E ci sono verità che albergano già dentro di noi, anche se non abbiamo prove per dimostrarle.&lt;br /&gt;Possiamo spendere la vita a cercare le orme dell’elefante, e forse allora – troppo impegnati a fissare il suolo – l’elefante ci passerà davanti senza che riusciamo a vederlo. Emily aveva cercato a lungo le prove nell’altrui dedizione, nell’affidabilità, nelle promesse, o nell’affinità di interessi, di punti di vista e di valori. Ma trovò davvero l’amore soltanto dove la passione fu capace di mollare gli ormeggi, rinunciando a ogni garanzia e a ogni prova. Lo trovò guardando solo in se stessa, senza più chiedersi cosa Yorda avesse davvero da darle.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Egler Ghinato&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Immagino che successivamente si troverà nell’elenco degli incipit pubblicati, scaricabile dalla medesima pagina.&lt;br /&gt;La cosa che però mi ha più sorpreso è che il mio cosiddetto “incipit” in realtà è un brano che si trova oltre la metà del romanzo. Ma non dovevano essere incipit?&lt;br /&gt;Effettivamente, però, l’ultimo cappello introduttivo redazionale è passato a parlare della scelta di “brani” ritenuti “particolarmente riusciti” piuttosto che di “incipit” (anche se la parola “incipit” continua a figurare a titolo dei brani scelti). Il mio è peraltro brevissimo.&lt;br /&gt;Comunque devo confessare un sincero moto di gioia nel trovare il mio brano pubblicato. La Mondadori dichiara che le sono pervenuti ben 550 manoscritti, e finora sono stati pubblicati solo 15 “incipit”. Risultare tra questi mi sembra comunque un onore, e mi dà il piacere di poter ragionevolmente supporre che il mio testo sia stato almeno letto e non proprio immediatamente cestinato.&lt;br /&gt;Altri incipit saranno pubblicati ancora nei prossimi mesi, e la scelta della “vincitrice” (il cui romanzo verrà pubblicato in un’apposita collana) è promessa per ottobre.&lt;br /&gt;Non mi considero in lizza per il gran finale, sia perché temo che il genere sia poco adatto alla collana, sia per via di tutti i difetti che ormai vi riconosco e quindi dell’editing massiccio di cui avrebbe ancora bisogno il testo se volesse vedere le stampe. Ma questo era appunto il massimo a cui aspiravo quando l’ho spedito, e questo è stato raggiunto. La considero anche una piccola rivalsa morale rispetto alle voci “sapienti” di LS che hanno molto maltrattato questo romanzo (anche se in parte a ragione).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sulla mia esperienza con LS, che mi ha distratta e allontanata per circa sei mesi da questo blog, intendo dedicare prossimamente un post che riassuma, non già l'accidentale "casus belli" che ha portato al mio ritiro, quanto piuttosto le mie divergenze ideologiche di fondo rispetto alle molte "presunzioni di verità" che, secondo me, inquinano l'approccio del gruppo ai testi assolutizzando un unico modo di fare narrativa/letteratura rispetto ad altre strade possibili (v. la controversa questione della "distanza autorale" e il ruolo che le "idee" devono giocare in una storia).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per il resto, al momento sono alle prese con il mio terzo romanzo: &lt;em&gt;Storia di una fine&lt;/em&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-5509706299862047037?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/5509706299862047037'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/5509706299862047037'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2009/05/what-women-write-brano-de-il-grande.html' title='WHAT WOMEN WRITE: brano de Il Grande Azzurro selezionato e pubblicato  tra “i migliori incipit”'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-5944008724787731580</id><published>2009-03-11T15:34:00.000-07:00</published><updated>2009-03-11T15:45:05.892-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Testamento biologico'/><title type='text'>OFF TOPIC: testamento biologico</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;A distanza di non molto  tempo dalla morte di Eluana Englaro, nella consapevolezza di avere da sempre delle convinzioni personali ferme e precise riguardo al diritto dell’individuo di decidere per sé, ed eventualmente per i propri cari, quale sia il limite che trasforma un presunto “diritto alla vita” in una “condanna a vivere nonostante tutto” – ai miei occhi più crudele, dogmatica e cieca di qualsiasi atto misericordioso che ponga fine a un’esistenza ridotta al suo paradosso – scelgo di utilizzare eccezionalmente lo spazio di questo blog (ad altro dedicato) per rendere espresse e documentabili le MIE volontà, qualora in futuro dovessi ritrovarmi io stessa in una situazione in qualsiasi modo simile a quella di Eluana e non avessi più la facoltà di esprimere il mio pensiero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora inevitabilmente ignorando se una legge sul testamento biologico verrà finalmente promulgata e quali limitazioni presumibilmente comporterà, mi limito ad esprimente qui ciò che io vorrei e pretenderei per me, per dirimere anticipatamente ogni dubbio in merito, qualora una qualsiasi decisione dovesse essere presa da altri su di me in conformità alla normativa che sarà in quel caso vigente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In sintesi, io NON voglio su di me:&lt;br /&gt;-         nessun accanimento terapeutico;&lt;br /&gt;-         nessuna rianimazione forzata;&lt;br /&gt;-         nessun trattamento di cura o di mantenimento forzato del mio corpo in stato neurovegetativo permanente anche semplicemente mediante idratazione e alimentazione forzata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dirò di più. Desidero che la mia morte possa sopraggiungere con naturalità, in qualsiasi momento il mio corpo biologico verrà sopraffatto dal male interno – o dal trauma esterno - che ne decreterà la compromissione letale, senza essere obbligata a sottopormi a trattamenti medici che rappresentino una qualsiasi “lotta ad oltranza” contro la malattia o il “danno”, quali tentativi di procrastinarmi la vita. Gradirei poter essere assistita, in caso di estrema sofferenza fisica, esclusivamente con un’adeguata terapia del dolore, e ancor di più gradirei – sebbene utopistico – che la legge mi consentisse l’eutanasia, ovvero il suicidio assistito, una volta raggiunto uno stadio terminale, o perfino di irreversibile annichilimento di una (soggettivamente) sufficiente qualità della vita.&lt;br /&gt;Affermo questo coerentemente alla scelta personale, compiuta ormai da parecchi anni, di astenermi perfino dai normali controlli medici che attengono alla medicina preventiva, proprio perché da sempre non sono per nulla desiderosa di prolungare oltre lo stretto necessario (grazie ai vantaggi della prevenzione) il mio soggiorno su questa terra.  Mi rendo anche perfettamente conto che il mio atteggiamento riguardo alla morte rappresenta un’attitudine estrema e quasi incondivisibile, perché sicuramente tendo a vedere nella morte solo la grande “liberazione” da un’avventura umana non scelta, alla quale mi conformo unicamente per  rispetto al Mistero di un possibile Disegno Superiore che mi trascende, ma che non mi permette in alcun modo di adoperarmi per prolungare la mia vita oltre quell’inevitabile che attendo.  E come il “viandante”, che riconosce provvisorio il suo soggiorno e ha ben chiaro di tendere a una meta diversa, mi sono conseguentemente astenuta dal costruirmi legami che mi facessero da zavorra: non ho mai voluto figli e ho avuto difficoltà a vincolarmi in affetti durevoli,  poiché mai mi sono sentita “a casa mia” in questo mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Approfitto peraltro per dichiarare qui – se mai potrà valere qualcosa – anche quello che vorrei per il mio corpo, post mortem.&lt;br /&gt;Innanzi tutto nessun funerale religioso mi sarà mai gradito, poiché la mia “fede” è soggettivamente salda, ma non riconosco il “mio Dio” nel Dio che abita alcuna delle Chiese terrene. E solo al Dio che ho profondamente amato nel silenzio del mio cuore, intendo consegnarmi quando morirò – non a quello venerato con i riti del mondo. Inoltre mi sarebbe gradita la cremazione, poiché non credo alla “resurrezione dei corpi nella carne”, e la vorrei in una cerimonia spoglia, essenziale, povera – senza alcuna spesa superflua che magnifichi un momento irrilevante per chi non c’è più. Vorrei anche il mio corpo nudo, avvolto semplicemente in un lenzuolo bianco, senza orpelli di abiti che alla morte non servono. Altrettanto vorrei, se permessa dalla legge, la dispersione delle mie ceneri – non importa dove. Potendo scegliere: un fiume, l’acqua che scorre, che le porta via. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sarebbe perfetto proprio il nostro Brenta, che attraversa la cittadina amata-odiata alla quale il destino ha voluto riconsegnarmi: Bassano del Grappa. Sulle sue sponde, a soffermarmi ad osservare le sue acque, ho tanto spesso cercato conforto e pace ai travagli della mia vita e del mio cuore. E lì, con quelle acque, mi piacerebbe – solo simbolicamente –  che le mie ceneri potessero andare, verso un “altrove” che non permetta all’uomo di cercare ancora in una tomba, in un’urna o in un luogo, chi è stato e ormai non è più. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-5944008724787731580?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/5944008724787731580'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/5944008724787731580'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2009/03/off-topic-testamento-biologico.html' title='OFF TOPIC: testamento biologico'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-3704932687125325430</id><published>2009-01-19T00:48:00.001-08:00</published><updated>2009-01-27T10:15:36.953-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria a pagamento'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='agenzie letterarie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Concorsi letterari e racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Autopubblicazioni online'/><title type='text'>Parlar di corda in casa dell'impiccato: la mia novella "Il manoscritto inedito"</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Mi sono decisa ieri a mettere sul portale di Neteditor, anche la mia terza novella dello scorso anno: &lt;em&gt;Il manoscritto inedito&lt;/em&gt; (&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.neteditor.it/node/124352"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;http://www.neteditor.it/node/124352&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt; ), completando così il trio dei soli tre racconti del 2008 che il senno di poi non mi ha fatto ripudiare.&lt;br /&gt;E’ una novella fortemente a tema rispetto ai contenuti di questo blog.&lt;br /&gt;In realtà l’avevo scritta, alcuni mesi or sono, proprio “per” postarla qui, come caustica parodia sia dell’aspirante scrittore sia di editori e agenti letterari. Vagheggiavo di postarla come mio congedo da questo blog. Un modo di prendere in giro innanzi tutto me stessa.&lt;br /&gt;Tuttavia il mio congedo tarda a sopraggiungere. Il GA sta probabilmente andando incontro ad una nuova versione e, finché il GA continua a evolversi, anche questo blog continua per me ad avere un senso, come diario di percorso. Nonostante mi renda conto di aver sempre meno cose da dire.&lt;br /&gt;Così, alla fine, ho optato per la soluzione che preferisco: qui ci sono solo le mie riflessioni, mentre i miei testi (almeno quelli “presentabili”) si trovano su Neteditor, segnalati con link per chiunque gradisca leggerli.&lt;br /&gt;Ho tuttavia esitato per un po’ a rendere “pubblica” questa novella, anche per un doppio scrupolo. Da un lato mi sono insorti dubbi su quanto una tale ironia potesse risultare sgradita ai probabili aspiranti autori – come me – che bazzicano questo blog o neteditor; dall’altro mi sono fatta lo scrupolo che il racconto potesse suggerire una mia qualche convinzione che tutti noi scrittori dilettanti meriteremmo attenzione da parte degli editori e che gli editori siano incapaci di valutare gli inediti di qualità. Il che non è. Nel senso che è lungi da me pensare che qualsiasi cosa viene scritta meriti di essere pubblicata e che gli editori non siano capaci di riconoscere l’opera di valore.&lt;br /&gt;Semplicemente intendevo prendere in giro tanto le velleità, spesso esagerate, e i comportamenti inconsulti di noi autori inediti con un romanzo nel cassetto, quanto il mio eterno bersaglio polemico: l’editoria a contributo e il business dell’editing da parte delle agenzie letterarie. Se poi ho forzato un po’ la mano, non facendovi fare una gran bella figura nemmeno all’editoria “seria”, l’ho fatto solo per giocarmi il “paradosso”, ai fini della trama e dell’intento quasi grottesco della storia.&lt;br /&gt;Poiché comunque è indubbio che il protagonista rappresenta una proiezione della sottoscritta, ho fatto il possibile per ridicolizzarlo e distanziarmi da lui. Anche per questo, penso, l’ho voluto collocare al capo opposto d’Italia rispetto a me.&lt;br /&gt;In definitiva, la ritengo una novella che si discosta moltissimo dal mio stile e dalle mie tematiche, ma che ho scritto con infinito godimento. Credo, anzi, che abbia avuto su di me una grande funzione catartica: quella di consentirmi di sputare ancora veleno su editoria a contributo e agenti letterari, e insieme di riuscire a farmi ridere proprio di me stessa. Ignoro tuttavia l’effetto che può avere sugli altri…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La novella risale ancora allo scorso agosto-settembre, ma ha tardato a raggiungere la versione definitiva per via di quattro frasette in dialetto siciliano in essa presenti. Essendo io mezza veneta e mezza milanese, mi ero limitata a formularle col supporto di un corso di dialetto siciliano on line e di un dizionario italiano-palermitano, ma ovviamente senza pretese. Ringrazio quindi della supervisione sul dialetto sia i due primi gentili “correttori” rispettivamente di Palermo e di Trapani, sia Carlo Giannone, alla cui versione ho infine scelto di attenermi, in ragione della sua origine agrigentina, che coincide con quella del mio protagonista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concludo segnalando le recenti migliorie che sono state apportate al portale Neteditor, con la nuova possibilità di poter presentare il testo in formato “giustificato”. Proprio con queste nuove funzionalità il sito si è riconfermato ai miei occhi un’ottima vetrina GRATUITA per qualsiasi testo desideriamo condividere in rete noi poveri “pellegrini”, che un vero editore ancora non l’abbiamo trovato e forse non lo troveremo mai. Chiaramente la possibilità di autopubblicazione, senza alcuna selezione altrui, lascia privi di qualsiasi “bollino di qualità” i testi ivi presenti, ma Neteditor costituisce uno spazio estremamente democratico e votato – almeno ai miei occhi – alla massima libertà di espressione.&lt;br /&gt;Poiché personalmente amo condividere ciò che scrivo piuttosto che lasciarlo in un file del mio pc, preferisco avere in questo modo in rete i miei racconti, almeno accessibili a chiunque abbia voglia di leggerli, piuttosto che rincorrere sparuti concorsi che mi potrebbero far leggere solo da quattro gatti.&lt;br /&gt;Naturalmente questo vale per racconti e poesie. In caso di romanzi, si può ovviamente autopubblicarseli lì a capitoli. Ma è chiaro che a spezzettarli in tal modo l’effetto che ne risulta non è proprio dei migliori - almeno a mio modesto parere. Per &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt; continuo a desiderare altro…&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-3704932687125325430?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/3704932687125325430'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/3704932687125325430'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2009/01/parlar-di-corda-in-casa-dellimpiccato.html' title='Parlar di corda in casa dell&apos;impiccato: la mia novella &quot;Il manoscritto inedito&quot;'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-5428874656760350981</id><published>2009-01-01T02:48:00.000-08:00</published><updated>2009-01-27T10:14:30.517-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Concorsi letterari e racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Autopubblicazioni online'/><title type='text'>Mio ultimo racconto: Per odio e per amore</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Oggi, Capodanno, ho voluto "regalarmi" in questo blog l' "autopubblicazione" online del mio ultimo racconto, &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Per odio e per amore&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;, scritto proprio durante queste feste. E' un racconto che avevo in cuore da molti anni: un'idea che mi era nata al tempo in cui scrivevo poesie, e che rimase allora solo una poesia incompiuta virtualmente destinata alla mia piccola silloge "Con voce d'altri". &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Questo racconto è in fondo un esperimento. L'avevo pensato per presentarlo al laboratorio di scrittura "Io ti racconto" del Forum di &lt;em&gt;Leggendo... scrivendo&lt;/em&gt;, che richiedeva&lt;em&gt; &lt;/em&gt;un racconto scritto in prima persona. Poiché la voce narrante in prima non mi è molto congeniale, ho finito per cercare di distanziarmi da tematiche troppo personali approdando al tema mitologico. E, in fondo, se penso a quanto mi sia cara la Christa Wolf di &lt;em&gt;Cassandra&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Medea&lt;/em&gt;, temo di averla voluta - nel mio piccolo - inconsciamente imitare.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Fedele tuttavia al principio di non appesantire questo blog con "autopubblicazioni" di miei scritti, ho nuovamente fatto ricorso al portale di Neteditor. Il racconto è quindi leggibile all'indirizzo: &lt;a href="http://www.neteditor.it/node/123849"&gt;http://www.neteditor.it/node/123849&lt;/a&gt;. Mi spiace solo che il sito non consenta la formattazione "giustificata" che mi è tanto cara, e che sarebbe stata invece possibile postandolo qui.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Essendo oggi il primo giorno dell'anno spero che questa iniziativa possa essermi di buon auspicio, sul fronte dello scrivere, per l'anno appena iniziato. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;BUON 2009 A TUTTI QUANTI!&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-5428874656760350981?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/5428874656760350981'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/5428874656760350981'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2009/01/mio-ultimo-racconto-per-odio-e-per.html' title='Mio ultimo racconto: Per odio e per amore'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-4562879473929560637</id><published>2008-12-28T01:01:00.000-08:00</published><updated>2008-12-28T02:36:38.750-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Grande Azzurro in cammino...'/><title type='text'>I disservizi delle Poste Italiane: storia di un dattiloscritto in giacenza</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Mi permetto di apportare una doverosa precisazione al post precedente in cui informavo di aver inviato il mio romanzo &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt; al concorso di Mondadori-Donna Moderna “&lt;em&gt;What women write&lt;/em&gt;”. La precisazione consiste in questo: io l’ho, sì, inviato (peraltro come RACCOMANDATA), ancora in data 2 dicembre, ma il plico NON è mai giunto a destinazione.&lt;br /&gt;Per l’esattezza, la mia raccomandata, contenente due copie del romanzo rilegate a spirale in formato libro, giace immobile (e INAMOVIBILE!) dal 5 dicembre presso il Centro Postale di SEGRATE REC. O, perlomeno, di questo mi informa il prezioso servizio online DOVE-QUANDO fornito dalle nostre care Poste Italiane, che ci permette di assistere in diretta alla DISPERSIONE delle nostre raccomandate, ma NON di intervenire a porre in qualche modo rimedio ai disguidi. A quest’ultimo riguardo, infatti, è consentita soltanto una procedura di reclamo piuttosto farraginosa. Farraginosa perché?&lt;br /&gt;Perché il “gentile cliente” (=così le Poste Italiane ci chiamano, anche se non è ben chiaro a quali servizi postali alternativi potremmi fare ricorso, se gradissimo passare ad un miglior fornitore di servizi...) può sì sporgere reclamo, ma solo DOPO che il “danno” si è perpetrato ad oltranza. E qui devo proprio raccontare l’intera vicenda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo che, per quindici giorni, controllo col servizio "Dove-quando" se il mio plico è stato o no consegnato, e dopo averlo visto inesorabilmente giacere IMMOBILE presso il Centro Postale suddetto (proprio lì a Segrate! Cosa mai ci vorrebbe – mi dico – ad affidarlo a un postino per la consegna?) mi decido a contattare telefonicamente il servizio clienti (numero verde: 803.160). Lì concordano con me sul fatto che ci sia stato senz’altro un disguido e mi invitano a rivolgermi all’ufficio postale da cui l’ho spedito per presentare reclamo, come unica possibilità di attivare qualcuno su quella mancata consegna, PERCHE' - mi si spiega - loro non possono far nulla in tal senso!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Così faccio. Ma ecco qui la sorpresa: all’ufficio postale, appena sentono che sono trascorsi SOLTANTO 18 giorni e che la mia raccomandata risulta giacere lì SOLO da 15 giorni, mi dicono che “è impossibile sporgere reclamo” (SIC!), perché bisogna che prima trascorra ALMENO UN MESE (SIC!). &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Questa è appunto, almeno ai miei occhi, la diabolica perversione del sistema. Perché?&lt;br /&gt;Semplice. Perché Voi, care Poste Italiane, avete messo a mia disposizione un interessante servizio, che mi permette di controllare se il mio pacco o la mia raccomandata è giunta o meno a destinazione. Mi permette perfino di vedere DOVE l’itinerario di consegna ha trovato l’intoppo, DOVE giace il plico disperso, DOVE una mano gentile potrebbe andare a cercarlo e restituirlo al suo destino di consegna. Ma quel servizio non mi consente di poter contattare il Centro dove si trova il mio plico, e sollecitare un’azione diretta che risolva il disguido (non sarebbe forse bellissimo poterlo fare?). Non solo. Quando tento di sollecitarne tempestivamente la consegna secondo l’iter consueto della procedura reclamo, mi sento rispondere dai Vostri impiegati che il danno-disguido deve perpetrarsi FINO IN FONDO prima che io abbia il diritto di lamentarmi e/o sollecitarVi. Così, se questo Concorso non avesse scadenza a marzo, ma l’avesse avuta – poniamo - a dicembre, io non avrei potuto fare assolutamente NIENTE per far sì che le Poste Italiane consegnassero, sia pur con ritardo, il plico inviato per un concorso a scadenza. E questo - perdonatemi - è assurdo. Praticamente sarei semplicemente rimasta esclusa dal concorso SOLO PERCHE’ le Poste Italiane non si degnano di prendere in considerazione un reclamo SE non sono passati i 30 giorni canonici. O almeno così hanno asserito i Vostri impiegati. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Ma il bello non finisce qui, poiché a tale risposta dell’impiegato dell’Ufficio postale, ho tentato di spiegare la situazione: concorso, SCADENZA (ebbene sì, lì ho barato sulla data della scadenza, perché mi tornava comodo far riflettere sui limiti della burocrazia), giacenza a Segrate e consegna da effettuarsi a Segrate, ecc..&lt;br /&gt;Cosa mi è stato risposto?&lt;br /&gt;Udite! Udite! Che evidentemente la mia raccomandata giaceva lì, perché la consegna era stata effettuata ma il postino “non aveva trovato nessuno” a cui consegnare il plico, e quindi ha lasciato un avviso di raccomandata perché il destinatario andasse di persona a ritirarlo (SIC!) &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;em&gt;“Ehm… Scusate, signori… Il destinatario, in questo caso, si chiama ARNOLDO MONDADORI EDITORE. Qualcuno di voi mi sta forse dicendo che un postino che passa a consegnare la posta, nei normali orari di consegna della posta, può forse non trovare NESSUNO che possa riceverla in un’azienda delle dimensioni della Mondadori? E quando consegnate allora la posta? DI NOTTE?”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ebbene, non ci crederete! L’impiegato dell’Ufficio Postale ha CONTINUATO a sostenere che, comunque, doveva essere andata così: che la mia raccomandata giaceva nell’ufficio postale in attesa che qualcuno, della Mondadori, andasse a ritirarla, perché al momento della consegna non si era trovato nessuno a riceverla!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;em&gt;“Ehm… Scusate, signori… Voi avete idea del numero di manoscritti che la MONDADORI riceve ogni giorno? Pensate sia verosimile aspettarsi che qualcuno, in Mondadori, si degni di andare di persona a ritirare l’ENNESIMO manoscritto dell’ENNESIMA sconosciuta?”&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Peggio per me, dunque. Non mi è stato detto, ma mi è stato lasciato capire. Visto che sulla possibilità di intervenire in qualche modo a risolvere il problema, non mi si sono date possibilità di sorta. Impossibile perfino richiedere una tempestiva riconsegna al mittente del plico, per poter effettuare una SECONDA spedizione.&lt;br /&gt;Naturalmente non mi sono arresa lì, perché sono proprio queste le cose che mi fanno arrabbiare davvero.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Riguardo al concorso, so di avere ancora tempo davanti prima della scadenza. E ho anche pensato che forse è un segno del destino che quel mio plico si sia bloccato a Segrate: magari è indegno di partecipare, oppure è meglio che attenda il feedback degli ultimi tre nuovi lettori, che magari mi daranno spunti per ulteriori aggiustamenti o revisioni. Magari sono destinata a far giungere alla Mondadori non quella versione, ma una versione ulteriore, che spedirò più avanti, se questa non verrà mai consegnata. Chissà! Ma il disservizio delle Poste Italiane merita comunque, secondo me, di essere ben segnalato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Per questo, appena tornata a casa, mi sono avvalsa di internet per inoltrare COMUNQUE un doppio reclamo: uno servendomi semplicemente dell’indirizzo email di informazioni, l’altro avvalendomi dell’apposito modulo reclamo fornito su internet.&lt;br /&gt;Proprio ieri mi è arrivata risposta (vedasi il “Gentile cliente”, di cui sopra) all’email indirizzata al servizio informazioni (mia email catalogata “Caso 33297454”). Mi si informa che devo avvalermi del modulo reclami disponibile su internet. Esattamente quello che avevo già fatto: il mio reclamo è il numero 6KXS9JP. Oppure telefonare al numero verde 803.160. Già fatto! Ma avevano risposto di non poter né effettuare solleciti né inoltrare reclami.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Giochiamo dunque a passarci la palla?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;So bene come spesso sia opportuno non inviare manoscritti per raccomandata, specialmente se si tratta di piccoli editori. Molti di essi specificano infatti sul sito di inviare solo per posta ordinaria. Ma la Mondadori no. La Mondadori accetta spedizioni per raccomandata ai suoi concorsi. Le suggeriva addirittura per il Premio Urania. In questo non ha specificato se l’invio doveva essere per posta ordinaria o per raccomandata. Io avevo preferito la raccomandata proprio per poter verificare l’avvenuta consegna. La Mondadori NON è l’ufficetto del signor Rossi, che può essere uscito per una commissione proprio quando passa il postino. E questo lo sappiamo tutti. Anche se gli impiegati degli uffici postali sembrano a volte avere davvero una mente un po' tarda, o comunque poco flessibile, almeno dalle mie parti. E pretendono che gli adulti credano ancora alle favole, per schermirsi riguardo ai loro disservizi. Questo fa irritare moltissimo il "gentile cliente". O almeno irrita me. E mi rende assai poco "gentile".&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;E’ degno di menzione che quando spedii il romanzo al Premio Urania, l’ufficio postale da cui stavo effettuando l’invio NON voleva accettare il pacco perché “mancava la via" del destinatario. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Sul bando del concorso l’indirizzo figurava infatti semplicemente come: Arnoldo Mondadori Editore – 20090 SEGRATE (MI).&lt;br /&gt;Cosa importa se ogni persona, postino compreso, che vive a Segrate sa benissimo DOVE si trova la Mondadori? Mancava la via e il pacco non poteva essere accettato.&lt;br /&gt;Questa volta però mi ero premunita: avevo scritto a chiare lettere anche i nome della via. Qual è? E’ VIA MONDADORI 1. Guarda un po’! Forse il postino è tenuto a sapere dove si trova “Via Mondadori” MA non dove si trovi l’omonima Casa Editrice?&lt;br /&gt;Quando avevo telefonato in Mondadori per chiedere conferma della via cui indirizzare il plico, spiegando la cocciutaggine dimostrata al riguardo dall’ufficio postale a cui mi ero rivolta, quasi non ci potevano credere… Ma era vero. Venite, venite a Bassano del Grappa, e provate a spedire un pacco o una raccomandata alla Mondadori senza precisare il nome della via! Venite e provate! Ti riconsegnano il plico e ti dicono: “Senza l’indirizzo completo non possiamo accettarlo”.&lt;br /&gt;Sarà lo stesso anche il giorno in cui volessi spedire una lettera raccomandata al Papa o al Presidente della Repubblica? Oppure me l’accetteranno e poi la lascieranno in giacenza al più vicino ufficio postale, assicurandomi di aver tentato di consegnarla ma che, purtroppo,&lt;em&gt; in casa non hanno trovato nessuno,&lt;/em&gt; e dunque hanno lasciato un "avviso" perché il Papa, o il Presidente della Repubblica, si recasse di persona a ritirarla al loro ufficio postale? E' dunque così che funziona?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Per inciso, questa è la TERZA raccomandata che le Poste Italiane mi smarriscono nel corso degli anni. Una di queste era quella contenente la mia tesi di dottorato inviata ad uno dei membri della commissione d'esame. C'è mancato pochissimo che la mancata ricezione non comportasse l'annullamento della discussione della tesi, già fissata a Roma, al Ministero, in data definita con cospicuo anticipo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;In un QUARTO caso, invece, come destinataria, non ricevetti mai la raccomandata con cui mi si informava che il mio "romanzo breve" aveva vinto il Premio letterario Penna d'Autore d'Oro. Grazie a tale disservizio non potei presenziare alla premiazione, in quanto fui informata telefonicamente della cosa da parte degli organizzatori solo un mese più tardi. Si domandavano appunto come mai "la vincitrice" non si fosse presentata né avesse dato proprie notizie...&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;La mia discussione di dottorato fu nel lontano 1993, il Premio Penna d'Autore d'Oro cui partecipai fu nel 1997. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Ora invece le Poste Italiane ci hanno fornito del loro servizio online "Dove-quando". Trovo tuttavia molto significativo constatare come un tale servizio si limiti a fornirci l'informazione sui disservizi, MA NON ci consenta in alcun modo di attivarci perché qualcuno provveda a porvi rimedio. E non vedo alcuna volontà di porvi rimedio da parte di chi DOVREBBE occuparsi della cosa. E' soprattutto questo che risulta allarmante.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;P.S. Per maggior chiarezza, riassumo in queste celebri parole il mio pensiero: "&lt;em&gt;Errare è umano, persevare nell'errore è diabolico&lt;/em&gt;". &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Io non mi aspetto che non si verifichino mai disguidi nella consegna della posta, mi aspetto SOLTANTO che quando un evidente disguido viene segnalato vi sia qualcuno disposto ad intervenire per "minimizzare" il danno. E ritengo questa mia aspettativa legittima. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-4562879473929560637?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://eglerghinato.blogspot.com/feeds/4562879473929560637/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4489912044146423200&amp;postID=4562879473929560637' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/4562879473929560637'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/4562879473929560637'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/12/i-disservizi-delle-poste-italiane.html' title='I disservizi delle Poste Italiane: storia di un dattiloscritto in giacenza'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-1182387174244148021</id><published>2008-12-14T09:18:00.000-08:00</published><updated>2008-12-14T09:23:59.023-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Citazioni'/><title type='text'>Cosa ci piace leggere</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Affinità&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Proviamo affinità con un certo pensatore perché siamo d’accordo con lui; o perché ci presenta quello che stavamo già pensando; o perché ci presenta in forma più articolata proprio quello che noi stavamo già pensando; o perché ci presenta quello che eravamo sul punto di pensare; o quello che prima o poi avremmo comunque pensato; o quello che avremmo pensato solo in futuro, se non l’avessimo letto ora; o quello che sarebbe stato probabile che un giorno pensassimo, ma che non avremmo mai pensato se non l’avessimo letto ora; o quello che ci sarebbe piaciuto pensare, ma che non avremmo mai pensato se non l’avessimo letto ora&lt;/em&gt; (trad mia).&lt;br /&gt;Lydia Davis&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-1182387174244148021?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/1182387174244148021'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/1182387174244148021'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/12/cosa-ci-piace-leggere.html' title='Cosa ci piace leggere'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-6367344238701337764</id><published>2008-12-05T12:25:00.000-08:00</published><updated>2008-12-05T12:29:50.395-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Grande Azzurro in cammino...'/><title type='text'>Passi recenti</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il GA sonnecchia nel suo limbo d’attesa dopo ulteriori aggiustamenti apportati sull’ultima versione a seguito dei preziosissimi spunti offerti da altra aspirante autrice, con cui sono recentemente venuta in contatto proprio grazie a questo blog. La sua lettura mi ha dato infatti l’occasione di riconsiderare in direzione un po’ più “futuristica” alcune delle tecnologie presentate en passant nel romanzo e probabilmente troppo “datate” per quell’ambiente. I suggerimenti ricevuti mi hanno dunque permesso di far meglio decollare la fantasia in direzione fantascientifica, ricamando sul testo rifiniture più consone ai probabili sviluppi futuri dell’attuale informatizzazione e dandomi peraltro l’opportunità, attraverso la revisione, di ritoccare qua e là anche qualche altro dettaglio a livello stilistico e contenutistico. Non considero tuttavia quest’ultima come una nuova versione del romanzo, ma solo il perfezionamento della precedente, poiché nella sostanza il testo resta immutato.&lt;br /&gt;Mentre l’Editore Nottetempo continua a tacere (ma i tempi preannunciati erano di 9 mesi e siamo ancora lontani dalla scadenza), ho intanto osato nelle ultime settimane quanto mi ero fin qui astenuta dal fare perché convinta che si trattasse solo di fatica sprecata: il tentativo di contatto con i grandi colossi editoriali.&lt;br /&gt;La decisione di non lasciare intentata questa via pur alquanto chimerica mi è venuta dalla lettura di un post di anonimo autore, scovato casualmente in uno dei molti forum a tema letterario. Quale voce fuori dal coro rispetto al consiglio che viene generalmente dispensato agli esordienti di rinunciare in partenza a nutrire speranze sugli editori che fanno parte dei tre grandi Gruppi (Mondadori, RCS libri e Mauri Spagnol), per rivolgersi esclusivamente alla piccola e media editoria, ho qui trovato il consiglio esattamente opposto, corredato anche di specifiche segnalazioni su quali delle grandi Case Editrici accettino effettivamente in lettura manoscritti di esordienti. Si veda dunque al riguardo:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20070311163004AAqMzbM"&gt;http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20070311163004AAqMzbM&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;In realtà, proprio perché titubante rispetto a quanto editori di tal calibro possano effettivamente valutare il manoscritto di un esordiente sconosciuto che non viene presentato da agenti letterari, ho optato per una soluzione di compromesso: tentare il contatto con sola email di presentazione stringata del romanzo (=senza inserire allegati, sperando così di incoraggiare almeno la lettura della email). E poiché resto convinta che è sicuramente ben difficile interessare alla lettura del testo integrale mediante una sintesi di poche righe e un breve incipit, ho optato per una email con approccio che mi pareva – almeno nella mia sprovvedutezza – potesse almeno risultare un po’ “fuori dal comune”. Chiaramente l’intento prefissato era semplicemente quello di attirare l’attenzione, per ottenere l’autorizzazione ad inviare il testo integrale in lettura.&lt;br /&gt;In realtà gli approcci sono stati propriamente due, differenziati a mo’ di esperimento. In un caso ho approfittato della recente pubblicazione della mia prima traduzione letteraria (William Le Queux, &lt;em&gt;Il mistero del raggio verde&lt;/em&gt;, Edizioni della Vigna, di cui si parla attualmente anche sul Corriere della Fantascienza: &lt;a href="http://www.fantascienza.com/magazine/notizie/11644/il-mistero-del-raggio-ver"&gt;http://www.fantascienza.com/magazine/notizie/11644/il-mistero-del-raggio-ver&lt;/a&gt;) per tentare di propormi innanzitutto come TRADUTTRICE (pensando, forse erroneamente, che il numero degli aspiranti traduttori sia inferiore a quello degli aspiranti autori, e che quindi l’oggetto: “autocandidatura per traduzioni” potesse incoraggiare la lettura dell’email meglio di quello di “proposta editoriale”…). Chiaramente ho visto bene di cogliere l’occasione per segnalare anche il mio romanzo inedito mediante incipit e sua sintesi stringata (con enunciazione dell’idea portante del romanzo, che non trova spazio nella sintesi presentata in questo blog, in quanto rivela un elemento fondamentale della trama). Ho già ricevuto immediata e cortese risposta negativa da Editrice NORD, mentre gli altri due editori ancora tacciono (e forse nemmeno risponderanno mai).&lt;br /&gt;L’altro approccio tentato è quello che mi fa veramente arrossire…&lt;br /&gt;Devo dire che questa folle idea mi era venuta pensando a come scrivere una lettera alla Mondadori, e si sa che quando ci si propone un’impresa praticamente impossibile si può arrivare a dar fondo a tutta la propria fantasia, nel tentativo di inventarsi un modo per “distinguersi” all’insegna del “non ho niente da perdere”, visto che le possibilità di far centro sono praticamente inesistenti…&lt;br /&gt;Tuttavia una telefonata preliminare alla Mondadori, mi ha fatto scoprire che nemmeno una semplice lettera o un’email hanno attualmente possibilità di essere lette dalla redazione, perché mi si è detto che hanno in giacenza, in attesa di valutazione, 400 dattiloscritti. Tengo peraltro a sottolineare che, contrariamente a quanto mi aspettassi, ho trovato a rispondere al numero telefonico segnalato sul sito per informazioni sull’invio manoscritti una persona estremamente gentile, che si è premurata comunque a darmi la possibilità di collocarmi in una sorta di “lista d’attesa” nel momento in cui ho saggiato l’eventualità di ricontattarli più avanti (non perché intenzionata a farlo, ma perché curiosa di capire come funzionasse la cosa). Nel senso che mi ha gentilmente invitata a rammentarle che avevo già chiamato in data attuale, qualora avessi davvero atteso per la possibilità di contatto, richiamando verso febbraio-marzo, in modo tale (mi è parso di capire) da poter godere di una sorta di “diritto di precedenza”. In ogni caso ho molto apprezzato insieme all’ovvio consiglio di provare a sentire intanto altri editori, l’esplicita messa in guardia contro gli editori a pagamento. Trovo infatti molto significativo il fatto che l’incaricata a rispondere alle chiamate dei vari aspiranti esordiente si premuri di sconsigliare lo sprovveduto autore dall’affidarsi ad editori che gli fanno sostenere costi per la pubblicazione. La cosa infatti non ha fatto altro che riconfermarmi su quanto penso da sempre al riguardo.&lt;br /&gt;Devo anche dire che, anziché essere liquidata frettolosamente come l’ennesima telefonata-seccatura, la signora ha cercato di capire che genere di romanzo avessi scritto e di indicarmi soluzioni alternative alla mia speranza di sottoporre loro una lettera di presentazione del testo. Mi ha infatti suggerito innanzitutto di partecipare al loro Premio Urania, e poi, a fronte di mia precisazione che non ritengo il mio testo adatto a quel concorso, mi ha suggerito il nuovo concorso What Women Write, incoraggiandomi a parteciparvi proprio in funzione del fatto che per quel concorso (della Mondadori, in collaborazione con Donna Moderna) è stata istituita apposita commissione di lettura.&lt;br /&gt;Personalmente avevo di primo acchito escluso di parteciparvi, perché anche in quel caso il mio testo non mi pare possa aspirare ad essere particolarmente rappresentativo di ciò che scrivono le donne oggi (soprattutto visto il tema e il genere del mio romanzo). Tuttavia ho poi riconsiderato la cosa alla luce del fatto che può essere almeno un modo per “farsi leggere” da esperti, e ho quindi finito per spedire qualche giorno fa le due copie richieste, pur senza particolari aspettative.&lt;br /&gt;Comunque, esclusa dunque la possibilità di un qualsiasi contatto diretto col gigante degli editori, ho deciso di riformulare la famigerata lettera già abbozzata per riconvertirla in direzione di altri 3 editori dalla fama non meno allettante.&lt;br /&gt;Confesso che esito a menzionare la cosa su questo blog, ma ho voluto questo spazio e lo voglio tuttora come il mio diario di bordo, e non desidero dunque tacere la mia piccola follia, anche se farò sicuramente sorridere chi legge…&lt;br /&gt;Insomma il mio “esperimento” (solo di questo si è trattato appunto) è stato di inviare, anziché la normale sinossi del romanzo, un sorta di fittizia (e lusinghiera) “recensione” del mio romanzo, scritta in terza persona e in un ipotetico (e improbabile) FUTURO in cui la casa editrice in questione “ha pubblicato” Il Grande Azzurro!&lt;br /&gt;La mia idea era cioè di presentar loro come “realtà già realizzata” l’improbabile scelta del mio romanzo come opera da loro pubblicabile, e di argomentare così su tutti i punti di forza del romanzo, evidenziando le ragioni per cui tale grande editore avrebbe deciso di “scommettere” su una sconosciuta esordiente. E chiaramente ho lasciato andare la mano ad illustrare tutte le ragioni per cui il GA “merita” di essere letto, trattando il mio romanzo nel cassetto COME FOSSE il nuovo best-seller.&lt;br /&gt;Breve saggio delle risorse immaginative dell’autrice di un romanzo fantastico, quale è appunto il GA?&lt;br /&gt;Mah! L’idea era un po’ questa. Il mio intento era quello di sorprendere, magari far sorridere ma – se possibile – intrigare. Ricevere l’autorizzazione ad inviare in lettura il testo integrale ad uno di questi Grandi Editori lo considererei già un traguardo, anche se poi la cosa non avesse alcun seguito. Ma è più probabile che la mia sia stata solo pura follia. Verosimilmente sarò parsa soltanto come il perfetto prototipo dell’autrice dilettante e spaventosamente megalomane, da cui è meglio tenersi lontani come ci si tiene lontani dagli squilibrati. In effetti, a una settimana di distanza, nessuna risposta mi è giunta. Forse non è un tipo di lettera che merita una risposta, sospetto.&lt;br /&gt;Diciamo allora che ho semplicemente voluto fare il mio tentativo. Procedere per tentativi ed errori è in fondo l’unica via che abbiamo quando non sappiamo quale sia la strada giusta. Posto che una strada giusta esista. E, se esiste, sarà davvero la stessa per ognuno di noi?&lt;br /&gt;Io me lo chiedo e tendo a pensare di no. Per questo preferisco tenermi il rammarico del probabile pessimo biglietto da visita che mi sono giocata, piuttosto che conservare il rimpianto di un “E se ci avessi provato?”.&lt;br /&gt;Scriveva Emily Dickinson:&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;em&gt;Poiché non so quando giungerà l’alba&lt;br /&gt;apro tutte le porte,&lt;br /&gt;o forse possiede penne, come un uccello,&lt;br /&gt;o frangenti, come una spiaggia?&lt;/em&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-6367344238701337764?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/6367344238701337764'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/6367344238701337764'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/12/passi-recenti.html' title='Passi recenti'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-7356461501492693362</id><published>2008-11-02T06:51:00.000-08:00</published><updated>2008-11-02T07:34:56.788-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria a pagamento'/><title type='text'>Editori: altre trappole</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;L'altro giorno stavo per aggiungere un nuovo nome alla mia "lista bianca" editori: Enrico Folci Editore. Visitando il suo sito vedevo scritto a caratteri cubitali che non si richiede alcun contributo agli autori e che sussiste disponibilità a prendere in considerazione esordienti. Per di più vedevo esposta sul sito la bozza del contratto di pubblicazione proposto. Che volere di più?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Solo per uno scrupolo sono andata a controllare come il suddetto editore compariva nella preziosa lista de Il Rifugio degli Esordienti. Con mio stupore vi ho trovato l'inquietante dicitura: "Possibilità di richiesta di contributo". Questa dicitura mi ha indotta a meglio approfondire, cercando in internet altre notizie su questo editore.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sono così incappata in un forum (&lt;a href="http://www.pennadoca.net/forum/viewtopic.php?f=8&amp;amp;t=1662"&gt;http://www.pennadoca.net/forum/viewtopic.php?f=8&amp;amp;t=1662&lt;/a&gt;) dove ho trovato il link ad un intervento dell'editore stesso, che ritengo opportuno segnalarvi, contando di non dispiacere affatto all'editore, visto che il post sembra averlo inserito proprio lui:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/blockquote&gt;"Stiamo cercando giovani autori emergenti interessati alla pubblicazione con la nostra casa editrice. Premetto che non si tratta di un editore a pagamento, non verranno richiesti soldi all'autore, inoltre l'editore si impegna a stampare 1000 copie del libro e a distribuirle su territorio nazionale. E' però richiesto l'ingresso in un progetto letterario sponsorizzato dalla casa editrice, in modo che questa possa sostenersi (è vero, per gli scrittori è dura pubblicare, ma è dura anche per una piccola casa editrice veramente appassionata a rilanciare la scrittura made in italy sopravvivere in mezzo alle major), e comunque in modo da garantire agli stessi autori di essere conosciuti in modo più efficace. &lt;strong&gt;In pratica si richiede all'autore di trovare 20 persone che si abbonino al catalogo della casa editrice: queste 20 persone si impegnano ad acquistare un libro al mese dal catalogo di loro gradimento&lt;/strong&gt; (una specie di "notizie letterarie") o altrimenti a comprare il libro del mese proposto dall'editore. Naturalmente dal contratto si può recedere in qualsiasi momento senza alcun problema. Questa soluzione, se vogliamo dire "di compromesso", per ora si è resa necessaria per non soccombere e comunque garantisce all'autore per un fatto statistico (perchè ogni autore porta 20 abbonati) un certo numero di copie vendute da catalogo, cui comunque si affiancano le vendite tramite canali tradizionali. Io ho visto che voi siete sempre in cerca di collaboratori, non so se potrà interessarvi suggerirmi a qualcuno dei vostri autori. Ad ogni modo per ogni curiosità non esitate a contattarmi a questo indirizzo &lt;/em&gt;&lt;a href="mailto:edizionienricofolci@gmail.com"&gt;&lt;em&gt;edizionienricofolci@gmail.com&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;" (&lt;a href="http://www.pennadoca.net/forum/viewtopic.php?t=1436&amp;amp;sid=196d8024dfdb1d06ceb5b83b0097658a"&gt;http://www.pennadoca.net/forum/viewtopic.php?t=1436&amp;amp;sid=196d8024dfdb1d06ceb5b83b0097658a&lt;/a&gt; )&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;Più sotto ho trovato l'intervento di un'autrice che raccontava la sua esperienza personale con questo editore. Non sono ovviamente in grado di valutare l'attendibilità della testimonianza, ma poiché ritengo che non nuoccia tenere in conto le altrui esperienze, ne approfitto qui per limitarmi a citare il post:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;em&gt;"Anche se con ritardo voglio dare il mio personale contributo sperando che sia illuminante anche per gli altri autori. Ho avuto anch'io la mia esperienza con Enrico Folci Editore ed è stata non negativa, ma pessima. Dopo circa un mese dall'invio del manoscritto mi ha contattato per e mail lodando il mio lavoro e dicendo che se ero d'accordo mi sottoponeva il contratto. Firmato il contratto in cui lui si accollava tutte le spese per la pubblicazione del libro, la pubblicità e tutto ciò che era necessario scriveva (sempre sul contratto) che il romanzo sarebbe stato pubbicato entro il 30 settembre (il contratto portava la data di marzo). Dopo di ciò il buio più completo finchè il 15 Agosto (notate la data) alle 16,00 mi arriva una mail di una sua collaboratrice in cui punto per punto mi demolisce il lavoro. Non salva nulla! Mi fa solo i complimenti per l'italiano... La chiamo e chiedo spiegazioni, mi dice che lo fa per il mio bene e mi consiglia di "prendermi una lunga pausa di riflessione non letteraria ma di vita" (testuali parole) le rispondo che non si può permettere una risposta del genere e la invito io, molto educatamente, a prendersi una lunga vacanza in quel paese. Passa neanche una settimana che mi contatta l'umano Enrico Folci, si proprio lui in ciccia e ossa, e &lt;strong&gt;mi chiede con voce angelica se sono disposta a fare un filmato pubblicitario professionale alla modica cifra di 1200 euro&lt;/strong&gt;, un'occasione da non perdere, per presentare il mio libro così lui lo manderà in onda sulla sua web TV. Resto interdetta, poi mi riprendo e gli rispondo che se il mio romanzo è quello schifo che ha detto la sua collaboratrice che devo pubblicizzare? Poi gli ricordo che il lavoro era lo stesso per cui mi hanno fatto firmare il contratto, forse sono dislessici o soffrono di Alzhaimer? Lui si para dicendo che sono consigli che mi hanno dato per esigenze di mercato ed io gli ribatto che se lo riscrivano da loro un romanzo come vogliono il mio è così prendere o lasciare. Conclusione mi ricontattano per e mail &lt;strong&gt;offrendomi la partecipazione sempre a prezzo di favore perchè sono una loro autrice (?) ad un corso di scrittura creativa di una settimana per 500 euro&lt;/strong&gt;. Ed io neanche gli rispondo. Ah nel frattempo da marzo a settembre sul loro sito c'era già il titolo per chi voleva prenotarlo del mio lavoro e il prezzo, ovviamente mancava la copertina ancora... Volete sapere com'è finita? E' passato ormai qualche anno ed un paio di mesi fa ho chiesto lo scioglimento anticipato del contratto per gravi inadempienze da parte dell'editore in quanto non aveva rispettato le clausole del contratto che prevedevano la pubblicazione entro il 30 settembre e l'invio dei rendiconti semestrali delle vendite del mio libro (in caso lo avessero pubblicato con dei pezzi riscritti da loro). Gli ho dato tempo cinque giorni lavorativi dalla data di ricezione della Raccomandata A.R. per fare ricorso o interrompere i termini ma per fortuna se ne è astenuto però si è degnato di rimandarmi la ricevuta di ritorno dopo un mese. Ma finalmente il dado lo avevo tratto e glielo avrei volentieri rotto in testa!" &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;Naturalmente NON mi sognerei mai di paragonare ad un "contributo per le spese di pubblicazione" né la condizione richiesta all'autore di procurare 20 abbonamenti al catalogo dell'editore (=autore che si trasforma in promoter non retribuito per l'editore: molto geniale!) né tantomeno di equiparare a "contributo per la pubblicazione" l'OPZIONE (giacché di opzione indubbiamente si tratta) di "investire" sul proprio testo con l'acquisto di un filmato pubblicitario da 1200 euro o di investire sulla propria formazione letteraria con la partecipazione ad un corso di scrittura creativa del costo di 500 euro. Tuttavia ho ritenuto che questi piccoli "dettagli" bastassero ad escludere l'inclusione del nome di Enrico Folci Editore tra quelli selezionati per la "mia" striminzita "lista bianca". &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-7356461501492693362?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/7356461501492693362'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/7356461501492693362'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/11/editori-altre-trappole.html' title='Editori: altre trappole'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-2929849729208633404</id><published>2008-10-16T03:08:00.000-07:00</published><updated>2008-11-02T07:38:44.099-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria a pagamento'/><title type='text'>Editori a pagamento "travestiti"</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Negli ultimi tempi ho finito per trascurare un pochino questo blog, piacevolmente distratta dalle discussioni che ho trovato nel forum di LEGGENDO…SCRIVENDO (&lt;a href="http://www.leggendoscrivendo.it/home.htm"&gt;http://www.leggendoscrivendo.it/home.htm&lt;/a&gt;), soprattutto per l’interesse suscitatomi dalla questione della “distanza autorale”, lì ampiamente dibattuta.&lt;br /&gt;Proprio in occasione delle mie molte visite a quel forum mi sono imbattuta in una messa in guardia da parte di LILLI LUINI su un altro possibile trabocchetto dell’editoria a pagamento, di cui confesso che non ero al corrente.&lt;br /&gt;Mi limito a citare qui sotto il passo in questione, che mi sembra segnali un espediente interessante (da tener ben presente per non “abboccare”): &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;“&lt;em&gt;Ci sono editori molto gettonati dagli autori nuovi che pubblicano chiedendo "soltanto" la tassa di segreteria (in genere 250 euro + Iva) ma nel contratto ci sono clausoline micidiali. Del tipo "se dopo 24 mesi, l'editore giudicherà il libro difficilmente smerciabile, l'autore si impegna a comprare almeno tot copie al prezzo di copertina scontato del tot %". Ecco, se c'è questa clausolina, prepara i soldi: è il contributo "post pubblicazione". Perchè il tuo editore non smercerà una sola copia, allungherà i tempi degli ordini fino a che la libreria (che tu hai contattato, pregato eccetera perchè loro non fanno nulla, uguale uguale agli editori a pagamento) si stuferà, ti chiamerà e dirà "il tuo libro non si trova". Perchè mai vendere alle librerie, scontato uguale, con incassi chissà quando se c'è un bell'autore che ti paga anticipatamente e tutto, basta aspettare 24 mesi? Non firmare MAI cose del genere.”&lt;/em&gt; (Lilli Luini, in &lt;a href="http://www.leggendoscrivendo.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=1990"&gt;http://www.leggendoscrivendo.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=1990&lt;/a&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-2929849729208633404?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://eglerghinato.blogspot.com/feeds/2929849729208633404/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4489912044146423200&amp;postID=2929849729208633404' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/2929849729208633404'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/2929849729208633404'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/10/editori-pagamento-travestiti.html' title='Editori a pagamento &quot;travestiti&quot;'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-2811470035293984930</id><published>2008-10-14T09:19:00.000-07:00</published><updated>2008-10-14T10:08:03.589-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Grande Azzurro in cammino...'/><title type='text'>Lettera di presentazione del GA a Nottetempo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Mentre resto in attesa della valutazione della Casa editrice Nottetempo su &lt;em&gt;Il Grande Azzurro &lt;/em&gt;(i tempi di valutazione dichiarati sono di circa 9 mesi), fedele al mio intento di fare di questo blog la cronaca in diretta dei miei tentativi di ricerca di un editore, riporto qui il testo integrale della lettera di accompagnamento con cui l'ho inviato in lettura a Nottetempo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ovviamente ignoro se una lettera di presentazione così lunga e dettagliata finisca per suscitare solo un'impressione negativa. Nei 5 invii delle versioni precedenti del romanzo ad altri editori avevo preferito ricorrere a lettere di accompagnamento molto più sintetiche e "canoniche". In questo caso ho provato a "giocarmi" in maniera diversa, anche per via del mio '"errore strategico" di aver spedito loro in visione una mia novella subito dopo aver appurato che il genere fantastico/fantascientifico non sembrava rientrare nella loro linea editoriale Avevo infatti appena spedito la novella (perché convinta che il romanzo non interessasse) quando mi è giunta da parte dell'editore l'email di risposta al mio invio di una brevissima sinossi+ incipit del GA, con cui mi si informava che potevo sottoporre loro in formato cartaceo il testo integrale. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Inutile dire che, non sapendo quale tipo di lettera di accompagnamento sia gradita agli editori, mi trovo a procedere per tentativi ed errori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;Spett. NOTTETEMPO,&lt;br /&gt;Vi invio questo mio romanzo inedito d’esordio, intitolato Il Grande Azzurro, a seguito del breve interscambio di email intercorso con Voi alcune settimane or sono, mediante il quale avevo cercato di informarmi sulla possibile compatibilità del testo con la Vostra linea editoriale (allego email intercorse).&lt;br /&gt;Questo romanzo ha una sua storia piuttosto lunga, poiché è giunto ormai alla sua SESTA versione, a partire da una prima stesura risalente ancora al lontano 1995. Non ho trascorso – grazie a Dio! – tutti questi anni a riscrivere il romanzo, come invece ho fatto fare al protagonista della novella (&lt;em&gt;Il manoscritto inedito&lt;/em&gt;) che nel frattempo avevo provato ad inviarVi pensando alla Vs collana I SASSI, quando temevo che non avreste comunque accettato, per problemi di genere, il romanzo in lettura (e spero tanto che i contenuti di quella novella non Vi abbiano maldisposti nei miei riguardi…). Semplicemente avevo scritto le due prime versioni del romanzo tra il 1995 e il 1996: storia “visionaria”, originata da un sogno ad occhi aperti del dormiveglia, innescato da una notizia riferitami in quei giorni da un amico, che mi riportò alla mente un trafiletto di cronaca letto molti anni prima.&lt;br /&gt;Fu il mio partner di allora ad insistere perché scrivessi quella storia “sognata” che mi ero trovata a narrargli. Già mi dilettavo a scrivere, ma a quel tempo − a parte gli articoli di ricerca del dottorato − quasi esclusivamente poesie. Poi rivedemmo insieme il testo, e da lì procedetti alla seconda stesura: si trattava di una trama molto diversa dall’attuale, priva di qualsiasi ambientazione geografica, con narrazione in prima persona da parte di una protagonista senza nome. Feci allora qualche ingenuo tentativo di invio del romanzo alle “grandi” Case Editrici, e presto riposi il tutto nel cassetto, insieme alle mie velleità di scrittura, a seguito della dolorosa rottura intervenuta nella mia storia di coppia, che mi rendeva oltremodo difficile ripensare ancora a quel testo, tanto associato per me al mio ex-compagno. Sono così trascorsi dieci anni senza che ci pensassi più. E’ stato solo quando, nel 2006, mi sono trovata a portare a termine un altro romanzo (L’appuntamento − tuttora nel cassetto senza seri tentativi di pubblicazione, perché sono pienamente consapevole della sua difficile “spendibilità”) che mi sono ritrovata a riprendere in mano il mio vecchio dattiloscritto. A distanza di tanti anni l’ho trovato scritto in modo raccapricciante, e tuttavia ancora mi è parso che la “storia” – ovvero l’idea – potesse essere buona. È dunque così che negli ultimi due anni mi sono dedicata intensamente a riscrivere, far leggere (editing amatoriali – attraverso contatti email con altri esordienti o aspiranti tali) e di nuovo riscrivere &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt;, sforzandomi in tutti modi di arrivare ad una versione “pubblicabile”. I cambiamenti apportati sono stati innumerevoli, sia a livello di contenuti che di forma. La quarta versione (molto diversa dall’attuale), spedita simultaneamente a FAZI, FANUCCI, SIRONI e MARCOS Y MARCOS, ottenne a distanza di soli 2 giorni dalla sua ricezione l’interessamento di Giulio Mozzi (consulente editoriale di Sironi), che mi contattò telefonicamente e mi volle incontrare. Non si trattò di una proposta di pubblicazione (Mozzi fu chiarissimo fin dal principio su questo punto), ma mi offrì preziosissimi spunti di revisione. I miei contatti con lui sembrano però giunti a un epilogo (non sono brava nelle public relations e mi astengo dall’assillare le persone), dopo che gli ho sottoposto in lettura la quinta versione, sulla quale ho ottenuto, insieme alla promessa non mantenuta di farsi risentire più diffusamente dopo il 13 agosto, il seguente verdetto per email:&lt;br /&gt;“Ho finalmente letta la nuova versione del "Grande Azzurro". L'impressione, le confesso, è che ci siano dei miglioramenti - ma non decisivi.”&lt;br /&gt;Il suo perdurante silenzio mi ha confermato una “soglia di qualità” evidentemente non raggiunta, e così ho proseguito a rivedere altre cose, grazie a nuovi spunti fornitimi da altri editing amatoriali. Ed eccomi quindi alla sesta versione, che non oso più ri-sottoporgli e che dunque questa volta inoltro a Voi.&lt;br /&gt;Perché Voi?&lt;br /&gt;Certamente perché ho “perduto” Giulio Mozzi, a cui tenevo molto ma con cui temo di essermi giocata molto male (serbandogli tuttavia immensa riconoscenza). Ma a parte questo, con gli editori, non mi muovo “a pioggia”. Forse è giusto, forse è sbagliato − non lo so…&lt;br /&gt;Di Vostri libri ho letto soltanto LA FORTEZZA di Hasz (trovato in libreria a Bassano del Grappa! – cosa che Vi ha fatto “brillare” ai miei occhi…) e sbirciato gli altri. Questo libro di Hasz − che però NON è il romanzo di un esordiente − mi ha dato la speranza che poteste non disdegnare la trama del mio romanzo. Lo so che il paragone tra il mio scritto e quello splendido romanzo è, non solo presuntuoso, ma probabilmente improprio e azzardato (la mia ambientazione fantascientifica è altra cosa rispetto al surrealismo di Hasz), tuttavia nella sorpresa di scoprire il totale sovvertimento di stile di vita e valori militari entro la sua “fortezza impossibile”, ho soggettivamente avvertito − al di là degli echi di Buzzati − anche una qualche analogia con il ribaltamento di aspettative e valori realizzato nel mio “mondo impossibile”. Resta infatti che, a considerare solo gli altri titoli della Vs collana di narrativa avrei probabilmente concluso che non ci fosse COMUNQUE spazio per un romanzo come &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt; entro la vostra linea editoriale. Il surrealismo di Hasz mi ha invece aperto quel dubbio che mi ha indotta a saggiare meglio le Vostre preferenze attraverso email.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt; è infatti, a mio avviso, un romanzo di difficile collocazione di genere: nei primissimi capitoli ricorda forse vagamente il Dan Brown de &lt;em&gt;La verità del&lt;/em&gt; &lt;em&gt;ghiaccio&lt;/em&gt; e subito dopo pare confondersi con un romanzo di fantascienza. In realtà, secondo me, non è né l’uno né l’altro. Vi è un doppio climax: ai capitoli 24 e 45 (capitoli essenziali per la comprensione della storia, insieme al capitolo 30 che spiega il titolo). La narrazione è marcatamente &lt;em&gt;plot-centered&lt;/em&gt;, a ritmo serrato, centrata su fatti, dialoghi e “colpi di scena”, con un periodare essenziale. Ma il messaggio vorrebbe essere “profondo”, sovvertendo le aspettative della fantascienza e proponendo spunti di riflessione che penso esulino anche dalla cosiddetta narrativa di mero intrattenimento. C’è quindi un motivo per cui non lo sto proponendo ad editori specializzati nel settore fantascientifico (escluso il precedente tentativo della quarta versione con Fanucci). Infatti, pur avendo di recente esordito con la mia PRIMA traduzione dall’inglese di un romanzo (William Le Queux, &lt;em&gt;Il mistero del raggio verde,&lt;/em&gt; di prossima pubblicazione) proprio per un piccolo editore specializzato in narrativa fantastico/fantascientifica (Della Vigna edizioni), NON gli ho mai sottoposto − nonostante il rapporto personale che si è costituito − il testo integrale del mio romanzo. Sostanzialmente considero &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt; un romanzo di fantascienza solo nella misura in cui sono tali &lt;em&gt;1984&lt;/em&gt; di Orwell e &lt;em&gt;Il mondo nuovo&lt;/em&gt; di Huxley (ma la mia è una specie di utopia mentre le loro sono distopie).&lt;br /&gt;C’è tuttavia un altro motivo per cui ho voluto provare a rivolgermi a Voi.&lt;br /&gt;Sul vostro sito compare l’arcobaleno della pace. Questo mi ha fatto riflettere in due direzioni: da un lato ho istintivamente pensato che il “messaggio di fondo” del romanzo potesse risultarvi altamente congeniale; dall’altro mi sono però preoccupata di quanto potesse dispiacervi l’iniziale ambientazione statunitense del romanzo. D’altra parte, quest’ultima è stata una scelta “sofferta” (in origine la storia prescindeva intenzionalmente da ogni ambientazione geografica, come una sorta di favola apolide), ma, per quanto consapevole che ambientazione statunitense e protagonisti con nomi americani possono far scartare in prima battuta un romanzo d’esordio (così afferma Franco Forte per la Delos Books), io mi sono persuasa che quella fosse l’unica ambientazione verosimile per la parte iniziale, desiderando togliervi l’alone fiabesco.&lt;br /&gt;Ciò che infine mi resta da dirVi è che sono pronta a collaborare ad un’ulteriore revisione, se richiesta in vista di un’eventuale pubblicazione. È ovvio che nel momento in cui Vi sto inviando il romanzo ho la speranza di essere riuscita a portare il testo alla sua compiuta maturazione, ma l’averlo rimesso in discussione per ben cinque volte spero vi possa suggerire una mia disponibilità all’autocritica, che resta vigile anche su quest’ultima versione. Sapete certo benissimo quanti “editori a pagamento” esistano per chi si accontenta di veder pubblicato in forma di libro il proprio scritto. Persuasa che non facciate parte della categoria, accetto di buon grado la vostra selezione, perché l’unica aspirazione che ho nutrito e che nutro è quella di riuscire a fare de &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt; un romanzo che “meriti” di essere pubblicato, e non quella di pubblicarlo a tutti i costi. Ogni “aiuto” a renderlo tale l’ho sempre considerato benvenuto e così lo considero tuttora.&lt;br /&gt;Ringrazio quindi fin d’ora per l’attenzione prestatami, indipendentemente da quelli che saranno gli esiti della Vostra valutazione. Con simpatia, i miei più cordiali saluti.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-2811470035293984930?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://eglerghinato.blogspot.com/feeds/2811470035293984930/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4489912044146423200&amp;postID=2811470035293984930' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/2811470035293984930'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/2811470035293984930'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/10/lettera-di-presentazione-del-ga.html' title='Lettera di presentazione del GA a Nottetempo'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-6101049153194774437</id><published>2008-09-15T00:37:00.000-07:00</published><updated>2008-09-15T01:06:24.816-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Grande Azzurro in cammino...'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Contatto con Giulio Mozzi'/><title type='text'>Aggiornamento di percorso</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Se mai qualcuno dovesse chiedersi se ho poi avuto ulteriori notizie da parte di Giulio Mozzi rispetto alla sua lettura della nuova versione del GA, rispondo: no. Mi aveva scritto email in cui mi annunciava di aver letto il testo ma che era in partenza per le vacanze e quindi ci saremmo sentiti al suo ritorno, ovvero dopo il 13 agosto (v. POST precedente). Ho inteso questa come la sua intenzione di rimettersi in contatto con me al suo rientro per darmi eventualmente ulteriori ragguagli sulle sue impressioni. Non l’ho intesa come un invito a ricontattarlo dopo il 13 agosto, e quindi non ho osato prendere io una tale iniziativa (consapevole di quanto sia sgradita ad editori e consulenti editoriali la nostra insistenza di “autori in erba” in cerca di valutazioni e di contatti). Naturalmente ignoro se sia stata io a fraintendere. In ogni caso l’agosto è trascorso senza sue notizie, come pure ormai la prima quindicina di settembre. Ragion per cui dubito ormai fortemente che avrò ancora occasione di risentirlo.&lt;br /&gt;Proprio all’insegna di questa sopravvenuta disillusione, una decina di giorni fa, ho voluto fare un ultimo e indiretto tentativo di ricordargli la mia esistenza e così, senza menzionargli il GA (&lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt;), gli ho spedito per email una mia recente novella intitolata &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Il manoscritto inedito&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;, che affronta in tono umoristico il tema dell’aspirante esordiente di fronte al mercato editoriale. Speravo semplicemente la potesse trovare “divertente” e magari gli facesse venire la voglia di farsi risentire.&lt;br /&gt;Delle varie novelle che mi sono stranamente trovata a scrivere nel corso di questa estate (finora mi ero astenuta dallo scrivere racconti), la considero il mio testo più riuscito. La storiella è intenzionalmente paradossale e caricaturale, poiché intendeva prendere in giro con ironia sia la figura dell’aspirante esordiente (ovvero me stessa) sia editori e agenti letterari. Non voleva tuttavia dimostrare alcun intento polemico nei riguardi di Giulio Mozzi, per il quale continuo a nutrire massima stima. Semmai il bersaglio polemico voleva essere l’editoria a contributo e &lt;em&gt;certe&lt;/em&gt; agenzie letterarie. Visto però il perdurante silenzio de La Primula Rossa, temo proprio che la mia novella non abbia sortito l’effetto sperato ma probabilmente quello opposto.&lt;br /&gt;Credo quindi di dover concludere che la vicenda dei miei contatti con un consulente editoriale della statura di Giulio Mozzi sia giunta ormai al suo termine. In qual misura questo epilogo sia dovuto agli irrisolti difetti del mio romanzo e in qual misura possano invece aver pesato le mie ingenuità e i miei impacci nell’arte delle &lt;em&gt;public relations&lt;/em&gt;, questo non mi è dato di saperlo.&lt;br /&gt;In ogni caso, poiché − come il protagonista della mia novella − ogni volta che rileggo a distanza di tempo il GA mi accorgo di aspetti problematici che mi sono in precedenza sfuggiti, adesso sono alle prese con la scelta di uniformare al passato tutti i tempi verbali della narrazione. Confesso che su questo punto mi ero ostinata parecchio, a dispetto del consiglio ricevuto in tal senso praticamente da tutti i lettori del romanzo (Mozzi escluso). Nella mia testa l’alternanza mirata dell’uso di passato remoto e presente storico nel corso della narrazione intendeva “movimentare” il ritmo narrativo, sul modello della narrazione orale, mediante un gioco di allontanamento-avvicinamento temporale che marcasse i momenti più rilevanti della storia. Casualmente, in questi ultimissimi tempi, un mio editing amatoriale su testo altrui, che presentava un “gioco verbale” altrettanto voluto, sebbene sostanzialmente opposto (appiattimento della successione cronologica di anteriorità e posteriorità in un uniforme utilizzo del presente storico), mi ha indotta ad una significativa autocritica. In pratica mi sono persuasa che forse al lettore possono davvero non risultare così gradite certe “acrobazie verbali”, per quanto care all’autore possano essere. Sono quindi alle prese con la SESTA versione del GA e ne sto approfittando anche per apportarvi ulteriori correzioni e aggiustamenti, sulla base di segnalazioni ricevute in due recenti ulteriori letture critiche (sempre di “non addetti ai lavori”). Ho anche riformulato prologo e postilla finale, tentando di meglio risolvere il problema della voce narrante, che forse nell’ultima versione risultava troppo “pasticciato”.&lt;br /&gt;Infine ho preso in questi giorni contatto via email con l’editore NOTTETEMPO, limitandomi a saggiare prima l’apertura o meno della loro linea editoriale a romanzi di genere fantastico/fantascientifico. La risposta negativa in tal senso, ma attenuata dalla difficoltà a pronunciarsi sulla sola definizione di genere, mi ha indotta ad inviare un’ulteriore email in cui sottoponevo loro una stringata sintesi dell’opera (meno di 200 parole) insieme all’incipit, che nel mio caso coincide col brevissimo prologo della nuova versione. In tutta sincerità, non ero affatto persuasa che questo sarebbe valso a concedermi la possibilità di inviar loro il testo integrale, visto quanto segnalato in precedenza rispetto al genere. Invece, con mia grande sorpresa, sono stata invitata ad inviare in lettura l’intero romanzo. Chiaramente questo non significa molto, visto che poi tutto dipenderà dalla valutazione, ma almeno in questo caso il GA non è stato scartato a priori per questioni di genere o trama, e dimostra da parte dell'editore una effettiva disponibilità a visionare testi d'esordio. Mi accingo dunque ad inviar loro il romanzo, non appena avrò terminato quest’ultima revisione soprattutto stilistica (=tempi verbali uniformati). Nel frattempo tengo a segnalare qui la sollecitudine e la correttezza di NOTTETEMPO nel rispondere e vagliare le mie email di richiesta di informazioni a proposito della loro linea editoriale e della pertinenza del mio testo con la medesima. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-6101049153194774437?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/6101049153194774437'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/6101049153194774437'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/09/aggiornamento-di-percorso.html' title='Aggiornamento di percorso'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-6212289225097443248</id><published>2008-08-30T01:00:00.000-07:00</published><updated>2008-08-30T01:20:32.764-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Grande Azzurro in cammino...'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='agenzie letterarie'/><title type='text'>Venditori di sogni</title><content type='html'>&lt;em&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="center"&gt;Tu, tu che sei una guida, non dimenticare &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;che tale sei, perché hai dubitato delle guide! &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;E dunque a chi è guidato &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;permetti il dubbio!&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;(B.Brecht, &lt;em&gt;Lode al dubbio&lt;/em&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;Ho mancato di aggiornare questo blog con la risposta pervenutami, ancora a fine luglio, da Rossano Trentin (agenzia letteraria T&amp;amp;Z) rispetto alla nuova versione de &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Così diceva la sua email:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;“…ho letto come promesso la nuova versione de "Il grande azzurro" e mi spiace dirti che non ritengo le modifiche apportate allo stesso, tali da poter prendere in considerazione una rappresentanza senza &lt;strong&gt;un editing profondo&lt;/strong&gt; del testo da parte dell'agenzia.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;In sostanza la tua revisione&lt;/strong&gt;, seppur apprezzabile in alcuni punti, &lt;strong&gt;nulla ha a che fare con un editing.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Si tratta di una discreta nuova stesura che non risolve i problemi che, a mio parere, il testo presentava e ancora presenta.&lt;br /&gt;"Il grande azzurro" è un romanzo di genere di non facile collocazione e &lt;strong&gt;urge, a mio parere, di un intervento diffuso e programmato che solo un editor professionista, in sinergia con te, può apportare&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Questa la mia opinione&lt;/span&gt;” (grassetto mio).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;Personalmente trovo molto misterioso il fatto che una revisione “non abbia nulla a che fare con un editing”. Cos’è mai un editing se non una revisione, una correzione, una nuova stesura? Si intende dunque con il termine “editing”, per definizione, soltanto un “&lt;em&gt;buon&lt;/em&gt; editing”?&lt;br /&gt;Non lo sapevo. Dovrò informarmi. Ignoravo che il termine contenesse in sé una connotazione qualitativa…&lt;br /&gt;Forse però Rossano Trentin voleva semplicemente dirmi che la mia nuova stesura non è comunque riuscita bene, non ha risolto le problematiche del testo. Infatti l’ha detto. Cioè, ai suoi occhi, non risulta un &lt;em&gt;buon&lt;/em&gt; editing. E questa opinione la rispetto. Peccato solo che abbia scelto quella brutta frase per formularla. C’è infatti modo e modo di dire le cose.&lt;br /&gt;D’altronde riconosco che l’acredine nei miei riguardi, sortita dai miei post precedenti su di lui (che – guarda un po’! - proprio non gli erano piaciuti) possa aver giocato ragionevolmente la sua parte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;Al riguardo non dico di più. Invito semmai il lettore a leggere, sul conto della medesima agenzia letteraria, l’INTERESSANTISSIMO dibattito in 3 pagine che si può trovare sul forum:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ozoz.it/ozblogoz/modules/newbb/viewtopic.php?topic_id=3322&amp;amp;viewmode=flat&amp;amp;order=ASC&amp;amp;type=&amp;amp;mode=0&amp;amp;start=0"&gt;http://www.ozoz.it/ozblogoz/modules/newbb/viewtopic.php?topic_id=3322&amp;amp;viewmode=flat&amp;amp;order=ASC&amp;amp;type=&amp;amp;mode=0&amp;amp;start=0&lt;/a&gt; .&lt;br /&gt;La conclusione pare abbia poi messo d’accordo tutti i partecipanti al forum, e probabilmente sono l’unica lettrice a cui sono rimaste ragioni di perplessità, dato che alla fine mi sembra di capire che 1600 euro, dovunque siano andate a finire (all’agente o all’editore), per il servizio di editing, siano comunque state spese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;Tornando quindi alla MIE opinioni personali, temo che continuerò comunque a pensare che un’agenzia letteraria che si fa un vanto del proprio scrupoloso lavoro preliminare di “editing profondo” (dunque ci possono essere anche “editing superficiali”! Chissà se si chiamano comunque “editing”…) difficilmente si asterrà dall’offrire allo sconosciuto esordiente il suo servizio di editing a pagamento su qualunque testo sufficientemente interessante o “perfettibile” venga ad essa sottoposto.&lt;br /&gt;Mi riesce peraltro difficile pensare che qualsiasi nostro scritto non sia comunque suscettibile di migliorie e perfezionamenti da parte di chi abbia la voglia e la capacità di lavorarci sopra. Si tratterebbe piuttosto di chiedersi se questi interventi sono sempre davvero &lt;em&gt;indispensabili&lt;/em&gt; perché un editore lo possa prendere in considerazione. E mi domando anche “a qual titolo” un agente letterario possa arrogarsi il compito di farci da “maestro di scrittura”. Perché, in fondo, di questo si tratta, no?&lt;br /&gt;O, più esattamente, dovremmo forse chiederci chi sono gli “editor professionisti” di cui l’agenzia si avvale: come si chiamano, quanti libri hanno pubblicato, e quali. Sono − loro − degli affermati scrittori o si limitano solo a modificare a piacimento gli scritti degli altri perché l’agenzia possa esigere una legittima e &lt;em&gt;sicura&lt;/em&gt; retribuzione per il lavoro &lt;em&gt;comunque&lt;/em&gt; svolto? E chi mi assicura che siano davvero “migliorie” quelle che intendono apportarvi, e non solo − come io purtroppo sospetto − una “normalizzazione” del testo tale da renderlo più consono alle mode del momento e meglio spendibile presso il maggior numero di editori possibili?&lt;br /&gt;Perché, se io sono un editore, trovo naturale che a fronte di un mio effettivo investimento sull’opera pretenda di apportarvi delle correzioni che la rendano eventualmente più conforme a quelli che sono i miei gusti, i miei criteri di valutazione, la mia linea editoriale. Ma se io sono solo un agente letterario (ovvero un intermediario tra l’autore e gli editori) quali criteri adotterò per intervenire con un “editing profondo”? Quelli &lt;em&gt;miei&lt;/em&gt; (e in tal caso perché dovrebbero essere per definizione preferibili a quelli dell’autore?) o quelli di &lt;em&gt;quale&lt;/em&gt; casa editrice?&lt;br /&gt;A me la domanda sembra lecita, perché il lavoro dell’editor non è quello del meccanico, suscettibile di una valutazione oggettiva: non gli porto una macchina che non funziona per averla restituita funzionante. Magari fosse così!&lt;br /&gt;Purtroppo, nella mia modesta esperienza di editing NON professionali, ho già potuto appurare che quello che Tizio mi suggerisce di modificare è spesso proprio quello che Caio apprezza di più. Esiste davvero un criterio di valutazione &lt;em&gt;oggettiva ed univoca&lt;/em&gt; di un romanzo?&lt;br /&gt;Sappiamo tutti che NON esiste (se solo tralasciamo i casi di scrittura carente a livello di grammatica e di ortografia – che ho la presunzione di pensare non sia il mio caso). Al contrario, il romanzo che un editore pubblica è lo stesso che un altro editore ha rifiutato, non sempre e non solo per questioni di “linea editoriale”. Il libro che un critico osanna è lo stesso che un altro critico distrugge. Il romanzo che figura tra i miei preferiti è lo stesso che un altro lettore ha letto a fatica.&lt;br /&gt;Come mai esiste allora oggi questa strana “fusione” tra due distinte figure professionali, quella dell’agente letterario e quella dell’editor professionista? È davvero identica la professionalità che le due figure presuppongono?&lt;br /&gt;Francamente ho molta più stima di quelle agenzie letterarie che si limitano a rispondermi di non essere interessate alla rappresentanza, dopo aver visionato l’opera o anche solo un suo estratto (avevo osato inviare un estratto de &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt; alla Piergiorgio Nicolazzini Literary Agency e tale è stata la sua irreprensibile risposta).&lt;br /&gt;Interrogo e mi interrogo, consapevole di non avere ancora trovato una risposta definitiva a queste domande.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;Detto questo NON nego che la rappresentanza da parte delle agenzie letterarie che intervengono preliminarmente sul testo con il loro editing possa costituire una via per la pubblicazione. Non fosse altro che perché i loro canali di contatto con gli editori sono privilegiati rispetto ai nostri, e sicuramente avranno una motivazione maggiore nel cercare di far pubblicare l’opera che vanta il loro editing. Ma più mi soffermo a pensare a quanto modesti siano nella maggior parte dei casi i diritti che l’autore può verosimilmente attendersi di percepire a seguito della pubblicazione di un’opera d’esordio (a meno che non sia il “caso letterario” dell’anno), più mi convinco di quanto un’agenzia letteraria che si facesse carico della rappresentanza di un esordiente accontentandosi della sola percentuale sui diritti, si troverebbe inevitabilmente a lavorare in perdita. Allora, almeno ai miei occhi, questo costume diffuso presso le agenzie di proporre agli esordienti indiscriminati editing (ovviamente, da retribuirsi) sui manoscritti pervenuti, acquista il probabile significato di un imprescindibile “tariffa” preliminare rispetto all’incerto guadagno futuro. Che poi questo onere, che l’autore si trova a dover sostenere per poter &lt;em&gt;sperare&lt;/em&gt; di veder poi pubblicato il proprio libro, risulti spesso preferibile all’alternativa delle “pubblicazioni a contributo” proposte dall’editoria a pagamento, può essere senz’altro vero, sia perché si tratta normalmente di cifre assai più modeste, sia per il significato comunque più “ragionevole” della proposta (nel senso che si tratta di retribuzione di un lavoro effettivamente svolto, e che può talora perfino offrire all’autore degli spunti interessanti di apprendimento).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;Per quanto mi riguarda, resto tuttavia convinta che anche questa rappresenti una delle tante “perversioni” della nostra società edonistica, dove il mercato è sempre pronto a “venderci” percorsi alternativi che rendano virtualmente possibile il coronamento di desideri altrimenti di difficile realizzazione.&lt;br /&gt;Il sempre maggior numero di persone che scrivono, e che aspirano a veder pubblicate le proprie opere, fa degli esordienti un target di mercato di sicuro interesse per il mondo del &lt;em&gt;business&lt;/em&gt;. E quindi non dobbiamo probabilmente stupirci che a fronte di una crescente domanda che proviene da parte NOSTRA, tante nuove offerte germoglino per rispondervi.&lt;br /&gt;Con questa consapevolezza, o semplicemente con l’ostinata convinzione che siano solo illusorie tutte le “scorciatoie” che promettono su piatti d’argento di esaudire i nostri sogni, risparmiandoci la fatica, le frustrazioni e l’incerto esito dei percorsi più tradizionali, io continuo a credere che − in Italia − la via veramente “seria” per un esordiente che aspiri a pubblicare sia quella di limitarsi a “mettere in gioco” la qualità del proprio testo direttamente e soltanto con tutta quella piccola e media editoria che ancora riesce a svolgere uno spassionato lavoro di valutazione dei testi, senza cercare di “approfittarsi” dell’esordiente. Certo, servendoci di questo solo canale, le nostre possibilità di pubblicare sembrano essere pari a quelle della vincita di un terno al lotto.&lt;br /&gt;Dico questo consapevole di levare una voce minoritaria e di sacrificare forse le migliori possibilità che avrei avuto se avessi scelto di affidarmi alla T&amp;amp;Z. Ma gli agenti letterari che si offrono di farci da “maestri di scrittura” con i loro imprescindibili editing “preliminari”, li lascio a quanti sono disposti a “comperare” il sogno di una pubblicazione. Io, che a mia volta sono stata una dei tanti “venditori di sogni”, avendo un tempo lavorato in un’agenzia matrimoniale (si legga al riguardo la mia novella, forse a suo modo “istruttiva”: &lt;a href="http://www.neteditor.it/node/121105"&gt;http://www.neteditor.it/node/121105&lt;/a&gt;), non me la sento proprio di entrare oggi nella schiera dei loro “clienti”. Tutte le critiche e i suggerimenti sui miei testi sono bene accolti, ma solo da parte di chi non sta provando a “vendermeli”.&lt;br /&gt;So bene che questa scelta mi renderà estremamente improbabile riuscire a veder mai pubblicato &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt;. E non tento nemmeno di fingere che questo non mi dispiaccia, non fosse altro che per gli unanimi apprezzamenti sul romanzo ricevuti fin qui da lettori non professionisti (ma il più delle volte perfettamente sconosciuti, poiché gli amici e i parenti non fanno testo, lo so), che mi rendono “amara” la valutazione diversa degli addetti ai lavori. E tuttavia appartengo forse a quella minoranza di persone che ancora crede nella meritocrazia e nella selezione, ad ogni riguardo. E se, nel caso, queste mi risultano d’ostacolo, non sono disposta a servirmi di espedienti per aggirarle. Sono anch’io suscettibile, come tutti, alle suggestioni dei “venditori di sogni”. E forse devo solo alle mie disastrate finanze un po’ di diffidenza in più. Ma allora benvenuta la mia infausta situazione economica, se mi ha permesso di tenere bene aperti gli occhi e di mettermi in discussione piuttosto che cedere alle tante, troppe facili lusinghe che ci vengono proposte. Perché ormai viviamo in un mondo dove si comprano troppe cose nella speranza che ci permettano di ottenere qualcos’altro.&lt;br /&gt;Si compra il lifting dai chirurghi plastici &lt;em&gt;per&lt;/em&gt; riconquistare la giovinezza perduta. Si comprano miracolosi “programmi di dimagrimento” &lt;em&gt;per&lt;/em&gt; riacquistare una linea che ritroveremmo facilmente se solo fossimo capaci di mangiare meglio e di meno. Si comprano “assistenza e preparazione” agli esami universitari &lt;em&gt;per&lt;/em&gt; ottenere una laurea che non si è capaci di conseguire da soli. Si comprano “uteri in affitto” &lt;em&gt;per&lt;/em&gt; diventare madri quando il proprio corpo è sterile. E quant’altro?&lt;br /&gt;Così si compra anche l’editing degli agenti letterari &lt;em&gt;per&lt;/em&gt; veder pubblicati libri che diversamente non si riesce a far pubblicare.&lt;br /&gt;Del resto perfino in altri tempi le cose non erano poi tanto diverse. In passato non si comperavano forse le indulgenze &lt;em&gt;per&lt;/em&gt; guadagnarsi il Paradiso?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-6212289225097443248?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/6212289225097443248'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/6212289225097443248'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/08/venditori-di-sogni.html' title='Venditori di sogni'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-7950199417203398256</id><published>2008-08-24T12:59:00.000-07:00</published><updated>2008-08-26T10:06:36.861-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ian Stevenson'/><title type='text'>Ian Stevenson</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Premessa&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Sebbene questo post esuli dalla tematica del mio blog, mi proponevo da tempo di redigere il profilo biografico di un grande studioso e ricercatore canadese il cui nome NON figura sulla versione italiana di Wikipedia. L'intenzione era di provvedere personalmente ad inserire in Wikipedia questa voce ai miei occhi scandalosamente mancante. Purtroppo i miei tentativi di creare una voce apposita sono clamorosamente falliti per la mia difficoltà a racapezzarmi con le istruzioni fornite. In attesa di riuscire ad inserire questa voce, provvedo a presentare il testo come post in questo blog. Se una limitata pertinenza può esservi con questo blog, essa attiene unicamente alle tematiche affrontate nel mio romanzo &lt;em&gt;L'appuntamento&lt;/em&gt;, dove il personaggio di Stevenson compare sullo sfondo dei miei protagonisti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Smisurata è la mia ammirazione per il rigore metodologico e il coraggio intellettuale di questo grande uomo scomparso poco più di un anno fa, di cui molto ho letto pur non avendo mai potuto personalmente conoscerlo. Sostanzialmente lo considero il COPERNICO MISCONOSCIUTO della nostra epoca e attendo che in un futuro probabilmente ancora lontano i suoi straordinari meriti vengano finalmente riconosciuti. Mi dispiace dunque che su internet si trovino moltissime notizie a suo riguardo solo in lingua inglese mentre quasi nulla è leggibile in lingua italiana. E' per questa ragione che ho voluto utilizzare la documentazione di cui dispongo per tentare con questo mio articoletto di colmare almeno in parte questa grave lacuna.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Chiunque fosse in grado e volesse trasferire il mio testo su wikipedia mi farebbe cosa gradita.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/blockquote&gt;Ian Stevenson&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (Montreal, Canada, 1918 - Charlottesville, Virginia, 2007), professore canadese di psichiatria, fondatore nel 1967 della &lt;em&gt;Divisione di Studi sulla Personalità&lt;/em&gt; (DOPS) dell’Università della Virginia, è stato il Direttore della medesima dalla sua fondazione fino al 2001. Studioso di fama mondiale di fenomeni di confine tra medicina, psicologia e paranormale (reincarnazione, esperienze di premorte, apparizioni sul letto di morte), è ormai unanimemente considerato il grande pioniere dell’indagine scientifica sul tema della reincarnazione, al quale ha dedicato un instancabile lavoro di ricerca durato oltre quarant’anni, attraverso il quale è riuscito a raccogliere oltre 3000 casi di bambini in grado di ricordare spontaneamente loro pretese precedenti esistenze.&lt;br /&gt;È l’uomo che a fronte di una rigorosa formazione scientifica e di un vasto sapere enciclopedico ha osato servirsi della metodologia della ricerca scientifica per indagare la possibilità di sopravvivenza dopo la morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Gli anni della formazione&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ian Pretyman Stevenson nasce a Montreal, in Canada, il 31 ottobre 1918, figlio di un corrispondente canadese per il &lt;em&gt;New York Times&lt;/em&gt; e di una donna con interessi per la teosofia e con una ricca biblioteca concernente il paranormale. Stevenson non ha tuttavia mai ricordato alcun episodio paranormale di cui potesse aver avuto diretta e personale esperienza e tale da averlo in qualche modo indirizzato a quelli che sarebbero poi stati i suoi futuri interessi. Al contrario, il giovane Ian si indirizza alla scienza, studiando medicina all’università scozzese di Saint Andrews, per poi trasferirsi alla McGill di Montreal con lo scoppio della seconda guerra mondiale. Il suo successivo internato di medicina lo porta ad interessarsi prima di psicosomatica e di biochimica, per passare poi alla psichiatria. Nonostante un’iniziale esperienza formativa per diventare psicoanalista freudiano, prende presto le distanze da Freud, cui rimprovera di aver abbandonato dopo la sua prima opera il rigore metodologico e l’aderenza al dato clinico a favore di mere speculazioni teoriche. Scrupoli metodologici, indagine investigativa e meticolosa aderenza ai dati raccolti saranno infatti il marchio di rigore pressoché unanimemente riconosciuto a tutte le sue future ricerche.&lt;br /&gt;Già nel 1945 Ian Stevenson prosegue il suo internato di medicina negli Stati Uniti, in Arizona e a New York, per poi trasferirsi in Lousiana come professore di psichiatria. Nel 1957 si sposterà infine a Charlottesville, dove risiederà fino alla morte e dove opererà per circa un decennio come psichiatra presso l’ospedale dell’Università della Virginia e sarà poi nominato professore di psichiatria a capo del Dipartimento psichiatrico.&lt;br /&gt;Nel 1960 pubblica il suo primo saggio: &lt;em&gt;The Evidence for Survival from Claimed Memories of Former Incarnations,&lt;/em&gt; che desta l’interesse di un noto personaggio miliardario come Chester Carlson, destinato a diventare il mecenate delle sue ricerche.&lt;br /&gt;Già nel 1964 Ian Stevenson abbandona la psichiatria per dedicarsi interamente alla ricerca sui fenomeni paranormali e sulla reincarnazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La Divisione di Studi sulla Personalità (DOPS)&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;La &lt;em&gt;Division of Personality Studies&lt;/em&gt; (successivamente rinominata &lt;em&gt;Division of Perceptual Studies&lt;/em&gt;) viene costituita nel 1967 grazie al lascito testamentario di Chester Carlson. Di essa Stevenson sarà il direttore fino all’anno 2001. Quale unità di ricerca del Dipartimento di Medicina Psichiatrica dell’Università della Virginia, la DOPS ha rappresentato e rappresenta la base operativa di tutta una serie di ricerche scientifiche specificamente rivolte allo studio di: esperienze di premorte (NDE), esperienze extracorporee (OBE), comunicazioni e apparizioni post-mortem, visioni sul letto di morte e ricordi spontanei di vite precedenti nei bambini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Le ricerche di Stevenson in tema di reincarnazione&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Le ricerche di Stevenson sul tema della reincarnazione, a differenza delle molte che si appuntano sui ricordi affioranti in condizioni di ipnosi, hanno avuto il merito di circoscrivere il fenomeno – al fine di una maggiore attendibilità scientifica – ai soli casi di ricordi spontanei, concernenti bambini troppo piccoli (dai 2 ai 5 anni) per lasciar supporre contaminazioni con precedenti esperienze della vita attuale. Si tratta di bambini che asseriscono spontaneamente di ricordare loro vite precedenti, e le ricerche di Stevenson consistono essenzialmente nella raccolta delle informazioni di cui il bambino sembra misteriosamente disporre (senza aver mai conosciuto la persona morta) per confrontarle con le informazioni recuperabili sulla persona deceduta, in tutti quei casi in cui si rende possibile una sua precisa identificazione.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Stevenson ha raccolto i suoi oltre 3000 casi praticamente in tutto il mondo. Sebbene certamente la maggior parte di essi provengano dall’Oriente (dove la reincarnazione è il credo dominante), va ricordato che i riscontri non sono mancati anche in Occidente (si veda al riguardo: Ian Stevenson, &lt;em&gt;European Cases of the Reincarnation Type&lt;/em&gt;, MacFarland &amp;amp; Co, Jefferson, NC, 2003).&lt;br /&gt;Le pubblicazioni di Stevenson sul tema della reincarnazione iniziano con il suo celebre &lt;em&gt;Twenty Cases Suggestive of Reincarnation&lt;/em&gt;, di cui si hanno due edizioni: la prima, del 1966, pubblicata dall’ American Society for Psychical Research, e la seconda , riveduta e ampliata, pubblicata dalla University Press of Virginia nel 1974 (in edizione italiana: &lt;em&gt;Reincarnazione: 20 casi a sostegno&lt;/em&gt;, Armenia, Milano, 2005).&lt;br /&gt;È ben nota la riluttanza di Stevenson a trarre dai suoi casi affermazioni univoche a favore del credo reincarnazionista: l’onestà intellettuale del ricercatore che non si permette illazioni sulla base delle evidenze riscontrate è tutta nel suo scrupolo di presentare accanto all’ipotesi esplicativa reincarnazionista anche le altre ipotesi virtualmente concepibili (in particolare quella “spiritista”, di possessione del bambino ad opera di uno spirito disincarnato) e nella sua attenta esclusione di ogni possibilità di acquisizione da parte del bambino mediante mezzi ordinari delle informazioni di cui dispone. Perfino l’ipotesi di trasmissione telepatica delle informazioni viene sempre tenuta in considerazione.&lt;br /&gt;Per questa ragione Stevenson ha sostenuto per anni che i suoi casi, lungi dal portare evidenza scientifica al credo reincarnazionista, si limitavano a “suggerire la possibilità” della reincarnazione. E proprio per le sue meticolose considerazioni metodologiche e la dovizia di dati riportati i suoi testi sono noti per essere marcatamente accademici e di non facile lettura per il grande pubblico.&lt;br /&gt;Tale prudenza nell’azzardare affermazioni che sconfinassero da quanto scientificamente appurato in favore di un'esplicita asserzione della tesi reincarnazionista è tuttavia venuta a cadere con la pubblicazione dei poderosi due volumi di &lt;a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/tg/detail/-/0275952835/qid=1060374211/sr=1-2/ref=sr_1_2/103-7020281-5654266?v=glance&amp;amp;s=books"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Reincarnation and Biology: A Contribution to the Etiology of Birthmarks and Birth Defects&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;, (Praeger Publishers, Westport: CT, 1997). In questo immane lavoro a cui ha dedicato i suoi ultimi anni di attività, tutte le ipotesi virtualmente concepibili in alternativa a quella reincarnazionista paiono aver trovato la loro finale confutazione. Questi due volumi sono infatti interamente dedicati ai casi in cui il ricordo di vite precedenti si unisce nei bambini alla presenza di macchie sulla pelle o a difetti congeniti ("segni di nascita") perfettamente coerenti con le cause di morte della persona che il bambino pretende di essere stato. Rigorosi confronti tra il “difetto” attuale e gli esami autoptici effettuati sulla persona precedentemente deceduta che il bambino proclama di essere stato (senza averla mai conosciuta) paiono infatti disconfermare l’”ipotesi spiritista”, fino ad allora rimasta come la possibile spiegazione alternativa a quanto originariamente riscontrato. Poiché i “difetti” in questione sono tutti congeniti, qualsiasi eventuale possessione da parte di uno spirito disincarnato dovrebbe risalire a prima della nascita e come tale coincidere con il comune concetto di reincarnazione. Di questi due volumi rappresenta una sintesi di più agevole lettura: Ian Stevenson, &lt;a href="http://www.greenwood.com/catalog/B5189.aspx"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Where Reincarnation and Biology Intersect&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; Praeger Publishers, Westport: CT, 1997 (pubblicato in italiano da Armenia: Ian Stevenson, &lt;em&gt;Le prove della reincarnazione&lt;/em&gt;, Armenia, Milano, 1999).&lt;br /&gt;Gli scrupoli metodologici di Stevenson sono anche all’origine del suo dichiarato scetticismo nei riguardi dell’autenticità dei ricordi di vite pregresse che emergono attraverso l’ipnosi regressiva degli adulti. La sua presa di distanza dai molti casi di ricordi affioranti mediante l’ipnosi è ricorrente nelle sue interviste, conferenze e opere. Si veda in particolare l’articolo: Stevenson I., &lt;em&gt;A Case of the Psychotherapist's Fallacy: Hypnotic Regression to "Previous Lives",&lt;/em&gt; in «American Journal of Clinical Hypnosis» 36, pp. 188-193, 1994.&lt;br /&gt;Stevenson si interessò tuttavia ai casi di xenoglossia (capacità da parte di un soggetto di comprendere e parlare una lingua straniera mai parlata e mai conosciuta): &lt;em&gt;A Preliminary Report of a New Case of Responsive Xenoglossy : The Case of Gretchen&lt;/em&gt;, in «Journal of the American Society for Psychical Research», 70, pp. 65-77, 1976; e, sempre dello stesso autore, il volume: &lt;a href="http://www.press.uchicago.edu/cgi-bin/sc_add_query.cgi/99/virginia/83012525.ctl"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;em&gt;Unlearned Language : New Studies in Xenoglossy&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, University of Virginia Press, VA, 1984.&lt;br /&gt;Analogamente si è interessano anche al fenomeno dell’NDE pubblicando fin dal 1986, insieme a Satwant Pasricha un articolo sullo studio di sedici casi di esperienze di premorte da parte di soggetti indiani: &lt;em&gt;Near-Death Experiences in India: A Preliminary Report&lt;/em&gt; (“Journal of Nervous and Mental Disease” 174: 165-170, 1986). Un successivo articolo sul tema apparirà ad opera di Stevenson (et al.) nel 1994, focalizzandosi sull’assenza della tipica esperienza del “tunnel” nelle esperienze di premorte raccolte in India: Ian Stevenson, Allen Kellehear, Satwant Pasricha, and Emily Williams Cook, &lt;em&gt;The Absence of Tunnel Sensations in Near-Death Experiences from India,&lt;/em&gt; in “Journal of Near-Death Studies” 13 (2): 109-113, 1994.&lt;br /&gt;Purtroppo, delle sue 229 opere dedicate alle tematiche paranormali, soltanto due risultano tradotte e pubblicate in Italia: &lt;em&gt;Reincarnazione: venti casi a soste&lt;/em&gt;gno (1974) e &lt;em&gt;Le prove della reincarnazione&lt;/em&gt; (1999).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Collaboratori&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Va infine sottolineato che, sebbene la grande maggioranza dei casi studiati da Stevenson sia il frutto di ricerche condotte in prima persona, un gruppo di fedeli collaboratori l’ha affiancato nel corso degli anni. Tra i suoi primi collaboratori vanno pertanto ricordati: Gaither Pratt, Rex Stanford e John Palmer. Successivamente si unirono a lui Bruce Greyson, Satwant Pasricha, Emily Kelly e Antonia Mills, che tuttavia si resero presto indipendenti dalla sua figura, sviluppando entro la DOPS autonomi e paralleli percorsi di ricerca. Attualmente è Jim Tucker, psichiatra dell’infanzia, che sta portando avanti gli studi sui bambini che dicono di ricordare vite precedenti.&lt;br /&gt;Ian Stevenson si è ritirato dall’attività nel 2002, lasciando come suo successore Bruce Greyson, quale attuale direttore della DOPS.&lt;br /&gt;Sposato a Octavia Reynolds, che morì nel 1982, si risposò nel 1985 con Margaret Pertzoff. Non ha avuto figli. È morto di polmonite alla &lt;em&gt;Blue Ridge Retirement Community&lt;/em&gt; di Charlottesville l’8 febbraio del 2007.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/blockquote&gt;Link&lt;/strong&gt; (in italiano)&lt;br /&gt;&lt;a href="http://digilander.libero.it/nonsiamosoli/terzomillennio/tm029908.html"&gt;http://digilander.libero.it/nonsiamosoli/terzomillennio/tm029908.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Bibliografia essenziale&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Stevenson I., &lt;em&gt;Reincarnazione: venti casi a sostegno&lt;/em&gt;, tr. it., Armenia, Milano, 1974 (I ed. USA 1966; II ed. USA ampliata e riveduta: 1974).&lt;br /&gt;Stevenson I, &lt;em&gt;A Preliminary Report of a New Case of Responsive Xenoglossy: The Case of Gretchen&lt;/em&gt;, in «Journal of the American Society for Psychical Research», 70, 65-77, 1976.&lt;br /&gt;Stevenson I, &lt;em&gt;Unlearned Language: New Studies in Xenoglossy&lt;/em&gt;, University of Virginia Press, VA, 1984.&lt;br /&gt;Stevenson I., &lt;em&gt;Birthmarks and Birth Defects Corresponding to Wounds on Deceased Persons&lt;/em&gt;, in «Journal of Scientific Exploration», 7, 403-410, 1993.&lt;br /&gt;Stevenson I., &lt;em&gt;A Case of the Psychotherapist's Fallacy: Hypnotic Regression to "Previous Lives",&lt;/em&gt; in «American Journal of Clinical Hypnosis», 36, 188-193,1994.&lt;br /&gt;Stevenson I., &lt;em&gt;Reincarnation and Biology: A Contribution to the Etiology of Birthmarks and Birth Defects&lt;/em&gt;, 2 vol., Praeger Publishers, Westport: CT, 1997.&lt;br /&gt;Stevenson I., &lt;em&gt;Le prove della reincarnazione&lt;/em&gt;, tr. it., Armenia, Milano, 1999 (tit. orig.: &lt;em&gt;Where Reincarnation and Biology Intersect&lt;/em&gt;, Praeger Publishers, Westport: CT, 1997)&lt;br /&gt;Stevenson I., &lt;em&gt;The Phenomenon of Claimed Memories of Previous Lives: Possible Interpretations and Importance&lt;/em&gt;, in «Medical Hypotheses», 54(4), 652-659, 2000.&lt;br /&gt;Stevenson I., &lt;em&gt;European Cases of the Reincarnation Type&lt;/em&gt;, McFarland &amp;amp; Co. Jefferson, NC, 2003.&lt;br /&gt;Stevenson I., Pasricha S., &lt;em&gt;Near-Death Experiences in India: A Preliminary Report&lt;/em&gt;, in «Journal of Nervous and Mental Disease», 174, 165-170, 1986.&lt;br /&gt;Stevenson I, Kellehear A., Pasricha S., Williams Cook E., &lt;em&gt;The Absence of Tunnel Sensations in Near-Death Experiences from India&lt;/em&gt;, in «Journal of Near-Death Studies», 13(2), 109-113, 1994.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-7950199417203398256?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/7950199417203398256'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/7950199417203398256'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/08/ian-stevenson.html' title='Ian Stevenson'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-575232475163320953</id><published>2008-08-09T11:00:00.000-07:00</published><updated>2008-08-09T11:17:54.322-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Grande Azzurro in cammino...'/><title type='text'>I "difetti" di un manoscritto</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;In un’intervista a Franco Forte (consulente editoriale della Delos Books), presente sul sito &lt;a href="http://guide.dada.net/giallo_e_noir/interventi/2005/07/219536.shtml"&gt;http://guide.dada.net/giallo_e_noir/interventi/2005/07/219536.shtml&lt;/a&gt;, ho avuto occasione di leggere questo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;““&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Tra i centinaia di manoscritti che una casa editrice esamina, quali sono i particolari che possono fare la differenza?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di solito si apre un dattiloscritto e si guarda la prima pagina. L’incipit quindi deve essere forte, interessante, coinvolgente, deve obbligare l’editore ad andare avanti. E la scrittura dev’essere corretta, mai sciatta o troppo lenta e involuta. Se apparite sgrammaticati e noiosi e la tirate troppo per le lunghe… è evidente che l’editore passerà ad altro, anziché continuare a leggervi.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Consiglio importante: non ambientate il vostro romanzo negli USA, con protagonisti americani e ambientazioni americane. Abbiamo già decine di autori americani che lo fanno, non serve che ci si mettano anche gli italiani. Spesso anche questo fattore può essere discriminante&lt;/strong&gt;.” (grassetto mio)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Confesso che il consiglio qui sopra da me evidenziato mi ha provocato un grande sconforto. Questo sicuramente perché mi sono immediatamente figurata il mio &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt; scartato dagli editori, almeno secondo questo presupposto, già alle prime due pagine, che – ahimé! - osano proporre una protagonista italo-americana e un’apparente ambientazione statunitense (in realtà i tre quarti del romanzo sono ambientati su un altro pianeta, ma se non si procede con la lettura non lo si può sapere). Ma non solo. Voglio dire che, certamente, il mio disappunto affonda in una motivazione personale, ma mi ha anche inevitabilmente spalancato considerazioni di carattere più generale.&lt;br /&gt;Non me ne voglia dunque Franco Forte, che semplicemente illumina noi esordienti su alcuni dei criteri utilizzati dagli editori per la selezione delle opere. &lt;em&gt;Ambasciator non porta pena&lt;/em&gt;, si suol dire. E dunque resta prezioso il consiglio in questione, quanto gli altri che lo precedono, proprio nella misura in cui esplicita uno dei criteri di valutazione spesso adottati. Però resto profondamente rattristata, non già dalla comunicazione in questione, quanto dallo scoprire l’esistenza di un suddetto criterio. E penso che me ne sarei rattristata comunque, anche se la questione non fosse rilevante per quanto concerne un MIO romanzo.&lt;br /&gt;Tengo a precisare che in realtà io NON ho mai sottoposto il GA alla Delos Books, nonostante questa sia tra le più note Case Editrici di fantascienza. E questo perché le informazioni ricercate in internet e ricevute attraverso canali personali non sono state sufficientemente “rassicuranti” sul fatto che sussistessero nel suo caso entrambi i criteri che presiedono alla mia “lista bianca editori”. Così, nel DUBBIO che la dolente questione “contributo” non fosse lì affrontata come piace a me (=astensione dalla richiesta di contributi di pubblicazione all’autore, SENZA eccezioni), ho evitato comunque di inviarvi il mio manoscritto. Quindi NON sto recriminando sullo specifico “scarto” di un mio manoscritto: la Delos Books avrebbe probabilmente scartato da subito &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt; (per questo e magari per altri validissimi motivi) SE glielo avessi inviato, MA non gliel’ho mai inviato. Però sospetto che il suddetto consiglio sottintenda una generale “avversione” degli editori alle ambientazioni americane dei romanzi, e non solo un criterio seguito dalla Delos Books. E questo mi fa riflettere. Dovrei dunque modificare questo aspetto del romanzo?&lt;br /&gt;Provo a chiedermelo e provo a rispondermi.&lt;br /&gt;Il mio romanzo parla di uno scambio scientifico-culturale di portata storica realizzatosi tra il pianeta Osthanta di un’altra galassia e il nostro mondo del 2006.&lt;br /&gt;Ebbene, io penso che sarebbe assolutamente risibile immaginare che gli alieni (già ben informati di come vanno le cose nel nostro mondo da oltre un secolo di loro accurate osservazioni) potessero scegliere di atterrare proprio in Italia e di prendere contatti proprio con il nostro governo. Mi è parso assai più verosimile farli prendere contatto con la NASA. E se questo dispiace ad un antiamericanismo che è da noi così di moda (e da cui profondamente mi dissocio), la cosa mi rattrista. Ma mi rattrista ancor di più scoprire che un tale “difetto” del manoscritto sembrerebbe quasi addirittura precluderne la lettura (almeno se io ho bene inteso il senso del consiglio di evitare ambientazioni e protagonisti americani). E mi dispiace perché questo mi dice che se mai un qualche sconosciuto Isaac Asimov reincarnato (che certo non sono io!) si sognasse oggi di inventarsi un capolavoro con un incipit tale da presentare protagonisti ed ambientazione americana rischierebbe magari di non essere nemmeno letto.&lt;br /&gt;Nutro infatti profondo orrore per tanti “paletti” che vado via via scoprendo nei criteri di valutazione delle opere degli esordienti, perché taluni mi sembrano davvero un pericolosissimo inno alla “normalizzazione” dei testi secondo parametri predefiniti. Ovvero l’uccisione della creatività.&lt;br /&gt;Non so bene come devo intenderlo questo “paletto” dell’ambientazione NON-americana. Vorrebbe forse dire “obbligo” di &lt;em&gt;un’ambientazione italiana&lt;/em&gt;, oppure un’ambientazione russa, turca, svedese, araba, cinese, ecc. potrebbe andar bene? E’ un “paletto” contro l’America (che poi sospetto voglia dire Stati Uniti, mentre un’ambientazione in America Latina magari ci potrebbe stare) o è un “paletto” contro qualsiasi forma di esterofilia?&lt;br /&gt;Me lo domando, e non mi sembra una domanda oziosa. Perché, se è un “paletto” solo riguardo agli Stati Uniti, allora davvero si leva tutto il mio sdegno per un “vizio ideologico” che si intrude nei criteri di valutazione dei testi e che mi pare avere assai poco a che fare con la qualità letteraria dei medesimi. Se invece è un “paletto” verso qualsiasi ambientazione di un romanzo che non sia quella del paese di appartenenza dell’autore, allora mi chiedo se non dovremmo anche buttare a mare Emilio Salgari, o se Tracy Chevalier non avrebbe dovuto ambientare le sue opere esclusivamente negli Stati Uniti e in Inghilterra.&lt;em&gt; &lt;blockquote&gt;&lt;em&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;em&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;em&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-575232475163320953?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/575232475163320953'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/575232475163320953'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/08/i-difetti-di-un-manoscritto.html' title='I &quot;difetti&quot; di un manoscritto'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-2296319213951268871</id><published>2008-07-30T08:13:00.000-07:00</published><updated>2008-08-05T22:36:21.102-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Concorsi letterari e racconti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Autopubblicazioni online'/><title type='text'>Il mio racconto (lungo): L'agenzia matrimoniale</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ecco! Come mi prefiggevo ho trovato online uno spazio pubblico dove autopubblicarmi il racconto scritto di recente, a cui facevo cenno nel mio post di ieri. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ho visitato diversi siti che offrono a noi sconosciuti questa opportunità, come possibilità gratuita di vedere il nostro scritto leggibile online, senza alcuna preventiva selezione e quindi senza tempi d'attesa. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il mio racconto, piuttosto lungo (38 cartelle 30x60), si intitola &lt;em&gt;L'agenzia matrimoniale&lt;/em&gt; si trova ed è leggibile all'indirizzo: &lt;a href="http://www.neteditor.it/node/121105"&gt;http://www.neteditor.it/node/121105&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Avrei potuto inserirlo come post in questo blog, ma ho preferito servirmi della pubblicazione in un sito apposito, perché non volevo debordare dall'intento di questo blog, che è quello di esprimere le mie esperienze, i miei vissuti, e le mie considerazioni riguardanti il cammino intrapreso nel tentativo di portare alla pubblicazione (cartacea) almeno uno dei miei due romanzi, e non quello di "esibire" in questa sede i miei scritti di narrativa. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Altri siti, nel democraticissimo mondo di internet (amo molto internet, si vede?), danno questa possibilità: ne avevo inizialmente visitati altri, e mi ero già registrata per procedere alla "pubblicazione", salvo scontrarmi con procedure troppo complicate - almeno per i miei gusti - per la "copiatura" del testo (che mi si sformattava tutto...), oppure scoprire che dovevo scorporarlo "a puntate" perché la lunghezza del testo era eccessiva. Mi rammarico peraltro che spesso non venga precisato già nelle "istruzioni preliminari per la pubblicazione" qual è la lunghezza massima supportata per le opere pubblicabili (ferma restando la possibilità di scorporarle). Io mi sono trovata in due casi a scoprirla solo a procedura già avviata.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ho pertanto infine scelto &lt;a href="http://www.neteditor.it/"&gt;http://www.neteditor.it/&lt;/a&gt; perché dispone di un pratico sistema di copia-incolla che permette di salvare la formattazione Word e perché mi ha permesso la pubblicazione del mio lungo racconto come "opera unica", senza costringermi a suddividerlo in più parti. E decisamente lo preferisco così, piuttosto che "a puntate".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E' un sito che mi sento pertanto di consigliare a chiunque cerchi una "vetrina" online per i propri scritti. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ho scelto questa forma di "visibilità" per il mio racconto, dopo una seria ponderazione dell'opportunità di provare a presentarlo a concorsi letterari (v. post precedente CONCORSI LETTERARI E RACCONTI). Poiché le dimensioni del testo sono insufficienti per una pubblicazione cartacea individuale, e non dispongo di altri racconti compiuti (quelli scritti nel lontano passato li considero solo carta da macero e mi guardo bene dal riesumarli!) per pensare di poter comporre una sorta di raccolta personale, ho ritenuto l'autopubblicazione in rete una forma adeguata di condivisione di QUEST'opera. E penso che sia bello che internet offra a noi tutti questa opportunità.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Se con &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt; alla fine non riuscirò ad approdare proprio a nulla penso che mi risolverò a"consegnare" anche quello alla rete (e sarà sempre meglio che tenerlo ad impolverarsi nel cassetto). Solo che su &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt; non ho ancora perso del tutto le speranze di potergli dare una sorte migliore...&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;Se mai qualcuno avesse piacere di leggere il racconto e volesse restituirmi dei feedback, sono gradite email private al riguardo (&lt;a href="mailto:eglerghinato@alice.it"&gt;eglerghinato@alice.it&lt;/a&gt;). Mi scuso per non lasciare mai spazio ai commenti su questo blog: lo considero il mio &lt;em&gt;personale&lt;/em&gt; "giornale a tema" e mi piace così. Tuttavia chiunque mi abbia contattata privatamente ha sempre ricevuto risposta e sempre la riceverà.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-2296319213951268871?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/2296319213951268871'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/2296319213951268871'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/07/il-mio-racconto-lungo-lagenzia.html' title='Il mio racconto (lungo): L&apos;agenzia matrimoniale'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-2083491102968622981</id><published>2008-07-29T10:45:00.000-07:00</published><updated>2008-08-05T22:36:49.539-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Concorsi letterari e racconti'/><title type='text'>Concorsi letterari e racconti: the Vanity Competition</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Qualche settimana fa ho scritto un racconto. Un racconto “lungo” (38 cartelle 30x60). E’ un fatto insolito, perché io non amo i racconti. Quando li leggo, ne trovo assai pochi di buoni. E non mi piace nemmeno scriverne.&lt;br /&gt;Mi è successo di mettermi a scriverlo dopo aver letto quanto afferma Isabel Allende a proposito della differenza tra “romanzo” e “racconto” (v. post CITAZIONI). Mi sono ritrovata a chiedermi se non avessi dunque nemmeno un racconto che anche a me “cadesse dal cielo” (come scrive lei) o che “mi sgorgasse spontaneamente dentro” (come dico io). Ho chiuso gli occhi e ho lasciato la mia mente vagare libera alla ricerca di un racconto che fosse in qualche modo “già scritto” dentro di me: un’idea, una piccola storia troppo striminzita per mutarsi in romanzo, eppure con un suo piccolo intreccio, uno svolgimento, un messaggio. Stranamente l’ho trovato. Così l’ho scritto, tutto d’un fiato. Dopo ho solo revisionato un po’ il testo e lo stile, aggiustando qua e là. E’ incredibile la facilità, l’immediatezza con cui si può scrivere un racconto (nel caso, un “racconto lungo”), se paragonata alla “fatica” di scrivere un romanzo. Come distingue bene l’Allende, il racconto è tutto nell’ispirazione. In questo caso l’ispirazione c’era. E &lt;em&gt;voilà&lt;/em&gt;!&lt;br /&gt;Ne è uscito qualcosa di buono? Non lo so, non tocca a me dirlo. L’ho fatto leggere a due persone, e sembra che entrambe l’abbiano apprezzato. La cosa mi ha fatto piacere, ma non per questo me ne sento particolarmente compiaciuta. Personalmente resto persuasa che, per l’esordiente, scrivere racconti sia come “nuotare nella piscina dei piccoli”. E’ un’opinione controcorrente, lo so.&lt;br /&gt;Quasi tutti gli esordienti scrivono valanghe e valanghe di racconti. Siamo tutti grafomani, e siccome scrivere un racconto è molto più FACILE che scrivere un romanzo, noi scriviamo, scriviamo, scriviamo − praticamente tutto quello che ci passa per la testa. E che “forma” potranno mai assumere tutte queste valanghe di pagine (se non sono lettere o blog)?&lt;br /&gt;Ma quella dei racconti, naturalmente! Perché il racconto si presta a tutti i formati: si va dalle 3 cartelle (così di moda), alle “massimo 10”, per arrivare al cosiddetto “racconto lungo” e finire col “romanzo breve”. Recentemente è venuto di moda perfino il “racconto di un sola riga”! E basta dare un’occhiata al panorama dei concorsi letterari per vedere quanti ne vengono scritti. Non che ci sia in questo qualcosa di male. No. Però, se è vero che ritengo FACILE scrivere un racconto (basta un minimo d’ispirazione e saper scrivere in un italiano decente), personalmente ritengo DIFFICILISSIMO scrivere un “buon racconto”. Perché?&lt;br /&gt;Semplicemente perché non tutte le ispirazioni sono poi davvero così “buone”. Perché non tutte le pagine di parole − magari anche molto bene accostate, d’accordo – dicono qualcosa a chi legge (=interessano). Parecchi racconti, a mio giudizio, sono più uno sfogo personale, un puro esercizio, liberi pensieri e libere fantasie messe su carta solo per l’autocompiacimento di chi scrive. E, sempre a mio opinabile giudizio, farebbero spesso meglio a restare appunti privati, germi di idea, da utilizzare magari un giorno per qualcosa di meglio strutturato. Io resto con la pelle d’oca e il fiato mozzato quando leggo o rileggo i racconti di Borges (Finzioni) o quelli di Buzzati. Anche quando ne leggo qualcuno della Bachmann o di Christa Wolf. Ma difficilmente mi succede la stessa cosa quando leggo i nostri. Mancano sempre di qualcosa ai miei occhi. Sostanzialmente, &lt;em&gt;non hanno le ali&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Ecco perché considero il nostro (=di noi esordienti) fin troppo prolifico scrivere racconti solo un continuo sguazzare nella piscina dei piccoli. Ci si diverte, certo. E può essere anche un buon esercizio. Ma “la piscina dei piccoli” va bene per cominciare. L’aspirante nuotatore, di solito, vuole cimentarsi anche con il mare aperto. E non ha senso che continui imperterrito a spendere le proprie energie a sguazzare in un metro d’acqua. Meglio che si alleni per affrontare il mare. Poi, dopo, quando avrà provato l’emozione di tenersi a galla dove non tocca, e dove le onde salate lo trascineranno, allora potrà anche − all’occasione − tornare a giocare nella piscina dei piccoli per una nuotatina meno impegnativa. O almeno, io la penso così.&lt;br /&gt;Mi colpisce allora la moda dei “racconti a tema”, e a lunghezza prestabilita, che domina il mondo di premi e concorsi. Confesso, infatti, che sono andata a dare un’occhiata ai concorsi letterari esistenti per vedere se ne trovavo qualcuno a cui provare a spedire questo racconto. Così, giusto per sottoporlo al giudizio di altri.&lt;br /&gt;I siti a disposizione sono molti. Per comodità farò riferimento a quello che mi è sembrato il più chiaro ed esaustivo, limitatamente ai concorsi in data attuale non scaduti: &lt;a href="http://www.concorsiletterari.net/"&gt;http://www.concorsiletterari.net/&lt;/a&gt; .&lt;br /&gt;Poiché non scrivo ormai più poesie, mi sono limitata a considerare la sezione di narrativa. Il sito in questione presenta ben 44 concorsi raggruppati sotto la voce “racconti” (43, escludendo quello che richiede piuttosto un articolo giornalistico). Di questi, 19 sono a partecipazione “gratuita”, mentre i restanti richiedono una quota di partecipazione che va dalle 10 alle 35 euro. I premi per i vincitori vanno dai premi in denaro (abbastanza rari), ai buoni acquisto, alle varie targhe-coppe-attestati, fino ai viaggi/soggiorno vacanza o altro. Ma sicuramente quasi tutti i concorsi si impegnano alla pubblicazione delle opere vincitrici (e spesso anche delle finaliste e di altre).&lt;br /&gt;Ma passiamo a considerare i requisiti di lunghezza richiesti per i “racconti” da inviare.&lt;br /&gt;Tra i 44 concorsi considerati sono ben 27 a richiedere racconti la cui lunghezza massima non deve superare un numero di cartelle standard (30x60) variabile da 1 a 10 (di questi, 4 esigono racconti di una sola pagina; mentre ben 18 si assestano su una lunghezza massima compresa tra 1 e 5 cartelle). Ne restano 3 che sono disposti a considerare racconti di una lunghezza compresa tra le 13 e le 30 cartelle standard. Otteniamo così un totale di ben 29 concorsi limitati (per la sezione “narrativa”) a racconti di lunghezza predefinita di un numero massimo di 30 cartelle.&lt;br /&gt;Solo 6 concorsi sembrano non avanzare richieste specifiche riguardo alla lunghezza ammessa. E infine 8 fanno spazio a veri e propri romanzi, o almeno ai cosiddetti “romanzi brevi/racconti lunghi”.&lt;br /&gt;Rispetto al tema del racconto, troviamo invece 10 concorsi per quei racconti che potemmo definire “di genere” (giallo, horror, fiaba, ecc.), mentre 3 forniscono un incipit e 19 forniscono una linea tematica a cui attenersi (o comunque un “vincolo” nella scelta della trama o dell’ambientazione). Solo 12 lasciano completamente libero il tema.&lt;br /&gt;Dei totali 44 concorsi considerati TUTTI, eccetto 9 (che si limitano a non farne menzione), prevedono la possibilità di PUBBLICAZIONE: 28 in forma cartacea , 4 solo come pubblicazione online, e i restanti 3 come possibilità discrezionale secondo modalità da definirsi. Ovviamente, a seconda delle dimensioni del racconto richiesto, si tratterà di volumetto singolo o di pubblicazione in antologie. Non è peraltro improbabile che anche nei 9+3 casi in cui non viene preso alcun impegno preventivo in merito, una qualche forma di pubblicazione abbia seguito.&lt;br /&gt;Preciso che tutte le cifre sopra riportate sono passibili di qualche minimo scarto nei conteggi, dato che non mi sono preoccupata di ripeterli per verificare di non aver commesso errori. Si prendano dunque come cifre semplicemente indicative. Ma eccomi dunque alla riflessione che ne consegue.&lt;br /&gt;Innanzi tutto, perché mai questa netta predominanza di richiesta di “racconti brevi” per una categoria che pur passa sotto il nome un po’ più estensivo di “narrativa”? Il racconto breve è davvero una così grande passione dei lettori, tale da giustificarne una domanda così massiccia da parte degli organizzatori di premi letterari? O è piuttosto una “passione” (…magari un “vizio”?) di chi scrive, all’insegna del “massimo risultato in minor tempo” (e conseguente massima prolificità)? O ancora è semplicemente un genere che torna immensamente “pratico”, soprattutto nel caso degli autori esordienti, perché consente di visionare più rapidamente gli scritti e di pubblicare antologie che poi saranno richieste (=vendute) agli esordienti stessi (per poterle poi distribuire entro la cerchia di familiari e conoscenti in virtù del proprio racconto che vi compare)?&lt;br /&gt;Mi sembra ovvio che più sono gli autori compresi nell’antologia e più sono i potenziali acquirenti dell’antologia stessa (il numero degli autori moltiplicato per il numero di familiari/amici che li accompagnano alla premiazione). E certo tutti noi, così bramosi di farci leggere e di vedere i nostri scritti prendere la dicitura di “pubblicati”, ne siamo felici. Ma c’è comunque davvero da parte dei lettori una tal brama di “antologie a tema” da motivarne il proliferare?&lt;br /&gt;Mi sbaglierò, ma a me non sembra. Quando vado in una libreria, ne trovo pochissime (se poi ne trovo). E allora non sarebbe forse saggio pensare che quell’antologia sarà comunque una pubblicazione letta essenzialmente solo dai nostri cari colleghi autori esordienti (posto che gli altri che vi compaiono diano davvero un’affrettata lettura agli altrui racconti, oltre a rimirar compiaciuti il proprio)?&lt;br /&gt;Ma il paradosso è forse ancor più grande proprio nel caso del “racconto lungo”, che probabilmente ha bisogno di un libriccino tutto per sé. E alcuni concorsi sembrano effettivamente offrire la pubblicazione gratuita del racconto vincitore in un decoroso volumetto singolo, talora perfino regalandone all’autore un numero spropositato di copie.&lt;br /&gt;Ma che me ne farò mai io, sconosciuta esordiente, di una quarantina di copie di un raccontino da quaranta cartelle? Non è un romanzo e non è una “raccolta dei miei racconti”. Non è né carne né pesce, insomma. Solo un bel dono da fare a Natale, giusto per compiacere il mio ego, ad amici che non avranno nessuna voglia di leggero. Oppure mi verrà voglia di stendere un tappetino sul marciapiede ai mercati (come amano fare i nostri extracomunitari) e provare a venderlo? C’è forse qualcuno che mai lo comprerebbe?&lt;br /&gt;Ecco, non so se le mie opinioni sono eccessivamente drastiche, ma a me sembra che noi – noi esordienti, intendo – giochiamo troppo spesso a prenderci in giro coi troppo facili traguardi, perdendo di vista le soddisfazioni vere a cui dovremmo tendere. Certo, lo facciamo perché le “soddisfazioni vere” sono traguardi lontani, faticosi, difficilissimi da raggiungere, forse quasi improponibili. E ci accontentiamo allora di glorie effimere, come la vincita di questo o quel concorso, con il nostro raccontino di poche pagine. Poiché la pubblicazione seria, vera, ci sembra irraggiungibile, ci accontentiamo dei suoi surrogati. Sarà allora, per alcuni, l’editoria a contributo, che non a caso è stata battezzata &lt;em&gt;vanity press&lt;/em&gt;. Saranno i concorsi letterari per altri. &lt;em&gt;Vanity press&lt;/em&gt;, da un lato. &lt;em&gt;Vanity competition&lt;/em&gt;, dall’altro. I “veri” autori vedono di solito pubblicate “raccolte dei LORO racconti” piuttosto che loro racconti pubblicati in “antologie a tema”. E questa differenza, secondo me, NON è marginale.&lt;br /&gt;Certo, come esercizio di scrittura il racconto ci può servire. Ma come funziona allora la partecipazione a questi concorsi? Tiriamo fuori dal cassetto il nostro racconto già scritto, contandone le parole, il numero di caratteri, il numero di cartelle standard, e lo spediamo al concorso di cui il numero di cartelle è rispettato, oppure ci mettiamo a scriverlo di punto in bianco nel rigoroso rispetto dei limiti di lunghezza consentiti? Qual è l’ispirazione che lo muove, che lo fa nascere? Il tema che ci viene suggerito dal concorso? O piuttosto andiamo a cercarci quel concorso a cui si adatta il tema del nostro racconto già scritto?&lt;br /&gt;Sinceramente non ho ancora ben capito come la cosa vorrebbe funzionare e a "cosa" ci vorrebbe "educare". Ad essere sintetici? A scrivere a comando sugli argomenti più disparati? Sono queste le virtù di uno scrittore?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ogni volta che leggo di un concorso a tema predefinito mi vengono in mente i vecchi “temi” che ci davano da scrivere fin dalle elementari. Abbiamo dunque davvero tanta smania di rimetterci a scrivere qualcosa di analogo a quei “compiti in classe” che tanto a lungo hanno accompagnato i nostri anni di scuola?&lt;br /&gt;Però è vero che un “racconto” è qualcosa di diverso dai vecchi “temi in classe”. Dovrebbe raccontare una piccola storia, e i vecchi “temi” di solito non ci chiedevano questo. Allora, forse, i tanti concorsi oggi esistenti sono un po’ la nostra “scuola di scrittura creativa”, che ci stimola l’immaginazione con argomenti o incipit spesso anche molto strampalati, ma proprio per farci provare a scrivere qualcosa “su ordinazione”, con il vantaggio di poter avere poi una giuria che valuta la nostra produzione. Ma avranno fatto così anche i Borges, i Buzzati, le Allende? Avranno, cioè, “scritto su ordinazione” anche loro?&lt;br /&gt;Io non ne sono molto persuasa. E ho paura che i concorsi per racconti inediti siano solo il canale di sfogo delle nostre frustrazioni letterarie. Certo, lo so, se si prendono a modello i Grandi Autori si rischia perfino di apparire vanagloriosi. Ma se ho bisogno di farmi guidare da una luce, io – non so voi – preferisco quella di un faro luminoso all’orizzonte piuttosto dell’intermittenza di uno sciame di lucciole. Poi, magari, non arrivo da nessuna parte comunque. Ma aspirare ad imitare modelli di alta statura − morale o letteraria che sia − mi sembra un buon principio per chiunque si renda conto che deve ancora “crescere”. E non ho mica detto che poi ci riuscirò, ad emularli davvero!&lt;br /&gt;Ecco perché alla fine ho rinunciato all’idea di presentare a qualcuno dei pochissimi concorsi senza restrizione di lunghezza il mio racconto di 38 cartelle standard. Mi sono detta semplicemente: &lt;em&gt;non cadere in tentazione, è solo un raccontino&lt;/em&gt;. E nessuna targa, attestato o altro − nemmeno un eventuale primo premio − me lo trasformerebbero in qualche cosa di “importante”. Né compenserebbero le mie infinite frustrazioni relative alle traversie de &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt;, eterna spina nel mio fianco.&lt;br /&gt;Certo, &lt;em&gt;chi si accontenta gode&lt;/em&gt; – dice il proverbio. E, poiché io non so accontentarmi, godo ben poco. Ma accontentarsi di raggiungere la cima della collinetta, quando si aspira alla montagna, significa solo prendersi in giro e distogliersi dalla vetta.&lt;br /&gt;Poiché tuttavia non nego che NON mi piace lasciare quello che scrivo nel cassetto, e gradisco esser letta e raccoglier pareri e critiche, ora che c’è questo meraviglioso e democraticissimo mondo di internet ho pensato di optare, anziché per i concorsi, per l’ “autopubblicazione” online su uno dei siti che lo permettono. E magari (ma ancora non so se le due cose si autoescludono a vicenda) proporlo in valutazione a qualche sito amatoriale che esamina racconti inediti. Giusto per renderlo “leggibile” ad altri. La pubblicazione su carta, in questo caso, non mi interessa: non mi fa la differenza. Non penso che diventerei più “visibile” o “apprezzabile” presso qualche editore serio se un mio racconto riuscisse a vincere il Premio Letterario Città di Pinco Pallino o simili (esclusi dalla categoria i più celebri premi per romanzi inediti, tipo il Premio Urania per la fantascienza o il Premio Calvino per le opere prime). E non voglio spendere nemmeno la fatica di stamparlo e poi spedirlo a questo o quel concorso. Renderlo visibile online mi può decisamente bastare. La &lt;em&gt;vanity competition&lt;/em&gt; mi ha sedotta in altri tempi (ho anch’io il mio piccolo premio letterario vinto nel ’97), ma ormai non fa più per me. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ora, per gratificare la mia grafomania e il mio narcisismo mi faccio bastare questo blog (come ci sguazzo, dopo tutti gli anni trascorsi in passato a riempire pagine e pagine di "diari", che alla fine ho bruciato...) &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;A prossimo post la segnalazione del link per chi voglia eventualmente leggere il racconto, quando avrò deciso dove piazzarlo. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-2083491102968622981?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/2083491102968622981'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/2083491102968622981'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/07/concorsi-letterari-e-racconti-vanity.html' title='Concorsi letterari e racconti: the Vanity Competition'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-6534738742297394700</id><published>2008-07-28T03:44:00.000-07:00</published><updated>2008-07-28T23:11:27.683-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Contatto con Giulio Mozzi'/><title type='text'>Errata corrige</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Scopro oggi (a seguito di indiretta segnalazione da parte dell'interessato) di aver sempre erroneamente qualificato nei miei post Giulio Mozzi come "&lt;em&gt;editor di Sironi&lt;/em&gt;". Così infatti l'avevo trovato definito in diversi siti internet che lo riguardavano (non ricordo più quali). Sembra invece che debba piuttosto essere qualificato come "&lt;em&gt;consulente editoriale di Sironi&lt;/em&gt;". Ne prendo nota e segnalo qui la mia precedente imprecisione.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-6534738742297394700?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/6534738742297394700'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/6534738742297394700'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/07/errata-corrige.html' title='Errata corrige'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-2318561988756566112</id><published>2008-07-27T09:04:00.000-07:00</published><updated>2008-07-27T11:29:01.852-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Grande Azzurro in cammino...'/><title type='text'>Lungo è il cammino verso la "perfezione"...</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;E' di oggi l'email di risposta inviatami da Giulio Mozzi (Sironi editore) a seguito della sua lettura dell'ultima versione de &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Anche se un po' mi dispiace questo mio mettermi "in vetrina" e fare altrettanto dei &lt;em&gt;contatti professionali&lt;/em&gt; che altri instaurano con me in relazione ai miei tentativi di propormi come autrice esordiente, mi sento in dovere di registrare qui ogni avvenimento rilevante relativo a questo mio percorso. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ignoro se questo blog non sia magari destinato a nuocermi nei miei rapporti con gli editori, proprio perché mi sto giocando così in trasparenza, ma questo blog è nato come il mio "diario di percorso" (perché avevo bisogno di tenerlo &lt;em&gt;per me stessa&lt;/em&gt;, per tentare di dare un senso a ciò che stavo facendo), e siccome sono nell'era di internet e i contenuti mi sembravano sufficientemente condivisibili con altri, ho scelto di tenerlo in questa forma "pubblica", che in origine pensavo non avrebbe mai scovato nessuno. Ora non lo so più...&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Comunque spero che non me ne voglia Giulio Mozzi, se cito doverosamente qui a seguito la sua email di risposta. Personalmente ritengo di avergli dato in questo blog lo spazio che gli deve la mia riconoscenza, dove in un mondo di silenzi da parte degli editori (quelli a pagamento a parte), mi si è mostrato come una persona capace di degnarmi di attenzione NONOSTANTE TUTTO. E in fondo è soprattutto questo che ho inteso testimoniare qui: perché tra le risposte prestampate di rifiuto (o il silenzio=rifiuto delle convenzioni) e la risposta che propone il contratto di pubblicazione esiste evidentemente un'area intermedia di "contatto" che solo pochi offrono, e che Giulio Mozzi offre, o almeno posso testimoniare che l'ha offerta a me. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Devo anche dire, almeno nella mia esperienza, che è qualcosa di piuttosto scompaginante, perché è come stare in equilibrio sul filo, in bilico tra il precipitare e la possibilità di arrivare all'altra sponda. Ci si sente presi in considerazione, genuinamente (senza il secondo fine di un "contributo" da strappare), ma nel contempo ci si sente anche inadeguati, imperfetti, incapaci di trasformare il proprio scritto in quello che "dovrebbe essere" (e incapaci di capire quello che "dovrebbe essere"). Si "frigge" nell'attesa di un "verdetto" che ha valore diverso (=immensamente superiore) dai rifiuti o dai silenzio-rifiuti che siamo comunque abituati a ricevere. Ha un valore diverso perché viene da una persona competente che comunque ci ha guardati negli occhi, e che ci ha pure - in ogni caso - insegnato qualcosa. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quando ho iniziato questo cammino mi aspettavo tutto fuorché quello che mi è accaduto. Concepivo il "bianco" (proposta di pubblicazione) o il "nero" (rifiuto, o silenzio=rifiuto). Avevo messo in conto le lusinghe degli editori a contributo prefiggendomi di non considerarle e avevo deciso che dopo un certo numero di tentativi andati a vuoto con gli editori "veri" avrei comunque desistito. Quella vecchia telefonata di Giulio Mozzi è venuta nella mia vita a ribaltarmi i propositi e a scompaginarmi i piani. Non so se sia stato un bene o un male per me. Io sono una persona che non concepisce l'"accanimento" a nessun riguardo. Penso che tutto è nelle mani di Dio, e che le cose accadono se devono accadere e non accadono se non devono accadere. Il mio fatalismo è grande e mi ritiro da tutte le battaglie quando mi rendo conto che sono battaglie perdute in partenza. Però posso combattere ad oltranza se sono persuasa che è questo che, in qualche modo, si vuole da me. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Trovo ancora stupefacente che proprio io, sconosciuta, abbia avuto comunque un filo diretto (numero di cellulare, incontro, email) con un uomo che detiene le sorti di molti di noi. Questo filo diretto non è stato un "letto di rose", ma il "letto di rose" è solo quello dell'esordiente che si sente chiamare con una bella telefonata di proposta di pubblicazione del suo libro. Io ho cercato di condividere in uno spazio "pubblico" la mia esperienza proprio perché non è quella dei fortunati (o, meglio, meritevoli) che senza troppi sforzi riescono a pubblicare il loro romanzo. Ho voluto condividerla proprio perché penso di appartenere ad un gruppo minoritario, di cui c'è poca testimonianza su internet. Quello di chi non è né carne né pesce, e non si capisce ancora &lt;em&gt;se è in grado&lt;/em&gt; di scrivere qualcosa di decente oppure no. Io mi sento molto sola in questo "gruppo minoritario e silenzioso": TOC! TOC! C'è qualcun altro? (Mi sento la bollicina di sodio di certa acqua minerale...) E sfogo in questo blog tutti i miei interrogativi e le mie perplessità (e le mie incazzature, anche). Desistere? Perseverare? Sono queste le domande che mi tormentano...&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma veniamo alla risposta del Mozzi, dopo questa lunga divagazione. Eccovela:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;p&gt;"Gentile Egler Ghinato. Mi scuso per la momentanea sparizione. Ho finalmente letta la nuova versione del "Grande Azzurro". &lt;strong&gt;L'impressione, le confesso, è che ci siano dei miglioramenti - ma non decisivi.&lt;/strong&gt; Ora sono stremato - e sul piede di partenza per un po' di vacanza. Rientro il 13 agosto. La vacanza mi servirà anche per meditare un po' più accuratamente sui troppi testi che ho letti in questi mesi. &lt;strong&gt;Ci sentiamo dunque dopo il 13.&lt;/strong&gt; Cordialmente, giulio mozzi" (grassetto mio)&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Che dire? Rallegrarmi o amareggiarmi? &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Parla di "miglioramenti" (almeno non l'ho peggiorato!), ma li qualifica come "non decisivi".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Francamente io la percepisco come una vecchia bilancia a due piatti, dove su uno è posato un sacchettino di piume (i "miglioramenti") e sull'altro pesa una barra di piombo ("non decisivi"). &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Però mi dice che intende farsi sentire dopo la sua vacanza. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In realtà ormai avevo già interpretato il suo silenzio come suo totale "orrore" per la nuova versione, che non riteneva nemmeno degna di una risposta. Sono di indole pessimista, lo so.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E poi ho sempre in mente le parole che al tempo del colloquio mi disse nel congedarmi. Non le ricordo testualmente, ma erano in risposta alla domanda con cui chiedevo se potevo sottoporgli la nuova versione del GA nel caso avessi deciso di provare a riscriverlo. Mi disse che potevo, ma che allora avrebbe tratto la sua conclusione DEFINITIVA "su di me" (non semplicemente sul romanzo), e non ci sarebbero state sentenze di appello. O almeno io ricordo così il "succo" delle sue parole. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Così adesso mi dico: evidentemente il GA non va ancora bene e non è ancora pubblicabile. Però mi dice che intende farsi sentire al suo ritorno. Pare una porta aperta... Di solito, penso, quando si pronuncia una "sentenza di condanna senza appello" non c'è bisogno di risentirsi. Oppure mi sto solo illudendo?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma occorrerebbe dunque scrivere una SESTA versione del GA? E cosa c'è ancora da modificare?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mi sento stremata. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Comunque attenderò il suo ritorno per vedere se si farà sentire e per capirci di più. So già che se mi dirà cose davvero "illuminanti" ripudierò inevitabilmente anche questa versione.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Penso che se mai Rossano Trentin (agenzia letteraria T&amp;amp;Z) leggesse questo post avrebbe di che gongolare: "Non si può essere editor di se stessi", credo direbbe. Sì, ma perché una casa editrice che mi ha pur letta e ri-letta non mi propone allora semplicemente di far "aggiustare" il romanzo dai loro editor? Perché nessuno mi aiuta? Non hanno degli editor proprio per questo?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non avrei preclusioni, SE l'editing venisse da loro (e NON da un agente letterario!). &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ecco, l'ho detto, ma me ne scuso. In fondo so già la risposta. Non è possibile, perché il romanzo non ha ancora raggiunto quella "soglia di pubblicabilità" che lo renderebbe "aggiustabile" semplicemente con il lavoro di editing proposto dall'editore. Cioé non è ancora né carne né pesce: è un ibrido informe, una "potenza" che non riesce a diventare "atto".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non so proprio come tutto questo andrà a finire...&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-2318561988756566112?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/2318561988756566112'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/2318561988756566112'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/07/lungo-il-cammino-verso-la-perfezione.html' title='Lungo è il cammino verso la &quot;perfezione&quot;...'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-9040823112059272575</id><published>2008-07-25T08:58:00.000-07:00</published><updated>2008-07-26T08:01:03.539-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria a pagamento'/><title type='text'>Costi del codice ISBN a carico dell'autore?</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;Navigando in internet ho appena scoperto l'esistenza di un'ulteriore ingegnosa modalità con cui alcuni piccoli editori hanno trovato il modo di far &lt;em&gt;modicamente&lt;/em&gt; compartecipe l'autore delle spese relative alla pubblicazione del suo libro: &lt;strong&gt;chiedergli di sostenere le sole spese OPZIONALI relative al codice ISBN &lt;/strong&gt;(cui l'autore può, ovviamente, anche decidere di rinunciare). Mi è parso un espediente talmente "carino e interessante" che l'ho ritenuto degno di segnalazione.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ogni esordiente che tenti minimamente di informarsi rispetto alle possibilità di pubblicazione apprende ben presto che a fare la differenza tra un libro "pubblicato" e un libro semplicemente "stampato" dalla tipografia sotto casa è proprio il fatto che al libro venga attribuito un codice ISBN. I diversi siti di supporto agli esordienti mettono bene in guardia da quegli editori che non attribuiscono codice ISBN alle loro "pubblicazioni". Quindi è altamente probabile che l'autore desideri che il proprio libro abbia un codice ISBN, quando si rivolge ad un editore e non ad una tipografia. Ed ecco quindi da dove sortisce per alcuni editori la possibilità di un "piccolo guadagno" ricavabile dall'autore stesso proprio grazie alla questione "codice ISBN": se lo vuoi, il codice ISBN te lo devi pagare. Quanto?&lt;br /&gt;Sembra che le richieste vadano dalle 350 alle 480 euro.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lo so, sono cifre MODESTISSIME se paragonate alle cifre a tre zeri normalmente richieste dai cosiddetti "editori a contributo". Proprio per questo sono richieste che provengono da editori che prendono apertamente le distanze dall'editoria a contributo e che proclamano a gran voce di non far parte della categoria. E, a prima vista, ritengo che li si potrebbe perfino prendere sul serio, o almeno così era successo sulle prime a me mentre leggevo in internet le loro argomentazioni. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dirò di più. Ho avuto modo di approfondire la questione proprio a seguito della segnalazione di un ulteriore "editore non a contributo" da inserire nella mia "lista bianca editori", gentilmente pervenutami da un lettore del mio blog. Per scrupolo, prima di inserire il nominativo, ho voluto però cercare in internet ulteriori informazioni sull'editore, visto che so benissimo che un editore può non chiedere alcun contributo a Tizio (che quindi mi segnala il nominativo) ma chiederlo a Caio. E poiché la mia lista intende includere esclusivamente editori che si dissociano radicalmente dalla richiesta di contributi di QUALSIASI GENERE (=non li chiedono MAI), ho ritenuto di dover approfondire. Sono così incappata in un interessantissimo blog in cui si dibatteva proprio del modo di operare di suddetto editore segnalatomi(&lt;a href="http://simonagervasone.blogspot.com/2008/01/prima-bozza-giraldi-editore.html"&gt;http://simonagervasone.blogspot.com/2008/01/prima-bozza-giraldi-editore.html&lt;/a&gt; ). Qui ho scoperto che l'editore in questione si dissociava sì a gran voce dall'editoria a pagamento, ma:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;1) preventivando all'autore templi biblici per la pubblicazione del testo, gli dava comunque la possibilità di "accelerarli" sostenendo a sue spese i costi di impaginatori esterni (visto che la casa editrice è oberata di lavoro); tali costi erano però da ritenersi puramente OPZIONALI: a discrezione dell'autore; e mi par si capire che se ne prospettino poi altri, di varia natura e COMUNQUE OPZIONALI, in fase di promozione e presentazioni del libro, almeno stando a quanto raccontano autori che ne hanno avuto esperienza diretta;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;2) viene richiesta, sempre come SPESA OPZIONALE, quella relativa all'attribuzione del codice ISBN, per la quale sembra che si debbano pagare dalle 350 alle 480 euro.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;A quel punto mi sono trovata indecisa sul fatto di inserire o meno il nominativo dell'editore sulla mia lista "bianca" di editori "puri". Ho così approfondito la questione direttamente col lettore che mi aveva positivamente segnalato l'editore e ho scoperto che effettivamente anche a lui fu proposta la "spesa" per il codice ISBN, ma semplicemente non la accettò perché fu abbastanza furbo da accertarsi prima dei costi effettivi di attribuzione del codice.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;A quanto ammontano dunque i costi di attribuzione del codice ISBN?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ho verificato di persona sul sito che affronta l'argomento e riporto qui sotto le cifre indicate:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;Ril. tela &lt;strong&gt;Euro 10,00&lt;/strong&gt; ISBN 978-88-17-45346-2&lt;br /&gt;Cartonato &lt;strong&gt;Euro 7,00&lt;/strong&gt; ISBN 978-88-17-45347-9&lt;br /&gt;Brossura &lt;strong&gt;Euro 5,00&lt;/strong&gt; ISBN 978-88-17-45348-6&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(&lt;a href="http://www.isbn.it/sidemenutop/dove/tabid/825/Default.aspx"&gt;http://www.isbn.it/sidemenutop/dove/tabid/825/Default.aspx&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;Conclusioni?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ho deciso che un editore che spaccia un costo di 5-15 euro come un costo di 350-480 euro, per quanto commetta sicuramente un peccato solo "veniale" rispetto a quelli che domandano anche 7000 euro per una pubblicazione a contributo, NON merita comunque di essere incluso nella "mia lista bianca". La "purezza" è una virtù che non tollera nemmeno piccole "macchie" opportunistiche. O almeno, io la penso così.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;Colgo infine l'occasione per ringraziare chiunque si metta in contatto con me per aiutarmi ad incrementare la lista o per propormi segnalazioni rilevanti rispetto ai contenuti di questo blog.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-9040823112059272575?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/9040823112059272575'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/9040823112059272575'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/07/costi-del-codice-isbn-carico-dellautore.html' title='Costi del codice ISBN a carico dell&apos;autore?'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-2777809653119194244</id><published>2008-07-19T03:19:00.000-07:00</published><updated>2008-07-19T03:30:15.927-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Citazioni'/><title type='text'>Il romanzo e il racconto</title><content type='html'>Isabel Allende, &lt;em&gt;Paula&lt;/em&gt;, Feltrinelli, Milano, 1994, p. 303:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Il romanzo è un progetto di lungo respiro in cui contano soprattutto la resistenza e la disciplina, è come ricamare un arazzo complesso con fili di molti colori, si lavora sul rovescio, pazientemente, punto per punto, curando i dettagli perché non rimangano nodi visibili, seguendo un disegno vago che si apprezza solo alla fine, quando si colloca l'ultima gugliata e si rovescia l'arazzo per vedere il disegno finito. Con un po' di fortuna il fascino dell'insieme dissimula i difetti e le goffaggini del lavoro. Invece in un racconto si vede tutto, non deve avanzare né mancare nulla, si dispone dello spazio esatto e di poco tempo, se si corregge troppo si perde quella ventata d'aria fresca di cui ha bisogno il lettore per spiccare il volo. E' come scagliare una freccia, ci vogliono istinto, pratica e precisione da buon arciere, forza per tirare, occhio per misurre la distanza e la velocità, fortuna per centrare il bersaglio. Il romanzo si fa grazie alla laboriosità , il racconto grazie all'ispirazione; per me è un genere difficile come la poesia, non credo che lo tenterò di nuovo, a meno che i racconti non mi cadano dal cielo come quelli di Eva Luna. Ancora una volta comprovai che quello che passo da sola a scrivere è il mio tempo magico, l'ora delle stregonerie, l'unica cosa che mi salva quando tutto attorno a me minaccia di crollare."&lt;/div&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;br /&gt; &lt;/blockquote&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-2777809653119194244?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/2777809653119194244'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/2777809653119194244'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/07/il-romanzo-e-il-racconto.html' title='Il romanzo e il racconto'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-6070505791442118660</id><published>2008-07-17T10:39:00.000-07:00</published><updated>2008-07-17T12:21:15.617-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria a pagamento'/><title type='text'>A proposito di editori "a contributo": interscambio di email con ExCogita</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Mentre stavo "facendo pulizia" nella mia posta elettronica mi sono imbattuta in un vecchio interscambio di email risalente al novembre scorso con l'editrice ExCogita (&lt;a href="http://www.excogita.it/"&gt;http://www.excogita.it/&lt;/a&gt; ), al tempo in cui non avevo ancora imbastito la mia piccola lista bianca di editori NON a contributo e avevo ancora l'ingenuità di contattare un editore proponendogli ENTRAMBI i miei romanzi, senza operare scelta preventiva. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Poiché ritengo che questo (lunghissimo) interscambio di opinioni possa essere di qualche interesse per altri, ho pensato che il signor Alvaro Bertani non me ne vorrà se rendo pubbliche le nostre vecchie email, avendo cura di NON operarvi alcun taglio, onde evitare di "distorcere" in qualsiasi modo il pensiero dell'interlocutore. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mi astengo peraltro da ogni commento, limitandomi ad evidenziare in grassetto sui testi i passi che mi sembrano più rilevanti.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;Ecco innazi tutto la mia originaria email del 24 novembre 2007:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;"&lt;em&gt;Spett. Excogita,&lt;br /&gt;mi chiamo Egler Ghinato e appartengo alla categoria delle "autrici esordienti". Ho visitato con interesse il Vs sito, che ben presenta la problematica della mia categoria di appartenenza, e pare proporsi come una possibile soluzione per autori sconosciuti, se considerati meritevoli. Quello che scrivete è verissimo: un esordiente difficilmente riesce anche solo a far leggere i suoi lavori.&lt;br /&gt;Mi permetto quindi di sottoporre alla Vostra attenzione le sinossi di due miei romanzi inediti, unitamente al primo capitolo di ciascuno, per darvi un'idea dei contenuti e dello stile. Sono due romanzi di genere completamente diverso, accomunati però da un'analogo orizzonte etico-spirituale. Dei due, considero Il Grande Azzurro un romanzo più divulgativo, di agevole lettura, per la trama serrata e il ritmo incalzante. L'Appuntamento è un romanzo complesso, quasi un romanzo-saggio. Preferisco sottoporveli entrambi, perchè mi risulta troppo difficile "indovinare" quale dei due potrebbe eventualmente destare interesse da parte Vostra. Sarei felice di inviarvene copia, anche in forma cartacea (se richiesto), qualora possiate ritenere anche solo uno dei due degno di una più approfondita valutazione. Mi astengo tuttavia dal sottoporvi in prima battuta la lettura di ambedue le opere intere, per uno scrupolo di correttezza nei Vostri riguardi, dato che &lt;strong&gt;ritengo opportuno precisare da subito che NON sono disposta a pubblicare con contributo.&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;So benissimo come questo costituisca per l'esordiente forse l'unico modo di venire pubblicato e come le attuali condizioni del mercato editoriale rendano probabilmente irrealistica e velleitaria ogni altra aspirazione&lt;/strong&gt;. &lt;strong&gt;Purtroppo non ho avuto modo di intendere dal vostro sito se è appunto questa opzione che si intende con riferimento allo "scrivere al Sultano turco" (L'esordiente è mosca molesta per i grandi editori, ma è spesso "ricercatissimo" da una piccola editoria che riesce a sopravvivere proprio perché trae i suoi profitti dagli Autori stessi: legittima soluzione, che tuttavia non mi interessa).&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Nel dubbio sull'interpretazione da dare alle Vs parole, Vi contatto comunque e resto in attesa di un auspicato riscontro. Cordiali saluti. Egler Ghinato" &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;Segue "lunga risposta" del 25 novembre 2007:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;"&lt;em&gt;Gentile signora,&lt;br /&gt;la sua mail mi ha particolarmente colpito per la veemenza e per le certezze che si intravedono tra le righe e (come vede è domenica, ma sto lavorando) prima ancora di leggere i due primi capitoli dei suoi lavori -onde non farmi influenzare- ho deciso di risponderle con una lunga mail, contraria alle mie abitudini, ma che spero possa essere illustratrice di un mondo, quello dell'editoria, e in particolare dell'editoria minore, tale da chiarire e fugare dubbi e incertezze. O di accrescerli.&lt;br /&gt;Ciò che leggerà di seguito è scritto da me per puro esercizio (esercizio in cui si rivelano però parecchie verità) non per difendere a tutti i costi la piccola editoria, né per giustificare un comportamento commerciale normalmente diffuso e accettato, ma solo per evidenziare dall’interno le particolarità di un mondo che, altrimenti, visto da fuori, sembra diverso da ciò che è in realtà e del quale -sempre dall’esterno- non si riesce a interpretare la logica di comportamento.&lt;br /&gt;Tanto per iniziare, due delle frasi che si sentono ripetere ormai da anni da un qualsiasi scrittore esordiente -convinto in buona fede di dire cose assolutamente originali- sono:&lt;br /&gt;1) Il mio libro interessa tutti;&lt;br /&gt;2) Tutti quelli che l’hanno letto hanno detto che è: (a scelta) bellissimo, interessantissimo, incisivo, è un vero capolavoro, “…con quello che si pubblica oggi…”, concludendo con un “…questo devi farlo pubblicare…”, consiglio che l’autore -suo malgrado, sembrerebbe, tanto è modesto quando si accomoda davanti alla scrivania dell’editore- accetta quasi controvoglia.&lt;br /&gt;Per il punto primo devo dire che dei circa quattrocento dattiloscritti inediti che arrivano in una qualsivoglia redazione ogni anno (molti di questi vengono spediti a diverse case editrici contemporaneamente), almeno l’80% è composto da un considerevole numero di innocenti fogli A4 (meno l’autore ha da dire e più scrive) imbrattati di toner sotto forma di lettere dell’alfabeto il cui contenuto -in senso narrativo- è semplicemente una cronaca delle banalità accadute nella propria esistenza, un racconto che non desterebbe interesse nemmeno nei genitori dello scrivente. Del restante 20% invece, si intravede a volte qualcosa di buono, qualcosa che vale la pena tentare di far emergere: bisogna quasi sempre lavorarci sopra, fare editing e revisioni, correggere, sostituire, a volte stravolgere per ottenere un prodotto che regga l’impatto, ma, se l’autore accetta che un estraneo metta mano al suo lavoro, si può fare. Purtroppo, però, pare che togliere anche solo una virgola di ciò che ha scritto sia per l’autore un supplizio, se non un vero e proprio attentato al capolavoro che egli ha partorito; in questo modo, più che un lavoro, l’editing si trasforma in una guerra combattuta tra l’editor che toglie l’inutile e l’autore che immancabilmente dichiara che quell’inutile è essenziale. Tuttavia, tra alti e bassi e con grande fatica, si prosegue. Non sempre si riesce a ottenere un buon risultato, ma, nella maggioranza dei casi, si arriva alla pubblicazione.&lt;br /&gt;Del punto secondo, invece, va detta subito una cosa essenziale: il vero caso letterario non esiste più. L’ultimo è stato Il Gattopardo che Giorgio Bassani fece pubblicare da Feltrinelli, nel 1958 (e di cui scrisse anche la prefazione), dopo che Tomasi di Lampedusa si era sentito rifiutare la pubblicazione da un considerevole numero di eminenti case editrici, tra cui Einaudi e Mondadori. Oggi, i casi letterari vengono costruiti a tavolino dagli uomini di marketing delle grandi case editrici (quelle poche rimaste) e allora vediamo i vari Cento colpi di spazzola (et similia) andare a ruba nelle librerie. Ma la costruzione di un caso letterario si fa attraverso grandi investimenti pubblicitari, calcolati al centesimo, i quali devono portare alle casse della casa editrice, oltre all’investimento stesso, anche un congruo utile industriale. Per una piccola casa editrice i costi di pubblicità sarebbero proibitivi, mentre (ironia della sorte) non lo sono per le grandi case: che cosa costa alla Rizzoli o alla Mondadori fare pubblicità -la prima sul Corriere, ad esempio- sulle varie testate di cui dispongono? Nulla, naturalmente. Un caso a parte è rappresentato dai libri (si fa per dire) scritti dai vari cabarettisti i quali, non appena hanno inventata una battutina appena decente (se detta una sola volta) e dopo aver continuato a ripeterla fino allo sfinimento dell’ascoltatore, si sentono in dovere di propinarla anche attraverso la carta stampata. E l’ascoltatore/lettore, quasi per induzione ipnotica, attraverso la cassa di risonanza televisiva, viene spinto a comperare il libro del suddetto comico: con tutti i suoi pregi e i suoi difetti la Tv è lo strumento principe per convincere.&lt;br /&gt;Ma torniamo in tema. Per arrivare al nocciolo del punto 2, comunque, di solito viene chiesto all’autore: “E che cosa pensava che le dicessero amici e parenti?” L’autore guarda smarrito l’interlocutore che prosegue (non c’è assolutamente cattiveria, né voglia distruttiva, in quest’ultimo, ma solo realismo): “Mamma, papà, fratelli e amici (dei quali qualcuno nemmeno lo apre, il dattiloscritto) non possono rispondere diversamente. Se qualcuno dicesse che il libro è brutto, non convince, non vale niente, sa che scatenerebbe ostilità a non finire, magari liti, magari il troncare di un rapporto. Dicendo che è bello, gradevole, da pubblicare, soddisfano l’ego dell’autore, della sua mamma, del suo papà ed evitano discussioni sgradevoli.”&lt;br /&gt;A questo punto c’è chi si risente e chi accetta, ma, in entrambi i casi, l’editore perde parecchi punti della sua credibilità fino a scadere quasi nell’incompetenza. Pazienza. E’ preferibile che un rapporto, quando inizia, sia basato sulla chiarezza e non sull’illusione e, se venisse dichiarato aprioristicamente valido ciò che al riscontro non lo è, l’editore farebbe un cattivo servizio non solo a sé e alla casa editrice, ma anche all’autore stesso.&lt;br /&gt;Un’ultima considerazione va fatta ed è quella che riguarda il comportamento commerciale delle case editrici. Pur gravitando nel medesimo ambito lavorativo, le grandi case editrici vivono una vita totalmente diversa dalle piccole. Le grandi hanno dalla loro i finanziamenti, i “fondi perduti” in conto capitale, i provvedimenti governativi, le agevolazioni, le banche e molto altro; di contro le piccole case non hanno nulla se non il dovere di investire il poco di cui dispongono, pagare le tasse, pagare i fornitori, pagare il personale, pagare i diritti d’autore, subire la sfiducia delle banche, incassare i ricavi a distanza di mesi, se non di anni, dai librai. Che, stranamente, si scordano sempre di mandare l’assegno o fare il bonifico...&lt;br /&gt;Però le piccole case editrici hanno qualcosa in cambio. Sono diventate il serbatoio degli esordienti, il mare magnum di coloro che si affacciano per la prima volta nell’editoria. E lo sono diventate per un semplice motivo: le grandi case editrici non prendono in considerazione gli esordienti (se non quando decidono di creare di uno su un milione di loro il nuovo caso letterario dell’anno), non leggono (e lo dichiarano da tempo) i dattiloscritti che arrivano nelle loro redazioni, limitandosi al più -quando l’ultimo dei redattori si ricorda di farlo- a mandare una lettera all’aspirante scrittore in cui si dice che sì, il libro potrebbe anche andare bene, ma non rientra nel piano editoriale, salvando capra e cavoli: l’autore non riceve un colpo al cuore e la casa editrice non si impegna in nulla.&lt;br /&gt;Ecco che allora entrano in gioco le case editrici minori, ma qui, siccome la realtà lavorativa è differente, l’autore deve fare i conti, assieme all’editore, con essa.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Pubblicare “al buio”, senza un minimo di certezza, è solo un suicidio economico: per quale motivo un editore dovrebbe impegnare risorse umane e capitali su un libro scritto da uno sconosciuto autore che il libraio (incredibilmente primo nemico di piccoli editori e di autori esordienti) non metterà mai in vetrina e non spingerà mai presso il pubblico di lettori? Qual è la molla che potrebbe spingere un editore a buttarsi in un’impresa di questo genere? Una sola: la speranza di imbattersi in uno scrittore vero, uno di quelli che sfonderanno e che renderanno celebre, non solo se stesso, ma anche la casa editrice che lo ha pubblicato. Pura utopia, come abbiamo visto parlando dei casi letterari, tuttavia l’editore ci spera sempre con fede incrollabile. Di contro, però, bisogna fare i conti, in senso stretto: i conti con i conti. Bisogna far quadrare i bilanci, le spese non devono superare le entrate, dare e avere devono, quanto meno, pareggiare, e sarebbe già una bella vittoria. E allora, assieme all’autore, è necessario studiare una qualche formula che consenta all’autore di essere pubblicato e all’editore di non soccombere. E poi mettersi insieme alla finestra e aspettare che i frutti, se ci saranno, maturino.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Alfieri, Joyce, Pasolini (tanto per citarne alcuni) e molti altri nomi importanti della letteratura, hanno pubblicato a proprie spese (autori APS, come li definisce Umberto Eco nel suo Pendolo di Foucault), agli inizi della carriera: ricordo una lettera di Vittorio Alfieri a un amico in cui -parlando del suo Ettore Fieramosca- lo scrittore dice che, pur credendo fermamente nella bontà e nella qualità del romanzo, spera di rientrare, con la vendita del libro, almeno dei danari spesi per la sua stampa e la sua pubblicazione. &lt;strong&gt;Sarebbero diventati ciò che sono diventati, gli scrittori sunnominati, se non avessero pubblicato in proprio? Non possiamo dirlo, non c’è controprova. Ma possiamo dire con certezza che, se sono diventati ciò che sono diventati, in parte lo devono anche al loro investimento iniziale. Chi dovrebbe avere più fiducia dell’autore stesso nel libro che egli ha scritto? Naturalmente ciascuno di noi, ciascuno di coloro che scrivono, è libero di ritenersi superiore ad Alfieri, a Joyce, a Pasolini e a tutti gli altri (persino gli imbrattacarte -e sono molti- lo pensano), ma è altrettanto naturale che non sia così, che la verità, per quanto scomoda e spiacevole, sia un’altra. E allora perché non cedere un po’ del proprio orgoglio, della propria superbia, della propria sicumera per raggiungere comunque un traguardo? Non è detto che adattarsi a un compromesso sia solo disdicevole o disonorevole. Non lo è. Anzi, in realtà potrebbe rivelarsi un notevole punto di partenza, un trampolino di lancio. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Per concludere, tuttavia -e senza voler tirare acqua al mulino della piccola editoria- va detto che esistono formule di collaborazione che addirittura consentono all’autore di rientrare quasi immediatamente dell’investimento (e magari con un piccolo guadagno). &lt;strong&gt;Nessuno deve sentirsi offeso se, per raggiungere uno scopo comune (l’editore pubblica i libri per venderli, non per tenerli in magazzino e l’autore li scrive perché siano letti), si rende necessario percorrere insieme una strada scomoda per entrambi: non dimentichiamo che i conti si fanno alla fine.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Una considerazione banale, ma triste, è che, a volte, dopo che l'editore ha profuso energie e, perché no, capitali, succede che l’autore che sia riuscito a ottenere un minimo di successo, che sia riuscito a farsi conoscere dal pubblico, grazie alla piccola editoria, solleticato da un’occasionale incontro con l’editoria maggiore, decida di abbandonare chi si è sacrificato per lui, chi ha creduto in lui, e di accasarsi presso un nome “più importante” (magari non ancora Rizzoli, Mondadori o Feltrinelli, ma è più che sufficiente un nome qualsiasi, basta che sia un cambiamento). Generalmente, quando questo accade, l’accordo con “l’altro editore” viene fatto di nascosto e solo quando non se ne può fare a meno, quando “l’altro” sta per pubblicare il nuovo libro dell’ormai ex "nostro" autore, si rende necessario dichiarare il cambio della guardia al “vecchio” editore. Certo, tutti cerchiamo sempre di migliorare, ma come sarebbe bello, come vivremmo tutti meglio se ci fosse una maggior chiarezza nei rapporti umani o, almeno, ci fosse fra scrittore (non più esordiente) ed editore (rimasto piccolo).&lt;br /&gt;Non è mai dato certo che il cambio porti davvero all’autore le migliorie prospettate, a volte succede il contrario. Cesare, se non sbaglio, diceva: “Meglio essere primo in Gallia che secondo a Roma…”&lt;br /&gt;Mi scuso ancora per la lunga mail e le invio i miei più cordiali saluti&lt;br /&gt;Alvaro Bertani&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;ExCogita Editoredi Luciana Bianciardi " &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;Segue mia replica del 25 novembre:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/blockquote&gt;"Gent.mo Alvaro Bertani,&lt;br /&gt;sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla sua lunga e immediata risposta alla mia email. Resto tuttavia perplessa sulla pertinenza dei suoi contenuti rispetto ai miei.&lt;br /&gt;Non mi pare infatti di avere affermato e nemmeno lasciato intendere tra le righe che "tutti quelli che hanno letto i miei due romanzi li hanno considerati dei capolavori" (punto 2), o che presumo "interessino tutti" (punto 1). Tant'è che personalmente mi sono guardata bene dal farli leggere ad amici-conoscenti-familiari, proprio perché ritengo assolutamente inutile sottoporre il testo ad un giudizio viziato in partenza dal legame di amicizia o di parentela che sussiste.&lt;br /&gt;L'UNICA PERSONA che ha letto i due romanzi è stato un lettore ANONIMO procuratomi dal sito Il rifugio dell'esordiente attraverso il loro servizio gratuito di Lettura Incrociata. Da lui ho ricevuto sia un caldo apprezzamento sia un meticoloso lavoro di editing (che mi ha aiutata a "pulire" il testo e a "tagliarvi" molte parti). Questa persona però non sapeva nemmeno il mio nome al tempo della lettura de L'appuntamento, e ha succesivamente instaurato con me fitti contatti via email in occasione de Il Grande Azzurro, ma a tutt'oggi non ci siamo mai incontrati di persona. Ritengo pertanto che la sua valutazione possa considerarsi sincera proprio perché non aveva motivo di farsi scrupoli a darmi un giudizio stroncante. Ma sono anche consapevole che si tratta del giudizio di un UNICO lettore, probabilmente con gusti e sensibilità affini ai miei.&lt;br /&gt;Mi sono infatti genuinamente allineata con le vostre affermazioni in merito al fatto che uno sconosciuto esordiente non trova solitamente presso la grande editoria nemmeno la possibilità di far leggere e visionare la propria opera (l'ho già constatato), e non solo di pubblicarla. Credo però di avere anche sottolineato che mi sono note le problematiche del mercato editoriale e che quindi comprendo perfettamente le ragioni sia del rifiuto degli esordienti da parte della grande editoria sia della richiesta di contributi per la pubblicazione da parte della piccola. &lt;strong&gt;Mi spiace pertanto che il solo fatto di aver dichiarato in partenza la mia non disponibilità a pubblicare con contributo economico abbia generato tanto fervore nella risposta. Perchè mai?&lt;br /&gt;Pensavo fosse corretto da parte mia precisarvelo in partenza, risparmiandovi in questo modo la fatica di leggere due opere abbastanza voluminose, se comunque poi non avreste avuto la mia adesione ad un'eventuale contratto con contributo a mio carico (ammesso, in via puramente ipotetica, che una delle due opere potesse destare il Vostro interesse...).&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Sulla questione dell' assunzione del rischio sussistono peraltro a mio avviso due punti di vista parimenti legittimi: che spetti all'autore stesso (secondo la Sua argomentazione), o che spetti comunque all'editore, secondo la mia filosofia (=a ciascuno i SUOI rischi: all'autore, il tempo e la fatica che impiega per scrivere qualcosa che rischierà di rimanere per sempre nel cassetto; all'editore, quello di selezionare chi e che cosa pubblicare, rischiando di non rientrare delle spese).&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lei però forse mi stava dicendo che un piccolo editore che pubblichi un autore sconosciuto NON rientrerà COMUNQUE delle spese (=suicidio economico). Verosimile. Ma allora non pubblicatelo e basta: non priverete la letteratura di nessun talento nascosto, perché quel centinaio di copie piazzate Dio-solo-sa-come non faranno la differenza, o la faranno solo per lui - che si riempirà la bocca definendosi "scrittore". Oppure pubblicatelo pure a sue spese, se questo vale a far contenti Voi e lui, e non nuoce a nessuno. Non intendevo affatto contestarvene il diritto. Ma non tentate di spacciarmi per "sana e giusta" questa "perversione" dell'odierno mercato editoriale e non stupiteVi se esiste anche chi non cede a questo tipo di lusinghe.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Infatti, proprio per la stessa ragione per cui non sento il bisogno di ottenere come gratificazione al mio scrivere il giudizio più o meno elogiativo di amici e parenti, non ritengo in alcun modo "gratificante" che un editore mi annunci di avere selezionato il mio romanzo e di considerarlo meritevole di pubblicazione, se poi mi propone semplicemente di pubblicarlo a mie spese... E' qualcosa che non mi convince, perché a quel punto - dovesse essere anche la più grande "schifezza" mai scritta - lui che cosa ci perderebbe? O vogliamo proprio prenderci in giro su questo?&lt;br /&gt;Non discuto che in questo modo molti esordienti possano avere il piacere e l'orgoglio di vedere le loro opere pubblicate. Sono però altrettanto convinta che proprio in questo modo vengano pubblicate moltissime "schifezze", purchè l'autore sia disposto a staccare un assegno ad almeno tre zeri. Magari non sarà il Vostro caso (non giudico chi non conosco!), se davvero cercate di operare una selezione attenta di quanto pubblicate. Ma non mi dite che non sapete che anche questa realtà editoriale esiste...&lt;br /&gt;Con questo, non voglio nemmeno affermare che i miei scritti siano "migliori" delle suddette "schifezze". Proprio perché non mi ritengo un "buon giudice" di quanto io stessa posso scrivere, non desidero pubblicare per mio personale velleitarismo, aggiungendo altra inutile pubblicazione alle già moltissime che non legge nessuno. Non mi interessa pubblicare per guadagnarmi tante belle copie invendute, con cui sommergere di regali gli amici e chiunque mi capita a tiro. Ritengo più dignitoso rinunciare in partenza.&lt;br /&gt;Perché mi piacerebbe, sì, tanto, riuscire a pubblicare qualcosa, ma mi piacerebbe soprattutto che quel libro venisse LETTO - e intendo: letto al di fuori della mia cerchia di conoscenze. Per questo sono convinta che potrò ritenere di aver scritto qualcosa di valido soltanto SE MAI un giorno un qualsiasi editore, grande o piccolo che sia, dovesse giudicare un mio scritto meritevole di pubblicazione accollandosene i rischi. E se questo non accadrà mai, va bene lo stesso: vuol dire che non sono capace di scrivere qualcosa di veramente "valido" e che avrò risparmiato al mondo dell'inutile carta stampata in più.&lt;br /&gt;Da ultimo, mi permetto (e non me ne voglia, ma ritengo opportuno che qualcuno tocchi anche questa nota dolente) di farLe presente che Lei non mi conosce e nulla sa della mia particolare condizione economico-finaziaria: è quindi una grande presunzione della nostra società del benessere quella di ritenere che tutti dispongano di denaro da "investire" per piccoli lussi, capricci, o "nobili intenti" che siano... Ci sono persone che questa opzione non ce l'hanno; ed è un insulto a chi non può permettersi spese di questo genere "dare per scontato" che TUTTI lo possano. O almeno, io la penso così. A franchezza, franchezza. Cordialmente. Egler&lt;/em&gt;"&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;Risposta conclusiva del 26 novembre scorso:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;"&lt;em&gt;Gentile signora,&lt;br /&gt;forse le è sfuggito un particolare della mia risposta, quello all'inizio, cioè, in cui dico che il mio è un puro esercizio per spiegare una generalità di comportamento. Non era mia intenzione affibbiare a lei i comportamenti generali, appunto, della quasi totalità degli aspiranti scrittori. Ciascuno di noi, poi, è libero di fare le proprie scelte esistenziali in base proprio alle situazioni in cui vive: agli scrittori (o presunti tali, mi creda ce ne sono in giro molti) le loro e agli editori (anche di questi ce ne sono di diversi generi) altrettanto.&lt;br /&gt;Spero sinceramente di vederla pubblicata e di dovermi magari pentire dell'occasione perduta.&lt;br /&gt;Cordiali saluti&lt;br /&gt;Alvaro Bertani&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;ExCogita Editoredi Luciana Bianciardi "&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div align="justify"&gt;Concludo ringraziando il signor Alvaro Bertani per avermi stimolata con queste sue email a documentarmi più diffusamente alla ricerca dei criteri che mi permettessero di distinguere nella piccola editoria gli editori a pagamento dai piccoli e seri editori che sono disposti, seppur raramente, a rischiare quell' "investimento in perdita" di cui il signor Bertani mi parlava.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Anche se probabilmente non riuscirò nell'impresa di trovare un editore non a pagamento disposto a pubblicare qualcosa di mio e dovrò inevitabilmente concludere che i miei romanzi non sono effettivamente degni interesse, resto ben salda nelle mie convinzioni di "non compromesso" rispetto al fenomeno dell'editoria a pagamento e sono grata al signor Bertani di aver acceso in me quella scintilla di rabbia che è poi stata la vera fonte di ispirazione di questo blog. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-6070505791442118660?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/6070505791442118660'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/6070505791442118660'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/07/proposito-di-editori-contributo.html' title='A proposito di editori &quot;a contributo&quot;: interscambio di email con ExCogita'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-8051671337729032796</id><published>2008-07-08T23:37:00.000-07:00</published><updated>2008-07-10T03:19:34.836-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Grande Azzurro in cammino...'/><title type='text'>Aggiornamenti di percorso</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Nessuna nuova, buona nuova&lt;/em&gt;: così sentenzia il proverbio. Ma sappiamo bene tutti che nei contatti con editori &amp;amp; affini vale esattamente l'opposto.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non avendo più avuto alcuna notizia da parte di Giulio Mozzi (dal quale già attendevo notizie, ma solo perché al telefono mi aveva lasciato intendere che mi avrebbe fatto sapere qualcosa per il 20 giugno), avevo ormai tratto la conclusione che il suo silenzio significasse evidente valutazione negativa della nuova versione del romanzo. Per mettermi definitivamente il cuore in pace (l'importanza che attribuisco al giudizio del Mozzi è forse spropositata, ma resta il fatto che ho riscritto il romanzo proprio per vedere se riuscivo a mettere a frutto le sue critiche e i suoi consigli), sabato 5 luglio ho osato inviargli un sms in cui domandavo due parole di conferma della mia deduzione silenzio=rifiuto .&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mi ha subito gentilmente risposto con un sms che diceva semplicemente: "&lt;em&gt;Non ho ancora letto. Tutto qui. Il volumetto è sul mio tavolo&lt;/em&gt;".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dunque, almeno su questo fronte, la partita è ancora aperta, anche se vado di giorno in giorno convincendomi di non avere nessuna speranza (l'ottimismo non è una mia virtù).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ancora nessuna notizia nemmeno da parte di Rossano Trentin della T&amp;amp;Z, ma qui le speranze erano già quasi inesistenti in partenza, visto il velleitarismo di poter pensare che un'agenzia programmaticamente abituata a lavorare sull'eding possa ritenerlo non indispensabile proprio sul mio romanzo (si vedano post precedenti).&lt;br /&gt;Invece, nel frattempo, ho potuto trovare in rete lunedì la comunicazione ufficiale dell'esito del Premio Urania 2007, al quale avevo presentato &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt; nella sua versione precedente. Risulta vincitore Donato Altomare con &lt;em&gt;Il dono di Svet, &lt;/em&gt;e finalisti insieme a lui: Marco Alessi (&lt;em&gt;Il traghetto polena&lt;/em&gt;), Marco Minicangeli (&lt;em&gt;Uomo&lt;/em&gt;) e Fabio Oceano (&lt;em&gt;Pianeta di ventura&lt;/em&gt;). &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In questo caso, nessuna delusione a non vedermi tra i finalisti: la versione che avevo spedito al concorso l'avevo già "ripudiata" io per prima, e mi ero inoltre persuasa nel frattempo che &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt; non è comunque un romanzo "in linea" con le pubblicazioni Urania. La sua particolare contaminazione di genere tra fantascienza e "fantastico" lo rende inadatto a concorrere ad un Premio così marcatamente "fantascientifico". Mi asterrò pertanto dal ripresentare al concorso la nuova versione.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Intanto, mentre già davo per persa ogni speranza sul fronte Mozzi, ho tentato ancora una volta di contattare (in questo caso con email; in precedenza avevo telefonato e mi era stato detto che non si accettavano più manoscritti in lettura) l'editore Santi Quaranta. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Si tratta probabilmente di una mia ingenua ostinazione: la serietà dell'editore e la sua capilare distribuzione nelle librerie del Triveneto me lo hanno fatto considerare fin dall'inizio con particolare interesse, ma soprattutto il dichiarato "orientamento cristiano" della casa editrice, che mi suggeriva potessero forse apprezzare nel GA la particolare coniugazione della tematica fantascientifica con quella etico-spirituale (sebbene le mie personali convinzioni religiose siano molto divergenti da quelle delle Chiese istituzionali). Sembra tuttavia che non riesca proprio a destare il loro interesse e a farmi leggere. La mia email non ha infatti ricevuto risposta.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Altrettanto silenzio anche sul fronte del mio recente tentativo di saggiare via email l'apertura o meno al genere fantascientifico/fantastico da parte di Alacràn Edizioni: al riguardo mi aveva intrigato l'attenzione da loro accordata alla narrativa di intrattenimento e i criteri dichiarati per la valutazione delle opere da pubblicare.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Grandiosa invece l'accoglienza che riserva ai manoscritti inviati la &lt;em&gt;neonata&lt;/em&gt; Penna Blu Edizioni, nuova casa editrice pugliese specializzata nel settore fantasy/fantascienza, ma ancora con nessun volume pubblicato. Si possono inviare i manoscritti via email (e confesso che è solo per questa ragione che ho inviato il testo, visto le perplessità che mi suscita un editore geograficamente così distante e ancora soltanto ai suoi primi passi, senza alcun catalogo da visionare): rispondono, e hanno perfino adottato un sistema di inserimento nel loro forum degli autori che inviano le loro opere, con assegnazione di un numero all'opera in valutazione e possibilità di visionare direttamente attraverso il sito e il forum lo stato della lettura in corso. Sinceramente non ho ancora ben capito come la cosa funzioni, ma raramente all'esordiente che invia un manoscritto capita di essere così "coccolato" da un editore NON a contributo (sull'assenza di contributi sono estremamente espliciti sul sito). Purtroppo, secondo me, questa è anche una chiara evidenza che a circa due mesi, o forse più, dalla loro comparsa ancora non li conosce quasi nessuno, e di manoscritti ne ricevono probabilmente ancora in quantità ridotta (ma sia chiaro: QUESTA E' SOLO UN'ILLAZIONE MIA!).&lt;br /&gt;Non posso infatti evitare un istintivo confronto con un'altra casa editrice, che ho praticamente "visto nascere" e che è invece decollata con stupefacente rapidità: edizioni Della Vigna, di Luigi Petruzzelli, che mi ha accolta come traduttrice (di un romanzo la cui pubblicazione continua ad essere misteriosamente procrastinata), ma - suppongo - proprio perché contattato sul nascere. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In origine sollecito e simpaticissimo (tanto di telefonata di auguri di Natale!), ha impiegato ben poco a trasformarsi nella Primula Rossa, secondo i canoni della categoria. In realtà mi sembra comunque un editore che sta lavorando bene e che si sta guadagnando un'effettiva visibilità e considerazione con indovinate scelte di pubblicazione (col contributo anche "mio", visto che ho caldamente indirizzato a lui un autore che penso gli abbia dato grosse soddisfazioni: Raffaele Olivieri, &lt;em&gt;Ombre a Venezia&lt;/em&gt;) Ormai sommerso dai manoscritti, Petruzzelli si è convertito alla richiesta in lettura dei soli estratti, mentre agli inizi richiedeva l'invio dei testi integrali. I "nuovi" editori bisogna proprio scovarli sul nascere, se si vuole avere qualche &lt;em&gt;chance&lt;/em&gt; in più di essere letti (e magari di interessare)! Ma perché mai allora non mi rivolgo a lui per saggiare la possibilità di pubblicazione del GA, tanto più che si tratta di una casa editrice specializzata nel genere fantascientifico/fantastico?&lt;br /&gt;Perché ci avevo già provato a suo tempo, ma questo simultaneamente alla mia autocandidatura come traduttrice dall'inglese. E siccome commisi l'ERRORE di menzionargli la partecipazione del romanzo al Premio Urania (se ne tragga la dovuta lezione!), mi preferì piuttosto soltanto come traduttrice, invitandomi a NON spedirgli affatto un manoscritto già in valutazione presso la giuria del concorso. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La successiva discussione sui contenuti, avviatasi a seguito della sua lettura della SOLA sinossi (senza nessuna presa in visione del testo integrale!), mi chiarì in ogni caso che non riteneva il romanzo conforme ai canoni della fantascienza, e lo considerava piuttosto un esempio di &lt;em&gt;Science-fantasy &lt;/em&gt;(definizione che potrebbe anche essere pertinente). Ma poiché la considerazione venne avanzata più come critica che non come semplice attribuzione di genere (che ritengo in effetti controversa, visto che ho raccolto in merito pareri divergenti), mi sono limitata a cercare di far tesoro delle varie critiche che aveva avanzato sul testo (non letto), astenendomi dal tentare di riproporre la nuova versione dell'opera a chi non si era degnato nemmeno di visionare la precedente.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ogni feedback su quanto abbiamo scritto risulta infatti estremamente prezioso all'autore, ma lo ritengo sicuramente "più prezioso" quando proviene da chi si dà la pena di leggere il testo, piuttosto che quando si risolve in una serie di "illazioni" tratte da una paginetta di riassunto, talora con pesanti fraintendimenti rispetto ai contenuti effettivi. O almeno, questa è la mia opinione, senza nulla togliere a quanto una consolidata esperienza (che, nel caso, non metto in discussione) possa permettere di indovinare molto già da una stringata sintesi dei contenuti. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Da ultimo, come ulteriore aggiornamento della situazione riguardante il GA, segnalo che proprio oggi ho spedito il manoscritto a Meridiano Zero, serio editore "non a contributo" di Padova, tuttavia specializzato nel genere noir. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non trattandosi affatto, nel caso del GA, di un romanzo noir, non avevo finora tenuto in considerazione Meridiano Zero, salvo scoprire più di recente l'esistenza di una collana della casa editrice che pare discostarsi dal genere. Purtroppo non mi è riuscito di capire "in quale direzione" se ne discosti, e temo quindi che l'invio del manoscritto sia stato un po' un azzardo quanto a conformità con le linee editoriali.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma perché solo pochissimi editori si premurano di specificare nei loro siti gli "intenti" delle loro collane, invece di limitarsi al nudo elenco di titoli e autori? &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Tutti gli editori si lamentano infatti che noi autori spediamo i nostri manoscriti "a casaccio", senza preoccuparci di verificare se l'editore pubblica il tipo di opera che proponiamo. Ma perché allora non ci aiutano a capire un po' meglio in cosa consistono le loro collane, dichiarandocelo con poche righe di presentazione delle medesime (come, ad esempio, fa benissimo Sironi sul suo sito)? O pretendono forse che ci mettiamo a leggere uno per uno TUTTI i loro libri pubblicati, per trarne ipotetiche inferenze sulle loro preferenze e sui loro presunti "criteri di selezione"?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Perché allora non ci dite esplicitamente almeno quali tipi di opere non prendete assolutamente in considerazione, evitandoci di tirare a indovinare con spreco di tempo vostro e nostro? &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Se lo faceste, potreste verosimilmente aspettarvi di ricevere un po' meno "manoscritti non pertinenti alla linea editoriale", e risparmiereste a noi le complicate congetture su che cosa vi interessa e che cosa no solo sulla base delle scarse informazioni di cui disponiamo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ve lo dice chi spreca il suo tempo a cercarsi in internet tutte le possibili "interviste" con gli editori, per tentare di raccimolare quelle informazioni che non si trovano sui loro siti, ed entra anche nelle librerie a visionare che cosa vi sia presente di questo o di quell'editore. Ma si dà il caso che le pubblicazioni degli editori medio-piccoli siano sempre presenti nelle librerie col contagocce - quando poi sono presenti - e risulti un po' difficile farsi l'idea di una collana sulla base di sole due o tre opere, al massimo...&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;TOC! TOC! Qualche editore mi ascolta?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-8051671337729032796?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://eglerghinato.blogspot.com/feeds/8051671337729032796/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4489912044146423200&amp;postID=8051671337729032796' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/8051671337729032796'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/8051671337729032796'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/07/aggiornamenti-di-percorso.html' title='Aggiornamenti di percorso'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-7458280264739869271</id><published>2008-06-13T08:35:00.000-07:00</published><updated>2008-06-16T11:50:11.051-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Grande Azzurro in cammino...'/><title type='text'>In attesa di un primo responso</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La revisione della nuova versione de &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt; è ormai terminata. Mi hanno aiutata nel lavoro di editing:&lt;/div&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Raffaele Olivieri, che ha recentemente pubblicato, con Edizioni Della Vigna, quel vero gioiello che è il romanzo &lt;em&gt;Ombre a Venezia (&lt;a href="http://www.edizionidellavigna.it/"&gt;http://www.edizionidellavigna.it/&lt;/a&gt;).&lt;/em&gt; E' il mio grande interlocutore virtuale, da quando gli toccò in sorte - come "lettore" de Il Rifugio degli Esordienti - la lettura del mio precedente romanzo (&lt;em&gt;L'appuntamento&lt;/em&gt;). Resosi reperibile con indirizzo email per un possibile contatto, abbiamo subito scoperto di essere nati lo stesso giorno (casi della vita!), e da lì si è sviluppato un bellissimo e fitto interscambio che dura tuttora, con condivisione di tutti i nostri scritti. Mi ha curato la revisione anche della versione precedente de &lt;em&gt;Il Grande Azzurro, &lt;/em&gt;e per questo lo considero ormai il "padrino spirituale" di questo romanzo. So che lo ama quanto lo amo io. Devo a lui incoraggiamenti costanti, fiducia, sollecitudine: ciò che mi ha permesso di non desistere nei miei non pochi momenti di sconforto. Il suo stile narrativo è molto diverso dal mio, ma non posso che ritenerlo eccelso (leggete &lt;em&gt;Ombre a Venezia&lt;/em&gt; e ve ne renderete conto!): è un vero poeta della parola scritta! Inoltre è straordinariamente capace di calarsi nel mio diverso modo di scrivere. Ritengo quindi di aver avuto, per la resa stilistica del romanzo, un supervisore straordinario (a cui non sfugge una virgola), e gli sono immensamente riconoscente. Sui contenuti temo però che possa risultare un giudice parziale, perché troppo "affezionato" al romanzo e alla sottoscritta.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Walter Serra, anche lui scrittore esordiente, con cui mi ha messo in contatto proprio Raffaele. Si occupa di editing a livello amatoriale da parecchio tempo e ha pubblicato diversi racconti e una biografia (&lt;em&gt;Il cammino degli angeli: &lt;a href="http://www.misteria.org/cammino%20degli%20angeli.htm"&gt;http://www.misteria.org/cammino%20degli%20angeli.htm&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;). Devo confessare che, agli inizi, con lui ci sono stati un po' di attriti: ci piacciono stili narrativi diversi e abbiamo opinioni contrastanti su un mare di cose. Sulle questioni stilistiche ho quindi preferito affidarmi alle rifiniture di Raffaele, ma Walter è un vero "segugio" per tutte le piccole e grandi incoerenze contenutistiche. Gli devo un "grazie" immenso per avermi fatta ravvedere su un mare di "difetti" presenti nel testo (a cui ho cercato di riparare quanto meglio ho potuto) e su numerosi dettagli "contraddittori" (che ho poi cercato di sanare). E' stato un lettore impietoso, probabilmente per niente entusiasta dell'opera, ma proprio per questo "prezioso" nel restituirmi il feedback di una disanima critica senza reticenze e di un punto di vista talora antitetico al mio. Incredibilmente abbiamo poi scoperto maggiori affinità di interessi con riguardo all'ambito esoterico, e proprio a questo proposito si è sviluppato un effervescente interscambio di opinioni che perdura tuttora.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;Federico Santarini, un giovane aspirante scrittore inaspettatamente approdato alla mia riva grazie ai miracoli di internet. Dopo qualche scambio di email si è reso disponibile a leggere criticamente il mio romanzo, e mi ha mandato in cambio suoi scritti (racconti, e abbozzi di romanzi incompiuti). Gli sono grata per la segnalazione di mille "sviste"(refusi o altro) sfuggite agli altri due lettori, e per altri interessanti spunti. Io avevo apprezzato molto il suo primo racconto (&lt;em&gt;L'elisir di lunga vita&lt;/em&gt;), ma il resto dei suoi testi mi ha rivelato una contrapposizione di scelte stilistiche e contenutistiche, che forse è generazionale (lui è molto più giovane rispetto a me), o forse è solo di gusto personale. La sua è una scrittura d'avanguardia e trascrive il parlato, il suo mito è Céline, le sue storie sono torbide, crude, parossisticamente violente. Io invece descrivo utopie e mondi "migliori". Fatto sta che raccontiamo in modo completamente diverso contenuti completamente diversi... Viste dunque le sue preferenze così divergenti dalle mie, sono lusingata dal fatto che sia riuscito a leggere il tutto e perfino ad apprezzarlo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;p align="justify"&gt;Mi sono poi risultati estremamente utili anche gli spunti ricevuti in precedenza da altre due persone con cui avevo avuto modo di confrontarmi limitatamente ad alcuni aspetti problematici della versione anteriore. Nessuno dei due ha però letto il testo integrale ma solo la vecchia sinossi ed alcuni estratti. Si tratta di:&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;- Luigi Petruzzelli, editore (&lt;a href="http://www.edizionidellavigna.it/"&gt;http://www.edizionidellavigna.it/&lt;/a&gt;) e grande appassionato del genere fantascienza, per la cui casa editrice ho recentemente tradotto dall'inglese il romanzo di William Le Queux, &lt;em&gt;Il mistero del raggio verde&lt;/em&gt; (di prossima uscita nel mese di giugno);&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;- Emanuele Cassani, responsabile della sezione fantascienza de Il Rifugio degli Esordienti, finalista al Premio Urania 2002 con il suo romanzo &lt;em&gt;La fabbrica &lt;/em&gt;e curatore della biblioteca virtuale del sito Il Lupo della Steppa (&lt;a href="http://www.steppa.net/"&gt;http://www.steppa.net/&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Infine ricordo che sono interamente debitrice a Giulio Mozzi, direttore editoriale di Sironi Editore, dello stimolo a riscrivere il romanzo in una nuova versione. Da lui ho sicuramente ricevuto le indicazioni più rilevanti a seguito della sua disanima critica della versione precedente. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Ecco! Adesso ho sottoposto la nuova versione de &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt; sia a Giulio Mozzi (Sironi editore; v. post) sia a Rossano Trentin (T&amp;amp;Z: agenzia letteraria; v. post). Con entrambi avevo avuto un contatto personale a seguito dell'ultima versione, e con entrambi avevo concordato di spedir loro la "nuova versione", SE e QUANDO l'avessi ultimata. Ora attendo senza troppe illusioni i loro responsi: il "verdetto" che mi permetterà in qualche modo di tirare le somme di questa lunga avventura e di decidere eventualmente il da farsi.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Come ho scritto a Giulio Mozzi nella lettera allegata al romanzo, posso adesso soltanto affermare che:&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;"&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Le indicazioni ricevute dalla Sua lettura critica della versione precedente mi sono state di preziosa guida per questo nuovo testo, come un faro può aiutare il navigante a tenere la rotta. Ma tutta la luce del faro non impedirà che ci schiantiamo comunque sugli scogli, se chi governa la barca è troppo maldestro e non sa tenere il timone. Ecco, io ho fatto del mio meglio, cercando in disparate letture (di fantascienza, di tecnica di scrittura, di narrativa in genere, e perfino – a livello divulgativo - di fisica, astronomia e biologia molecolare) le ispirazioni che mi permettessero di risolvere i nodi problematici del testo precedente e la dolente questione del suo “statuto”. Così ho provato e riprovato anche soluzioni diverse fino ad arrivare a quest’esito finale, che poi è il solo che sento finalmente corrispondente a quanto desideravo scrivere. Ma se sono riuscita davvero a mantenere la rotta senza incagliarmi nuovamente tra gli scogli, temo che non spetti a me dirlo. E sono consapevole di essermi comunque azzardata a navigare in acque piuttosto perigliose, rinunciando a percorsi di modifica che forse si prestavano a portarmi a destinazione con meno rischi.&lt;/span&gt; "&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-7458280264739869271?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/7458280264739869271'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/7458280264739869271'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/06/la-revisione-della-nuova-versione-de-il.html' title='In attesa di un primo responso'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-1341788339416648637</id><published>2008-04-24T08:35:00.000-07:00</published><updated>2008-11-26T00:26:02.316-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lista &quot;bianca&quot; editori'/><title type='text'>La mia "lista bianca" editori</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Assodato che ogni tentativo di fornire su internet i nomi di tutti gli "editori a pagamento" rischia spesso di scatenare la rivolta dei medesimi e minacce di querela (chissà poi perché!), ho pensato di condividere in altro modo su questo blog qualcosa del mio tentativo tuttora in corso di sfrondare il grano dalla gramigna nel nostro desolante panorama editoriale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Pur facendo riferimento alle liste di case editrici proposte da vari siti (la mia preferita è a quella de &lt;em&gt;Il Rifugio degli Esordienti&lt;/em&gt;, che riporta - ma non per tutti gli editori - noticina riferita al contributo richiesto o non richiesto) ho voluto provare a farmi un'idea più precisa del "punto di vista degli editori" andando a cercare in rete quanto gli editori (o i loro editor) dicono di sé, in particolare rispetto al loro modo di approcciare manoscritti di esordienti e al fenomeno dell'"editoria a pagamento" (dichiarazioni sui loro siti o interviste rilasciate).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Auspicando che le persone non siano - per così dire - schizofreniche, ovvero che non dichiarino esplicitamente qualcosa e poi agiscano in modo opposto, sono così riuscita a mettere insieme un "elenchino" (molto esiguo, ma tuttora in progress) di piccole o medie case editrici che si dissociano esplicitamente dall'editoria "a contributo" e che sembrano leggere effettivamente i manoscritti che vengono loro inviati. In molti casi dichiarano di non fornire alcuna risposta, se il manoscritto non è di loro interesse. La questione del silenzio=rifiuto a me personalmente non disturba affatto (perché li dispenso pure volentieri dai cerimoniali della cortesia, se il tempo che non dedicano a risposte comunque superflue lo impiegano piuttosto a "sfogliare un manoscritto in più"...). I tempi di risposta (o i tempi per cui il silenzio deve essere inteso come rifiuto) sono notoriamente lunghi, e variano generalmente dai tre mesi all'anno. Tuttavia posso dirvi che Sironi si è fatto sentire telefonicamente con me nel tempo record di 2 giorni (sic!), anche se non si trattava di una proposta di pubblicazione, e anche se specifica sul sito di non dare risposta in caso di rifiuto (ma la mia vicenda è stata "intermedia", e l'ho già raccontata nei post dedicati al contatto con Giulio Mozzi). Quanto a Fazi, garantiva risposta a tutti ma prospettava tempi di un anno. Io invece ho ricevuto risposta (=rifiuto) in soli 4 mesi, e anche abbastanza incoraggiante o comunque cortese:&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;"Gentile Egler Ghinato,&lt;br /&gt;innanzitutto la ringraziamo per aver proposto il suo lavoro alla casa editrice. Purtroppo il testo presentatoci, Il grande azzurro, è davvero di difficile collocazione all'interno della nostra collana di narrativa italiana perché possa aspirare alla pubblicazione, nonostante abbia dalla sua una scrittura fluida e agile e un buon senso del ritmo.&lt;br /&gt;Ringraziandola per l'attenzione che ha voluto rivolgerci, le rinnoviamo i nostri più cordiali saluti. &lt;/em&gt;&lt;em&gt;Comitato di redazione"&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ritengo pertanto che la questione "tempi" sia molto variabile. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Pe la mia lista bianca, mi sono interessata unicamente agli editori che pubblicano narrativa, ma chiaramente variano le linee editoriali (questione sempre cruciale per quella che sarà poi la valutazione del manoscritto) e invito quindi a cercare con motore di ricerca i rispettivi siti, per tutti i necessari approfondimenti: inutile inviare un romanzo giallo a chi non pubblica gialli!&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Purtroppo le preferenze editoriali non sono sempre di così immediata evidenza perfino per chi - come la sottoscritta - si sforza di andarle a cercare e di interpretarle. Così, nonostante gli editori ci rimproverino tanto spesso di inviare i nostri manoscritti "a casaccio", purtroppo non si rendono abbastanza conto di quanto sia spesso difficile dall'esterno capire che tipo di testi prediligono e che cosa "non vogliono" assolutamente. Qualcuno lo fa, ma purtroppo non tutti. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Vale anche la pena di precisare che ho inserito nell'elenco solo quegli editori che, per loro diretta affermazione, rispondono al &lt;em&gt;doppio&lt;/em&gt; requisito: "no contributo o simili" + "sì manoscritti esordienti".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Diversi editori affermano di usare la richiesta di contributo in maniera "oscillante" (=lo chiediamo ad alcuni, ma non a tutti), ma poiché io considero la richiesta di contributo un abominio editoriale in assoluto (purtroppo sostenuto dalla smania di pubblicare di noi esordienti; v. post precedente su "editoria a pagamento"), non ho incluso costoro nella "mia" lista bianca. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La lista è tutt'altro che esaustiva, perché, in assenza di notizie specifiche sul doppio requisito, non ho incluso nomi che probabilmente ne potrebbero far parte, ma di cui non ho elementi per esserne sufficientemente sicura (la segnalazione come "no contributo" da liste esistenti, è un'indicazione che considero ma che non mi basta, altrimenti farei solo una lista doppione; così non mi basta che Tizio abbia pubblicato con Caio senza contributo: magari Caio non l'ha chiesto a lui e intende chiederlo a me...). Inoltre il criterio di considerare solo quegli editori che prestano effettivamente attenzione ai manoscritti che giungono da parte degli esordienti (invece di reputarli semplice carta da macero) mi ha indotta a restringere l'indagine agli editori medio-piccoli, escludendo i grandi gruppi editoriali, che purtroppo non sembrano nutrire alcun interesse per noi. Ho escluso anche dalla lista quegli editori che NON vogliono il manoscritto integrale, ma esigono piuttosto la sola sinossi, con l'aggiunta di un capitolo al massimo (ritengo che tale terrore di essere inondati di testi interi non segnali una "buona disposizione" verso di noi, e la cosa mi sembra rendere piuttosto improbabile che si possa farli "innamorare" a tal punto del nostro testo - con il solo riassunto - da indurli poi a richiedercelo...) &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La mia lista personale di editori NON a contributo risulta quindi così costruita, in ordine alfabetico:&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;ALACRAN EDIZIONI - Milano&lt;/li&gt;&lt;li&gt;AVAGLIANO EDITORE - Roma &lt;/li&gt;&lt;li&gt;EDIZIONI DELLA VIGNA - Arese (MI) &lt;/li&gt;&lt;li&gt;EDIZIONI IL MAESTRALE - Nuoro &lt;/li&gt;&lt;li&gt;ELARA - Bologna&lt;/li&gt;&lt;li&gt;FAZI EDITORE - Roma &lt;/li&gt;&lt;li&gt;FLACCOVIO EDITORE - Palermo&lt;/li&gt;&lt;li&gt;FOSCHI EDITORE - Forlì&lt;/li&gt;&lt;li&gt;FUORIDALLEROTTE - Como&lt;/li&gt;&lt;li&gt;GALAAD EDIZIONI - Giulianova (TE)&lt;/li&gt;&lt;li&gt;LA PENNA BLU EDIZIONI - Bari &lt;/li&gt;&lt;li&gt;LAS VEGAS EDITRICE - Torino &lt;/li&gt;&lt;li&gt;MARCOS Y MARCOS - Milano &lt;/li&gt;&lt;li&gt;MERIDIANO ZERO - Padova &lt;/li&gt;&lt;li&gt;NEFTASIA EDITORE - Pesaro&lt;/li&gt;&lt;li&gt;NEOEDIZIONI - Castel di Sangro (AQ) &lt;/li&gt;&lt;li&gt;NOTTETEMPO - Roma&lt;/li&gt;&lt;li&gt;PEQUOD - Ancona&lt;/li&gt;&lt;li&gt;SANTI QUARANTA - Treviso &lt;/li&gt;&lt;li&gt;SELLERIO - Palermo&lt;/li&gt;&lt;li&gt;SIRONI EDITORE - Milano &lt;/li&gt;&lt;li&gt;STAMPA ALTERNATIVA - Viterbo &lt;/li&gt;&lt;li&gt;VALTER CASINI EDITORE - Roma &lt;/li&gt;&lt;li&gt;VORAS-EDIZIONI - Alfonsine (RA)&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Come potete vedere è ancora piuttosto striminzita. Benvenuto chiunque mi volesse segnalare privatamente per email (&lt;a href="mailto:eglerghinato@alice.it"&gt;eglerghinato@alice.it&lt;/a&gt;) altri nomi da inserire, purché mi si forniscano dettagli sul motivo per cui si considerano rispettate le due condizioni essenziali: &lt;/div&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;disponibilità a leggere manoscritti di esordienti;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;esplicita dissociazione dall'editoria a contributo.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;I dettagli possono riferirsi sia ad indicazioni che appaiono sul sito dell'editore, sia a dichiarazioni fornite in merito dall'editore (o editor) su interviste o articoli presenti in rete, e ancora a dichiarazioni verbali esplicite che chi volesse fare la segnalazione ha udito &lt;em&gt;personalmente&lt;/em&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Chiaramente rispetto al primo punto anche la mia lista va sottoposta a controllo diretto sul sito dell'editore, perché succede spesso che un editore pur in precedenza interessato a ricevere manoscritti "sospenda" ad un certo momento la valutazione dei medesimi. In tal caso normalmente lo dichiara alla voce "contatti" o "manoscritti" presente sul suo sito. Quando il sito non dice nulla in merito (né "li accettiamo", né "non li accettiamo") io consiglio di appurare sempre con una telefonata (perché magari li accettavano quando io ho iniziato la lista, e adesso non li accettano più). &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Preciso inoltre che rispetto ai nomi riportati sulla lista io mi sono finora rivolta soltanto a: Sironi, Fazi e Marcos y Marcos.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Infine ricordo al malcapitato lettore che chi scrive non è ancora riuscita a pubblicare niente: si prenda quindi il tutto con la massima prudenza.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-1341788339416648637?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/1341788339416648637'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/1341788339416648637'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/04/la-mia-lista-bianca-editori.html' title='La mia &quot;lista bianca&quot; editori'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-2831479379829884734</id><published>2008-04-24T00:40:00.000-07:00</published><updated>2008-04-24T08:33:04.824-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='agenzie letterarie'/><title type='text'>T&amp;Z: interessanti sviluppi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ieri ho pubblicato integralmente e senza commenti sul post precedente l'email che mi è pervenuta da Rossano Trentin dell'agenzia letteraria T&amp;amp;Z, a seguito di quanto scritto nel blog sulla mia esperienza con lui e la sua agenzia. L'ho comunque avvisato con un'email di quanto il suo commento fosse poco pertinente con ciò che avevo evidenziato a suo riguardo. Il fatto che un servizio di editing sia a pagamento quando svolto da un'agenzia (=professionisti del mestiere) mi pare cosa ovvia e ragionevole: sono abituare a pagare l'idraulico quando viene ad aggiustarmi il rubinetto; mi aspetto di cavarmela con un "grazie" e magari con un "caffè" solo se mi limito a chiamare in soccorso il vicino di casa (di professione, diciamo, bancario).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Riepilogo brevemente alcuni tratti distintivi della T&amp;amp;Z (positivi):&lt;/div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;non chiede "tasse di lettura/valutazione" dell'opera. (Ottimo: ogni agenzia letteraria dovrebbe piuttosto "ringraziare" l'autore che gli sottopone la sua opera, altro che farsi pagare per leggerla!) &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;dichiara sul suo sito di essere interessanta ad autori, anche esordienti, &lt;em&gt;in funzione&lt;/em&gt; della loro rappresentanza e di non richiedere "costi anticipati di rappresentanza" ma "percentuale sui diritti" (Ottimo: significa assumersi il "rischio d'impresa"!)&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;fa i nomi degli editori con cui è in contatto e dichiara di non rivolgersi ai famigerati editori a pagamento, senza cercare di trincerarsi dietro fumose questioni di privacy (Ottimo! Tuttavia devo precisare che non ho mai visionato loro contratti, e quindi posso solo augurarmi che questo venga anche messo per iscritto: &lt;em&gt;verba volant, scripta manent&lt;/em&gt;)&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div align="justify"&gt;svolge &lt;em&gt;normalmente&lt;/em&gt; un servizio di editing sui testi degli autori esordienti che sceglie di rappresentare, al fine di rendere il testo più appetibile agli editori, la cui selettività è ben nota. L'autore che consente ad avvalersi del loro servizio di editing ne deve sostenere i costi, e questo viene esplicitamente dichiarato sul sito. (Ragionevole, in quanto retribuzione di lavoro professionale svolto).&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma la questione che io avevo segnalato su questo blog NON era che l'editing fosse "a pagamento", quanto piuttosto che l'editing da parte della loro agenzia FOSSE O NON FOSSE da intendersi, almeno nel caso degli esordienti, come "&lt;em&gt;conditio sine qua&lt;/em&gt; &lt;em&gt;non"&lt;/em&gt; della loro rappresentanza.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Personalmente ritengo che una &lt;em&gt;qualsiasi&lt;/em&gt; agenzia letteraria che pretenda di essere tale &lt;em&gt;debba&lt;/em&gt; verosimilmente essere alla ricerca di &lt;em&gt;testi validi da proporre&lt;/em&gt; agli editori e NON di &lt;em&gt;testi malmessi da editare&lt;/em&gt;. Se poi, data la penuria dei primi, si adopera ANCHE a lavorare (=editing) sui testi malmessi per "trasformarli" in testi presentabili, la cosa mi sta benissimo. Ma SE l'editing preliminare dell'agenzia viene posto come una "condizione imprescindibile" della rappresentanza, questo non mi sta bene, perché significa escludere a priori la possibilità che un esordiente possa presentare un testo "sufficientemente valido", magari perché è Alessandro Manzoni reincarnato, o più semplicemente perché il testo ha ricevuto in precedenza ben dodici revisioni da parte di editor non professionisti ma sufficientemente in gamba (caso del romanzo di un amico, che è stato appena pubblicato da un piccolo editore NON a contributo!)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Insomma, nel momento in cui una QUALSIASI AGENZIA LETTERARIA mi fa intendere che &lt;em&gt;sempre e comunque&lt;/em&gt; l'editing dell'agenzia è necessario , io riesco a pensare solo due cose:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;1) sono una banda di arroganti presuntuosi che hanno così tanto schifo degli esordienti da non riuscire nemmeno a concepire che ne possa esistere anche uno solo capace di presentare un testo pubblicabile senza il loro intervento di revisione;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;2) oppure l'editing non serve necessariamente al testo ma alle loro tasche, perché in tal modo possono facilmente "caricare" sull'editing (che è ragionevole dover "pagare") ANCHE i costi di una successiva rappresentanza, magari allettantemente proposta solo come "percentuale sui diritti".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La telefonata ricevuta ieri da Rossano Trentin ha finalmente chiarito questa sgradevole questione. Posso quindi affermare che sono stata amabilmente rassicurata del fatto che la T&amp;amp;Z NON ritiene affatto che il loro editing preliminare sia una "condizione imprescindibile" della loro rappresentanza. Mi è stato spiegato che nel corso della precedente telefonata si era generato tra noi un malinteso e che, sebbene lui dia molta importanza al lavoro di editing che la T&amp;amp;Z svolge di prassi sui testi (e che gli vale la fiducia che l'agenzia sta acquisendo da parte degli editori), la questione editing viene valutata e trattata in modo specifico caso per caso e non costituisce un vincolo inderogabile. Riconosce dunque che possono esserci casi in cui il testo non abbisogna del loro editing preliminare e afferma di averne effettivamente incontrato qualcuno, sia pure come "eccezione", anche nel caso di esordienti. Addirittura mi è stato menzionato un caso in cui l'editing è stato effettuato comunque, ma a costo zero per l'autore. Mi sono stati fatti dei nomi, ma poiché non li conoscevo non sono purtroppo riuscita a memorizzarli (peccato!). &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In pratica Trentin ha ribadito la sua convinzione che "l'autore non può essere editor di se stesso", e la sua generale sfiducia sugli editing "amatoriali" offerti da conoscenti o dai siti internet (perché sono persone meno a contatto con gli editori di quanto lo siano loro, e quindi meno in grado di valutare che cosa l'editore veramente vuole), ma si è dichiarato pronto a rimettere in discussione il suo scetticismo. E questo mi pare un approccio legittimo e condivisibile.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In conclusione si è trattato di una lunga e piacevole chiacchierata (questa volta mantenendo agevolmente il reciproco "tu" dall'inizio alla fine), dove i principi "dichiarati" sono stati tutti ineccepibili. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il fatto che, a seguito della mia email di risposta, lui abbia deciso di telefonarmi per affrontare direttamente la questione mi è parsa cosa assolutamente apprezzabile. Altrettanto che si sia dichiarato interessato a leggere la "nuova versione" de &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt;, e pronto a ricredersi sui limiti di una revisione ad opera dell'autore stesso e degli editing amatoriali, qualora il mio testo dovesse rivelarsi all'altezza dei canoni richiesti per una rappresentanza.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Questa costituisce certo per me una "sfida" intrigante alla quale non mi sottrarrò, anche se dubito fortemente di poter sperare di "vincerla". Tuttavia colgo l'occasione per citare il mio amatissimo Borges, nel suo racconto La biblioteca di Babele:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;"Se l'onore e la sapienza e la felicità non sono per me, che siano per altri. Che il cielo esista, anche se il mio posto è all'inferno. Ch'io sia oltraggiato e annientato, ma che per un istante, in un essere, la Tua enorme Biblioteca si giustifichi."&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La questione che ho voluto sollevare in questo blog va oltre il mio caso specifico e la qualità del mio romanzo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Pur continuando a valorizzare il rapporto con l'autore che si instaura attraverso l'editing ed enfatizzando l'alta qualità del loro editing, la T&amp;amp;Z si è così formalmente dissociata da un principio che altre agenzie letterarie sottoscrivono invece a chiare lettere. Quel principio OFFENDE tutti noi esordienti, perché ci dichiara APRIORISTICAMENTE incapaci di scrivere un libro presentabile ad un editore. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non sono, e probabilmente non sarò mai, in grado di giudicare se la T&amp;amp;Z segue davvero, anche nei fatti, un criterio diverso da quello di chi addirittura si vanta di sottoporre indiscriminatamente ad editing tutti i testi su cui si attua la rappresentanza. Mi rendo conto che un tale vanto possa piacere molto a quegli editori che amano i manoscritti degli esordienti quanto la peste bubbonica e possono considerare il "&lt;em&gt;bollino&lt;/em&gt;" di "&lt;em&gt;opera revisionata dall'agenzia&lt;/em&gt;" come una desiderabile rassicurazione. E tuttavia mi ostino a ritenere che il "bollino" di "&lt;em&gt;opera selezionata&lt;/em&gt; (ovvero: rappresentata)&lt;em&gt; dall'agenzia&lt;/em&gt;" dovrebbe essere sufficientemente rassicurante, indipendentemente da "chi" ne abbia effettuato l'editing, se l'agenzia ha precedentemente dimostrato di saper operare delle scelte valide. Considero quindi apprezzabile da parte di Trentin che il servizio di editing non venga dunque sbandierato come una sorta di "legge inderogabile", quanto piuttosto come qualcosa di suscettibile di valutazioni circostanziate, diverse da caso a caso, perché questo restituisce a noi esordienti un po' di quel rispetto che comunque meritiamo indipendentemente dalla qualità, infima o eccelsa, dei nostri scritti. Nel malcostume dilagante la considero una nota positiva, e come tale ho voluto qui segnalarla. Mi piace anche voler credere che quanto dichiarato a parole trovi davvero corrispondenza nei fatti. E se non sarò io a poterne avere diretto riscontro (perché questa nuova versione del mio romanzo non risulterà comunque sufficientemente adeguata), lo potrà avere magari qualcun altro. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La selezione meritocratica è giusta, per quanto ci possa dispiacere quando non siamo tra i selezionati. Chiunque accetti una gara deve mettere in conto di poter perdere. Ma deve anche sapere di avere almeno una possibilità di vincere, altrimenti la gara è "truccata"e non ha senso parteciparvi. Mi ostino dunque a voler rimanere nella schiera ristretta di chi non vuole pubblicare nè a pagamento nè avvalendosi di miracolosi ma costosi editing professionali per raggiungere inaccessibili editori. Sono convinta che se ciò che ho scritto vale davvero, prima o poi troverò (con o senza agente letterario) un editore capace di apprezzarlo. E se invece non lo troverò, capirò che non valeva abbastanza. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Questo blog è una storia con finale aperto. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-2831479379829884734?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/2831479379829884734'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/2831479379829884734'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/04/t-interessanti-sviluppi.html' title='T&amp;Z: interessanti sviluppi'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-2270421410886590647</id><published>2008-04-23T00:42:00.000-07:00</published><updated>2008-04-23T02:17:08.897-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='agenzie letterarie'/><title type='text'>Replica di Rossano Trentin</title><content type='html'>Gentile Egler,&lt;br /&gt;mi è stato recentemente segnalato ciò che tu (io preferisco il "tu", ma durante il primo colloquio con una persona può scappare un "lei", capita, non mi sembra il caso di farne una questione di stato, non credi?) hai scritto sul tuo blog relativamente alla tua esperienza con T&amp;amp;Z.&lt;br /&gt;Premetto che ognuno è libero di esprimere le prorie opinioni ma sarebbe utile e - soprattutto - onesto dire come stanno realmente le cose.&lt;br /&gt;Ti informo quindi che, da sempre, alla sezione "domande frequenti" del sito dell'agenzia c'è scritto che eventuali interventi di editing sul testo - specie per gli autori esordienti - sono a pagamento.&lt;br /&gt;Non si tratta di un costo anticipato ma solo del giusto corrispettivo per un lavoro lungo, approffondito e, credimi, molto apprezzato.&lt;br /&gt;Noi siamo chiarissimi, basta leggere la sezione del nostro sito dedicata agli autori all'url &lt;a href="http://www.trentinezantedeschi.com/per_gli_autori.html"&gt;http://www.trentinezantedeschi.com/per_gli_autori.html&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Ora tu potrai obiettare che il sito attualmente on line non è quello che hai visionato tempo fa e io ti dico che, sì, abbiamo un nuovo sito ma i contenuti non sono cambiati, anche il link è lo stesso.&lt;br /&gt;Tra l'altro, a riguardo, sono on line alcuni miei interventi (risalenti a parecchio tempo fa) su un noto forum per scrittori esordienti.&lt;br /&gt;Bastava informarsi.&lt;br /&gt;Poi, relativamente alla proposta che tu non hai ricevuto, non te l'ho mandata per un unico motivo: tu non eri assolutamente interessata e me lo hai detto chiaramente.&lt;br /&gt;Ben inteso, ti mando questa e mail solo per chiarezza: io, noi, non dobbiamo certo difenderci da nulla. Editori e autori che lavorano, o hanno lavorato con con noi, ci conoscono molto bene e apprezzano la nostra professionalità.&lt;br /&gt;Potrei anche dirti che noi "non vendiamo nulla", e che i nostri autori fanno con noi un percorso che porta sempre a pubblicazioni di qualità, ma mi sembra inutile proseguire oltre. E poi questi sono dati di fatto.&lt;br /&gt;Gradirei solo che tu, visto che hai avuto la pignoleria di raccontare dettagliatamente alla stermiata comunità del web la tua esperienza con me, pubblicassi - integralmete - anche questa mia e-mail. Giusto per dire come stanno realmente le cose.&lt;br /&gt;Il diritto di replica va concesso a chiunque, non credi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per chiarezza.&lt;br /&gt;Cordialmente.&lt;br /&gt;Rossano Trentin&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-2270421410886590647?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/2270421410886590647'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/2270421410886590647'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/04/replica-di-rossano-trentin.html' title='Replica di Rossano Trentin'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-1425709188462076947</id><published>2008-04-19T04:00:00.000-07:00</published><updated>2008-06-16T01:08:06.326-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Grande Azzurro in cammino...'/><title type='text'>Lettore CERCASI per Il Grande Azzurro</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Terminata la revisione de &lt;em&gt;Il Grande Azzurro,&lt;/em&gt; ovvero la sua nuova versione. Moltissimi i cambiamenti apportati. Innanzi tutto la narrazione è passata dall'originaria prima persona alla terza, poi ho trasformato il finale e lo "statuto del testo" (se è lecito chiamarlo così), infine ho rivisto e aggiunto una miriade di cose per renderlo più "verosimile" dal punto di vista "fantascientifico", a seguito di un buon "bagno" in letture di fantascienza in precedenza trascurate.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Adesso il romanzo è appena stato inviato "in lettura" al preziosissimo amico (guadagnato attraverso internet, e più esattamente grazie a &lt;em&gt;Lettura Incrociata&lt;/em&gt; del sito &lt;em&gt;Il Rifugio degli Esordienti&lt;/em&gt;) che mi aveva già curato l'editing della versione precedente, e presso un "nuovo amico" esperto di editing con cui mi ha messo in contatto proprio lui.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Chiaramente sono adesso nella fase dei "mille dubbi": a me sembrerebbe di aver reso la storia "più convincente" in questa versione, ma ho il terrore di averla invece magari soltanto "guastata" e che quelle che a me sono parse "soluzioni" ai difetti precedenti non siano affatto tali agli occhi di chi legge. Mah! E' così difficile assumere la giusta distanza critica dai propri scritti... Vedremo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In attesa di quanto mi diranno i miei due lettori, proseguo intanto con le mie letture di fantascienza.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Vedrà mai la sua ultima e definitiva versione questo romanzo, la cui prima stesura risale ancora al lontanissimo 1995? Chi lo sa!&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Poiché comunque ogni altrui parere sul testo mi sarebbe gradito, ne approfitto qui per domandare al malcapitato visitatore casuale di questo blog (ammesso che ve ne siano) se per caso non vorrebbe farmi da ulteriore "lettore" (anche solo per darmi la sua opinione complessiva, cioè anche senza meticolosi interventi di editing, se non se la sente). &lt;em&gt;In tal caso prego di contattarmi privatamente al mio indirizzo email (&lt;a href="mailto:eglerghinato@alice.it"&gt;eglerghinato@alice.it&lt;/a&gt;).&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Specifico anche che si tratta di un romanzo di fantascienza (338 cartelle 30x60), qualora il genere dovesse fare orrore. Però è un po' debordante dalla fantascienza classica. A me piace definirlo di "fantascienza etica", ammesso che questa espressione coniata da me (se già l'espressione esiste, io lo ignoro) possa darne un'idea.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non è che ci conti granché su questo appello, ma non si sa mai... I miracoli della rete sono talora così sorprendenti.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-1425709188462076947?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/1425709188462076947'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/1425709188462076947'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/04/lettore-cercasi-per-il-grande-azzurro.html' title='Lettore CERCASI per Il Grande Azzurro'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-1769434460806737070</id><published>2008-03-15T14:18:00.000-07:00</published><updated>2008-03-15T14:50:02.334-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='agenzie letterarie'/><title type='text'>Agenzie letterarie ed esordienti (2): esperienze personali</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Nel percorso “per prove ed errori” che ho intrapreso relativamente ai miei due romanzi, mi sono trovata anche a contattare due agenzie letterarie: Contrappunto e T&amp;amp;Z.&lt;br /&gt;Inizialmente mi ero limitata a spedire le sole sinossi di uno o di entrambi i romanzi ad alcuni editori, in modo casuale e disorganizzato; poi ho ingenuamente e risibilmente spedito &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt; al Premio letterario Urania 2007 (ma il romanzo è talmente distante dai filoni di fantascienza dominanti che sicuramente l’avranno subito scartato con orrore); successivamente ho deciso di spedire il testo integrale del medesimo a quattro editori “selezionati” (Sironi, Fannucci, Marcos y Marcos, Fazi) − cosa da cui è sortito il contatto con Giulio Mozzi, editor di Sironi. Contemporaneamente a queste iniziative ho però anche inviato &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt; all’agenzia T&amp;amp;Z (secondo loro istruzioni: prima il solo “proposal”, e successivamente il testo integrale, dietro loro richiesta) e &lt;em&gt;L’appuntamento&lt;/em&gt; a Contrappunto (direttamente il testo integrale, via email, perché non era richiesto “proposal” preliminare). Entrambe le agenzie non richiedevano alcuna “tassa di lettura”.&lt;br /&gt;La scelta di “quale” romanzo spedire a “quale” agenzia (sembra in genere sconsigliato − se non addirittura “vietato”, nel caso di Contrappunto: &lt;a href="http://www.agenziacontrappunto.com/"&gt;http://www.agenziacontrappunto.com/&lt;/a&gt; − proporsi simultaneamente con più opere) è stata ragionata. Delle due agenzie, solo T&amp;amp;Z (&lt;a href="http://www.trentinezantedeschi.com/"&gt;http://www.trentinezantedeschi.com/&lt;/a&gt; ) dichiarava esplicitamente sul suo sito di non richiedere costi anticipati di rappresentanza, e in generale si presentava − a mio avviso − in modo più accattivante rispetto a Contrappunto. Per questa ragione ho scelto di spedire alla T&amp;amp;Z quello dei due romanzi che ritenevo potesse avere maggiori possibilità di incontrare valutazione positiva (per la sua spendibilità sul mercato), e di spedire l’altro all’agenzia che mi pareva operasse in modo meno “trasparente” (nel senso che mi forniva meno informazioni sul suo modo di operare).&lt;br /&gt;Eccovi i risultati della mia esperienza di contatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Contrappunto&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Riporto qui integralmente (esclusi intestazione e saluti) l’email di “valutazione testo” ricevuta:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:78%;"&gt;“Gentile sig.ra Ghinato,&lt;br /&gt;come da Sua richiesta, abbiamo letto il Suo L’appuntamento, che reputiamo idoneo agli standard qualitativi che contraddistinguono le scelte di Contrappunto.&lt;br /&gt;Essendo l’esito della prima valutazione interna sostanzialmente positivo, il ns. Studio è disponibile ad annoverarLa eventualmente fra i suoi autori assistiti sul panorama editoriale italiano. Al fine di procedere ad una prima definizione di percorsi e condizioni, La invitiamo pertanto a contattarci al numero 011.19719829 o all’e-mail info@agenziacontrappunto.com per fissare un colloquio personale o telefonico.”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E riporto qui di seguito la parte più rilevante della lunga, verbosa e stilisticamente “pesante” − a mio personale giudizio − risposta ricevuta dalla titolare (Natascia Pane) a seguito di mia richiesta di ulteriori informazioni:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;“…Venendo a noi: il lettore al quale è stato affidato L’appuntamento per la lettura di selezione mi ha comunicato sostanzialmente due cose, vale a dire che il testo è sensatamente proponibile, pur se si avvertono – ma questo è naturale, dal momento che Lei, come mi risulta, non è un professionista della scrittura, né ha alle spalle significative esperienze maturate nel mondo del libro – alcune ingenuità riguardanti l’edificio letterario. Ricavo inoltre che il Suo interesse, relativamente al mercato sul quale pubblicare, sia rivolto all’Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PremettendoLe, com’è anzitutto mio dovere, che l’editoria è, per qualunque autore ed a qualsiasi livello operi, un mercato tutt’altro che facile, direi che la cosa migliore per impostare un percorso che sia, da una parte, non troppo rigido – L’appuntamento rappresenterebbe dunque un primo passo professionale entro le mura dell’editoria; per cui, salvo successive ricalibrazioni, eviterei di sovraccaricare l’operatività oltre quanto indispensabile a costruire una proposta editoriale il più possibile credibile e riconoscibile da parte anzitutto delle Case editrici alle quali ci si rivolgerà per la realizzazione dell’edizione – e, dall’altra parte, come dicevo, utile al fine di realizzare nel modo migliore possibile l’edizione di L’appuntamento, Le propongo due cose. (NOTA MIA: PESSIMO ESEMPIO DI PERIODARE CONTORTO, CONTENUTICAMENTE “OSCURO” E STILISTICAMENTE SCADENTE…)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anzitutto, vorrei che Lei, se ha piacere e in modo del tutto libero e informale, mi raccontasse come è nato il Suo scritto e quali aspettative nutre riguardo alla sua edizione (…).&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Detto ciò, e venendo agli aspetti più strettamente programmatici, ciò che &lt;strong&gt;anzitutto è fondamentale disporre è che L’appuntamento venga affidato alle cure di un editor esperto.&lt;/strong&gt; Questo perché, per prima cosa, dobbiamo portare l’opera a maturazione, sia sotto il profilo letterario che sotto quello della caratterizzazione editoriale. &lt;strong&gt;A parte il fatto che saltare questa fase è come affrontare un viaggio in aereo da Milano a New York avendo in tasca un biglietto che copre però solo la metà del percorso, La ragguaglio sul fatto che il livello di riconoscibilità al quale opera Contrappunto&lt;/strong&gt; (che implica evidenti vantaggi di autorità per le firme assistite, ma anche oneri d’immagine) &lt;strong&gt;esclude ormai da tempo che io prenda in gestione opere che non siano state lavorate da un editor di mia fiducia.&lt;/strong&gt; Mi rendo conto che questa indicazione può suonare come un aut-aut, ma è inutile che Le nasconda che i casi in cui, in anni passati, sono stata meno intransigente sulla questione, si sono rivelati immancabilmente farraginosi non appena entrati in Casa editrice – o, peggio ancora, non appena usciti sul mercato come libri veri e propri.” ( GRASSETTO MIO)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Mi limito a rimandare al mio precedente post di “riflessioni generali sulle agenzie letterarie” per permettere all’eventuale lettore di dedurre come personalmente intenda le righe che ho evidenziato in grassetto.&lt;br /&gt;Fa seguito nell’email un rilevante tentativo di spiegarmi in cosa consista il loro lavoro di “editing”, rassicurandomi sul fatto che l’editor non è un “ghost writer” (espressione che cito dall’email) e che dunque, parafrasando, non “violenterà” il mio testo, ma piuttosto si accorderà con me nel suggerirmi preziose modifiche di ordine formale e contenutistico.&lt;br /&gt;Non mi soffermo su quest’ultimo punto, perché ai miei occhi è secondario.&lt;br /&gt;Poiché l’email ricevuta si è rivelata sufficiente a farmi trarre le mie “personali” conclusioni, mi sono limitata a rispondere che non sono interessata ai loro servizi.&lt;br /&gt;Avevo del resto, in precedenza, già avuto modo di chiarirmi abbastanza le idee con l’altra agenzia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Trentin e Zantedeschi (T&amp;amp;Z)&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Ho ricevuto da loro la seguente email di “valutazione testo”:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:78%;"&gt;“Gentile signora Ghinato,&lt;br /&gt;le scrivo per informarla che la lettura del suo manoscritto ha ottenuto un apprezzabile riscontro; l'opinione è che l'opera presenti buoni spunti narrativi e discrete potenzialità.&lt;br /&gt;Ben inteso, ho avuto modo di discutere con la persona che ha letto il suo libro, e siamo entrambi del parere che siano necessari alcuni interventi di revisione affinché tale opera possa divenire oggetto editoriale appetibile per il mercato; ma sarei in ogni caso interessato a fare due chiacchiere con lei a riguardo.Se vorrà valutare la possibilità di iniziare con la nostra agenzia una collaborazione finalizzata ad un'eventuale rappresentanza o segnalazione presso i nostri editori di riferimento, Le sarà proposto di avvalersi del nostro servizio di editing che avrà come unico obiettivo quello di affinare e avvalorare le qualità che il Suo manoscritto già possiede. (…)”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Seguiva numero telefonico ed orari per prendere contatto con loro.&lt;br /&gt;Io ho chiamato, e sono stata successivamente richiamata da Rossano Trentin, con cui ho avuto un lungo colloquio telefonico.&lt;br /&gt;Devo dire che questa esperienza è stata particolarmente “amara”, proprio perché la T&amp;amp;Z spiccava davvero ai miei occhi (da sito e notizie su internet) come una “possibile perla” nel panorama delle agenzie letterarie, e Rossano Trentin mi si è presentato come una persona squisita. Ma… Purtroppo c’è sempre un doloroso “ma”!&lt;br /&gt;Ho sinceramente apprezzato che la necessità dell’editing mi fosse stata, in questo caso, prospettata in prima battuta (diversamente da quanto accadde poi con Contrappunto).&lt;br /&gt;Voglio ricordare che proprio il colloquio avuto con Giulio Mozzi (l’editor di Sironi, che non intendeva “vendermi” niente!) mi aveva già persuasa che entrambi i miei testi (oddio! In realtà mi ha persuasa proprio riguardo a &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt;, e assai meno riguardo a &lt;em&gt;L’appuntamento&lt;/em&gt;; ma qui è appunto de &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt; che si tratta…) avessero bisogno di ulteriore revisione. Pertanto la proposta di un editing collimava con ciò di cui ero già consapevole. Ma proprio per questo ho voluto e potuto parlare con chiarezza, fino a saggiare a fondo l’interlocutore sulla “questione editing”.&lt;br /&gt;Prima avevamo affrontato i discorsi preliminari, ed avevamo perfino concordato di darci del “tu”. Non so dire chi dei due − io o Trentin − sia stato il primo a tornare a scivolare sul “lei” non appena si è cominciato ad approfondire la questione “bollente”, ma trovo comunque significativo che siamo passati, nel corso di una sola telefonata, dal “lei” iniziale, al “tu confidenziale” e poi di nuovo al “lei”. Altrettanto significativo considero il fatto che Trentin mi abbia salutato promettendomi di farmi avere comunque via email la sua proposta-contratto di editing, ma che poi non me l’abbia mai effettivamente inviata (e lo comprendo benissimo, perché deve avere, con successiva riflessione, compreso che NON ero una vera potenziale “cliente”).&lt;br /&gt;Che cosa è successo?&lt;br /&gt;Beh, lo ammetto, sono stata un po’ “infida”… Ho inizialmente manifestato interesse, ho chiesto, indagato, ecc…, salvo comunicare POI la “questione Mozzi”. Vale a dire che mi sono dichiarata assolutamente d’accordo sul fatto che &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt; non fosse, allo stato attuale, ancora “maturo” per una pubblicazione, ma ho poi raccontato − pari pari − tutta la vicenda del mio contatto con Giulio Mozzi e i suggerimenti ricevuti. Ho quindi spiegato che stavo già provvedendo io stessa ad una revisione contenutistica del romanzo secondo le indicazioni ricevute, e che disponevo anche di un lettore esterno (guadagnato, con successiva personale amicizia, grazie al sito: &lt;em&gt;&lt;a href="http://www.danaelibri.it/rifugio/letturaincrociata"&gt;www.danaelibri.it/rifugio/letturaincrociata&lt;/a&gt;)&lt;/em&gt; che avrebbe provveduto ad un secondo editing stilistico (“secondo” rispetto a quello già fatto in precedenza). Ho chiarito di non avere nessun “rapporto editoriale” in corso con Sironi, e che dubitavo fortemente di essere “piaciuta” a Giulio Mozzi abbastanza da avere effettive speranze di una futura pubblicazione con Sironi (è vero!). Ero pertanto effettivamente interessata ad una loro eventuale rappresentanza (con sola percentuale sui diritti) dell’opera riveduta e corretta, ma non altrettanto al loro servizio di editing. Ho spiegato che ritenevo di aver ricevuto abbastanza indicazioni e spunti da riuscire a sopperire in prima persona alle parecchie “ingenuità” attualmente presenti nel romanzo.&lt;br /&gt;A queste mie obiezioni mi è stato semplicemente risposto che “&lt;em&gt;nessuno scrittore può essere editor di se stesso&lt;/em&gt;”.&lt;br /&gt;In linea di principio, questo potrebbe anche essere vero. Ma se un autore ha la fortuna che un “editor professionista” spenda una mattinata con lui a provare a spiegargli che cosa nel suo romanzo va rivisto a livello di contenuto e struttura, e dispone poi − per amicizia personale via internet − di un prodigioso “editor stilistico” (grazie Raffaele!), capace di “aggiustargli” le carenze di forma al punto da avergli permesso di presentare a Giulio Mozzi un’opera che pare aver ottenuto come unico affermato riconoscimento quello di essere “scritta bene”, forse diventa interessante scoprire come l’agenzia letteraria si comporta in questo caso specifico (che presumo non capiti tutti i giorni).&lt;br /&gt;Rossano Trentin, con me, è stato meraviglioso in tutto e per tutto, eccetto che su questo: il varco a cui l’attendevo.&lt;br /&gt;Io sono ferocemente convinta che un’agenzia che aspiri veramente alla rappresentanza, qualora si trovi di fronte ad obiezioni sul servizio di editing motivate dalle argomentazioni che io ho proposto a Trentin, dovrebbe almeno avere la curiosità di scoprire “come” sarei riuscita a risistemare il mio testo.&lt;br /&gt;Le lusinghe delle sirene sono pericolose, ed io lo sapevo. Per questo mi sono scritta aprioristicamente le diverse possibilità di risposta che avrei ricevuto, classificandole in due colonne distinte: quelle “degne di fiducia” e quelle “che invitano a diffidare”.&lt;br /&gt;Sono convinta di avere parlato con Rossano Trentin nella piena disponibilità di classificare la sua agenzia sotto l’una o l’altra colonna. Avevo la mia “griglia” sotto gli occhi mentre gli parlavo…&lt;br /&gt;Ma io non ho colto una sua curiosità, né alcuna piacevole sorpresa a scoprire che l’autore si è già avveduto da solo dei “limiti” della propria opera. E questo non mi è piaciuto. Ho invece colto una grande preoccupazione iniziale a “sminuire” il lavoro di editing che può essere svolto dal servizio gratuito offerto da Il Rifugio degli esordienti (avevo menzionato fin dal “proposal” di essermi avvalsa dell’editing ottenuto gratuitamente attraverso il sito, ma è stato liquidato come lavoro di non-professionisti). Primo campanello d’allarme. E poi ho ottenuto un’evidente “sfiducia” nella mia possibilità di migliorare il testo a seguito delle indicazioni altrettanto gratuitamente ottenute da un editor professionista.&lt;br /&gt;A mia diretta domanda sul fatto che il “loro editing preliminare” fosse o meno considerato requisito indispensabile di una loro rappresentanza (volevo effettivamente saggiare l’opportunità o meno di ri-presentar loro il testo una volta revisionato e corretto) ho ottenuto solo risposte vaghe, imbarazzate, confuse. Inizialmente c’è stata la spontanea ammissione che “nessuno può essere editor di se stesso” e che quindi il “loro” editing era comunque necessario. Poi c’è stata un’intervenuta attenuazione della “regola” (ma solo una volta che io l’ho riformulata come tale), in grado di concepire la remota possibilità di un editing efficace effettuato dall’autore stesso o maturato da altre fonti. Ma non ho avuto l’accortezza di appurare se tale “eccezione alla regola” fosse intesa ANCHE con riguardo agli esordienti o solo per gli autori emergenti.&lt;br /&gt;Per dovere d’onestà tengo a sottolineare che Rossano Trentin non ha osato affatto, almeno parlando con me, prendere la “posizione radicale” di Natascia Pane (ma lei era in condizioni più “deboli”: non ha parlato con me, ha solo risposto alla mia email) per cui “l’editing dell’agenzia è imprescindibile alla rappresentanza”. Trentin è stato più vago (ma si è trovato anche di fronte ad obiezioni che Natascia Pane non ha dovuto fronteggiare). Tuttavia, ai miei occhi, le sue contraddizioni (affermare prima che l’editing è il presupposto per la rappresentanza, e descrivermene tutte le sue magnificenze in termini di esperienza e apprendimento, per poi riconoscerne eventualmente la possibilità di “eccezione alla regola”) non mi hanno persuasa. Perché?&lt;br /&gt;Semplicemente perché di fronte alla mia spiegazione del fatto che stavo già riscrivendo il romanzo, non ho percepito né sorpresa, né approvazione, né una sana “curiosità” di scoprire che cosa sarei riuscita a farne, ma solo un totale affanno a DISSUADERMI A PRIORI dall’impresa per delegare a loro tale compito. Ed è appunto quest’opera di dissuasione aprioristica ad avermi messa in guardia.&lt;br /&gt;Perché mi è personalmente inconcepibile pensare che un’agenzia letteraria che operi con un vero intento di talent scouting possa essere contrariata dal fatto che l’autore si avveda dei “limiti” dell’attuale stesura e tenti spontaneamente di migliorarne il testo. È un paradosso, e non so come mi si possa persuadere del contrario.&lt;br /&gt;Ribadisco: si è trattato solo di un colloquio telefonico, e molte affermazioni sono state riformulate in modo diverso da Trentin man mano che il dialogo procedeva. Ma una cosa per me è rimasta: dopo quella conversazione io non ho mai ricevuto le email informative che mi erano state verbalmente promesse (problemi di internet? Sarebbe una ben strana coincidenza…)&lt;br /&gt;La cosa non mi ha affatto sorpreso, ma − purtroppo − è valsa solo a riconfermarmi l’interpretazione che già avevo ipotizzato. Peccato!&lt;br /&gt;L’agenzia di Rossano Trentin prometteva grandi cose; aveva visionato il mio testo e l’aveva trovato abbastanza “interessante” da contattarmi; aveva poi scoperto che l’editor di una piccola casa editrice aveva voluto incontrarmi dopo la lettura del medesimo semplicemente per suggerirmi modifiche da apportarvi. Aveva anche saputo che io stavo effettivamente procedendo ad una ristesura del medesimo e che ero interessata ad una loro successiva eventuale rappresentanza. Perché mai “disfarsi” di me se davvero a loro interessa soprattutto la rappresentanza dell’autore e non solo “vendere” un servizio di editing? Perché, in tal caso, non riservarsi di “scoprire” se sarei o no stata in grado di riscrivere il mio testo in una versione “proponibile” agli editori?&lt;br /&gt;Non l’hanno fatto. Sono scomparsi dopo avermi prospettato un’email che non mi è mai giunta.&lt;br /&gt;Io deduco che una volta appurato che l’esordiente non è interessato al loro editing hanno concluso che loro non sono interessati all’esordiente. Sbaglio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tengo a chiarire una cosa: ritengo possibilissimo che il loro servizio di editing mi avrebbe forse davvero permesso di dare al mio testo una qualità che probabilmente da sola, davvero, non riuscirò mai a raggiungere. Ma hanno parlato con un ex-venditrice che, nel mondo della vendita, ne ha già viste “di tutti colori”, perché purtroppo in altri ambiti è stata lei stessa un’accorta “venditrice di lusinghe”. Per chi ha conosciuto “dall’interno” il mondo della vendita (e del “business senza scrupoli”) esiste una soglia di allarme molto bassa. Io dico solo che la T&amp;amp;Z non è riuscita a convincere me della sua “credibilità”. E mi è dispiaciuto.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-1769434460806737070?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/1769434460806737070'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/1769434460806737070'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/03/agenzie-letterarie-2-esperienze.html' title='Agenzie letterarie ed esordienti (2): esperienze personali'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-5523291782183517762</id><published>2008-03-15T08:15:00.000-07:00</published><updated>2008-04-24T00:38:40.976-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='agenzie letterarie'/><title type='text'>Agenzie letterarie ed esordienti (1): riflessioni generali</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;In un mondo meno dominato dalla logica della speculazione uno scrittore esordiente potrebbe verosimilmente aspettarsi che l’agente letterario/agenzia letteraria rappresenti una figura di intermediazione effettivamente interessata ad individuare nuove “voci letterarie” promettenti, al fine di procacciarsi per tempo la loro rappresentanza presso gli editori (con relativi successivi guadagni). Analogamente, in tutt’altro settore, le agenzie di lavoro interinale si dedicano alla costante ricerca attiva (con accattivanti annunci e con un continuo lavoro di raccolta e selezione dei curricula) dei profili professionali che risultano particolarmente appetibili sul mercato del lavoro, in quanto maggiormente richiesti dalle aziende.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tal caso, dall’agenzia letteraria ci si potrebbe verosimilmente aspettare:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) &lt;strong&gt;Il &lt;em&gt;massimo interesse per la lettura degli inediti&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, proprio allo scopo di poter prendere tempestivamente contatto con quei (verosimilmente pochi) autori “promettenti” che potrebbero davvero interessare il mercato editoriale ed ottenere discreto successo di vendita. Di conseguenza richiedere una “tassa” per la lettura (ovvero la presa in visione dei manoscritti, che non necessariamente si debbono “leggere” per intero, qualora si appuri da poche pagine o da rapida scorsa del testo che non corrispondono ai requisiti), sarebbe assurdo e contraddittorio. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;2) &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Una drastica e severa selezione degli esordienti&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;, ma proprio per questo finalizzata ad individuare quegli autori che l’agenzia ritiene abbiano scritto un’opera fruttuosamente spendibile sul mercato. E di conseguenza: &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;a. scopo primario dell’agenzia dovrebbe essere quello di procacciarsi la rappresentanza dell’autore (prima che trovi da sé un editore disposto a pubblicarlo); &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;b. &lt;em&gt;l’eventuale necessità di un editing sull’opera dovrebbe essere comunque subordinato all’ “obiettivo rappresentanza&lt;/em&gt;” (se agenzie di intermediazione pretendono di essere, e non “scuole di scrittura creativa”), e costituire soltanto l’occasionale “incomodo” necessario al medesimo, qualora ci si imbattesse in un’opera sufficientemente “promettente”, ma − ahimé! − bisognosa di una qualche massiccia revisione. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;3) &lt;strong&gt;L’assunzione del “rischio di impresa&lt;/strong&gt;”, derivante dalla selezione preliminare, &lt;strong&gt;e la&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;conseguente &lt;em&gt;retribuzione del “servizio di rappresentanza” esclusivamente come percentuale sui diritti, da percepire in caso di effettiva pubblicazione dell’opera&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;. L’agenzia infatti dichiara apertamente di “scegliere” gli autori da rappresentare, riservandosi di non prendere in carico autori non sufficientemente “appetibili”. Tale scelta implica che il suo servizio comporti un risultato (pubblicazione dell’opera), e che solo in caso di risultato effettivo il servizio possa essere considerato tale, e pertanto meriti di essere retribuito. L’esordiente, infatti, non avrebbe di per sé bisogno di un agente letterario per presentare il suo testo alle case editrici (come invece potrebbe aver bisogno di un avvocato per adire le vie legali, difendersi in sede processuale, o per una consulenza legale): è perfettamente in grado di inviare da sé i suoi manoscritti. Se delega questo compito ad un’agenzia è perché la medesima gli “promette” maggiori possibilità di successo (=pubblicazione) grazie alla propria professionalità, e non perché gli viene risparmiata la “manovalanza” di fotocopiatura-testo e relative spedizioni. Questa “promessa di pubblicazione” è l’essenza del servizio, ovvero l’unico motivo per cui l’esordiente può firmare il contratto di rappresentanza propostogli dall’agenzia. Analogamente, se sono proprietario di un immobile che voglio vendere o affittare, l’agenzia immobiliare a cui eventualmente mi rivolgo verrà retribuita (con percentuale) solo in caso che il contratto di affitto-vendita sia effettivamente stipulato. Non importa quanto tempo l’agenzia abbia speso a far visionare l’appartamento a potenziali acquirenti o inquilini: se non riesce ad arrivare al contratto nulla le è dovuto. Così se l’agente letterario, nonostante la selezione operata e le sue promesse, non riesce a far pubblicare l’opera, ha evidentemente operato una selezione sbagliata, e non mi sembra ragionevole pensare che gli sia dovuto alcunché. &lt;em&gt;Ne consegue logicamente che, qualora l’agenzia preveda un qualsiasi preliminare “costo di rappresentanza” diverso dalla successiva “percentuale sui diritti”: &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;a. l’esordiente non ha nessuna garanzia che l’opera sia poi effettivamente promossa in modo intelligente presso gli editori, e non semplicemente lasciata nel cassetto o inviata “a casaccio” (per rendere conto del “lavoro” comunque svolto), come avrebbe potuto fare il più sprovveduto degli esordienti: l’agenzia infatti ha già avuto il suo modesto guadagno, e nulla vieta di pensare che possa semplicemente approfittarsi del gran numero di esordienti pronti a farsi “accalappiare”, riservandosi di concentrare piuttosto le proprie energie "promozionali" sugli emergenti, che danno guadagni più appetibili; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;b. l’esordiente non ha nessuna garanzia che il contratto di pubblicazione procuratogli dall’agenzia non costituisca soltanto una delle tante fattispecie della cosiddetta editoria a pagamento (vedi post precedente), a meno che questa possibilità non sia esplicitamente esclusa dal contratto stipulato con l’agenzia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo mio auspicio ha però il difetto di non tener conto dell’effettiva situazione italiana, che è poi la stessa realtà che ha generato il fenomeno dell’editoria a pagamento: un mercato editoriale ristretto (se paragonato ad esempio a quello di lingua inglese), dove la pubblicazione di uno sconosciuto esordiente va incontro a limitatissime possibilità di vendita del libro; una conseguente scarsa, o addirittura nulla, considerazione degli autori esordienti da parte dei grossi gruppi editoriali; il numero sproporzionato di persone che scrivono e che seppelliscono gli editori con i loro inediti; la conseguente estrema difficoltà di riuscire anche solo a farsi “leggere” da editori non a pagamento; il numero sempre crescente, nell’odierna civiltà del benessere, di persone disposte a spendere − a vario titolo − pur di veder pubblicata la loro opera. Va da sé che, come la commistione di questi ingredienti ha provocato la nascita e la proliferazione del fenomeno “editoria a contributo” (che perlopiù fornisce, quando poi lo fa, un marchio editoriale − il codice ISBN − a quello che altrimenti sarebbe un banale servizio da tipografia), ha anche significativamente plasmato la figura dell’intermediatore editoriale in una direzione molto diversa da quella che ci si sarebbe potuta attendere secondo una logica non viziata dalla scoperta del “business” degli esordienti.&lt;br /&gt;Sia editori che agenti letterari amerebbero probabilmente imbattersi in quello che comunemente si definisce “caso letterario”, ma un tale specifico lavoro di &lt;em&gt;talent scouting&lt;/em&gt; sarebbe solo fatica improba, sia per l’eccezionale “fiuto” e/o "fortuna" di riconoscere dall’inedito di uno sconosciuto il futuro best-seller, sia per la mole di lavoro richiesto dal cercare, come si suol dire, “l’ago nel pagliaio”, e sia per la quantità di variabili, non sempre prevedibili, che sono in gioco al riguardo. Vero è dunque che questi “casi letterari” esistono, e ne abbiamo avuto tutti comprovate evidenze. Ma né editori né agenzie letterarie probabilmente sopravviverebbero agli imperativi economici se fossero votati esclusivamente alla ricerca di questi casi sporadici. La realtà è invece fatta tutt’al più di un numero significativo di esordienti che ottengono dei riscontri significativi con tirature comunque modeste, promettendo semmai migliori successi a venire.&lt;br /&gt;Se però è questa la realtà, diventa verosimile che la rappresentanza editoriale di un esordiente sconosciuto non sia comunque un obiettivo così appetibile da giustificare un “rischio di impresa” da parte dell’agenzia, perché le percentuali sui diritti dell’opera pubblicata comunque non fornirebbe cifre a quattro o cinque zeri. Ma il gran numero di persone così desiderose di pubblicare da essere disposte a spendere perlomeno cifre a tre zeri pur di riuscirci, crea spazio per un’attività di diverso tipo, che − come già nel caso dell’editoria a contributo − trova proprio nell’aspirante scrittore il suo fondamentale “cliente”.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ecco allora virtualmente &lt;strong&gt;&lt;em&gt;le principali possibilità di cui l’agenzia dispone, quando si rapporta specificamente agli esordienti:&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) vendere anticipatamente la rappresentanza, indipendentemente dal risultato (quindi anche in caso di mancata pubblicazione) o in assenza di clausola che specifichi a chiare lettere come l’impegno dell’agenzia escluda la proposta di una “pubblicazione a contributo” (in tal caso l’autore pagherà l’agenzia oltre che quell’editore che sarebbe stato perfettamente in grado di trovarsi da solo); &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;2) mettere di fatto in secondo piano la questione di una rappresentanza dagli incerti esiti, presumibilmente poco redditizi (ma questa, naturalmente, resterà la finalità dichiarata, solo opportunamente rimandata ad un tempo successivo), per &lt;strong&gt;&lt;em&gt;vendere invece tutta una serie di servizi preliminari a costi fissi, che possono spaziare dalla “lettura”, alla “scheda di valutazione”, all’editing vero e proprio.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ritengo che proprio questa seconda possibilità costituisca un’ipotesi interessante, atta a rispondere al meglio alla domanda di un mercato dove il target dei potenziali clienti è rappresentato dagli stessi aspiranti scrittori.&lt;br /&gt;Poiché, chiaramente, i costi applicabili ad un servizio di “mera lettura (ai fini della selezione delle opere “valide”), alla sua “scheda di valutazione” e all’ “editing” devono essere proporzionali alla complessità del servizio offerto, è ovvio che una semplice “tassa di lettura” (diciamo: 50 euro) potrebbe essere in grado di offrire un suo profitto solo sul grande numero, perché viene richiesta una cifra irrisoria. Ma proprio la tassa “irrisoria” potrà permettere un’affluenza notevole di manoscritti da visionare e selezionare, senza peraltro alcuna necessità di svolgere una effettiva lettura dei medesimi, soprattutto laddove si specifichi che “sarà data risposta solo in caso di valutazione positiva”. E questa potrebbe benissimo diventare una fonte integrativa di reddito, modesta ma a costo zero, ad esempio per un’agenzia che si occupi esclusivamente di chi esordiente non è. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Scheda di valutazione ed editing richiedono invece un effettivo “lavoro” da parte dell’agenzia, che dunque potrà legittimamente esigere un'adeguata retribuzione per i medesimi, indipendentemente dal fatto che l’opera sia considerata adatta alla pubblicazione. La sola “scheda di valutazione” interesserà ovviamente solo quegli autori così bramosi di ottenere un giudizio “professionale” sul loro scritto (ed eventuali suggerimenti di revisione), da essere disposti a pagare anche per ricevere semplicemente una valutazione stroncante. Avrebbero in tal caso ottenuto la stessa cosa − e gratis − semplicemente sottoponendo l’opera al vaglio di editori seri, ma probabilmente non ne avrebbero saputo la motivazione (gli editori solitamente non rispondono in caso di rifiuto, o rispondono con lettere prestampate). In caso invece di valutazione sommariamente positiva, ma verosimilmente tale da evidenziare anche i “difetti” dell’opera, si creeranno così i presupposti per la vendita dell’ “editing professionale dell'agenzia”, dai costi assai più interessanti della sola "scheda di valutazione".&lt;br /&gt;E qui arrivo finalmente al punto che mi sta più a cuore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di per sé l’editing &lt;em&gt;potrebbe&lt;/em&gt; essere davvero un utile servizio che le agenzie letterarie propongono ad esordienti che dimostrano, sì, un certo talento, ma anche una scrittura bisognosa di rifiniture e connotata da grosse ingenuità. L’editing &lt;em&gt;potrebbe&lt;/em&gt; cioè davvero essere un “mezzo” per perfezionare un’opera che presenta delle buone potenzialità, ma che al suo stato attuale non è considerata proponibile agli editori. &lt;em&gt;Potrebbe&lt;/em&gt; quindi essere un servizio (a pagamento) che l’agenzia svolge per allargare il numero altrimenti troppo esiguo dei “candidati” alla sua rappresentanza. Come tale, infatti, il servizio viene solitamente proposto.&lt;br /&gt;Il vero problema è che l’autore può in questo caso soltanto "fidarsi" (o meno) delle lusinghiere parole con cui l’editing gli viene proposto, ma non ha alcuna “garanzia” che esso non costituisca piuttosto un servizio fine a se stesso (indipendente dalle possibilità di una successiva pubblicazione), o tale tutt’al più da fornirgli un'interessante opportunità di apprendimento (come potrebbe fare una scuola di scrittura creativa, semmai in modo ancor più mirato). Anche qualora l’editing si configuri come dichiaratamente finalizzato ad una successiva rappresentanza dell’opera (che non richieda altre spese ulteriori, se non la doverosa percentuale sui diritti), l’autore ignora se sui costi del suo editing non siano stati preventivamente “caricati” anche i costi della successiva rappresentanza, e ignora pertanto se l’editing varrà o meno a portare effettivamente l’opera alla pubblicazione.&lt;br /&gt;Come districarsi quindi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A mio avviso una possibilità, seppure di tipo puramente orientativo, c’è. Bisognerebbe capire se l’agenzia considera il proprio editing (retribuito) una “sgradevole necessità” o il “requisito imprescindibile” della propria rappresentanza dell’autore presso gli editori.&lt;br /&gt;Vale infatti la pena di ricordare che spesso giungono in agenzia testi già sottoposti a preventivi “editing amatoriali” (gratuiti), frutto di conoscenze personali o derivanti, ad esempio, da siti che forniscono un servizio gratuito di Lettura Incrociata (si veda, ad esempio, il sito &lt;em&gt;Il Rifugio degli esordienti&lt;/em&gt;). &lt;em&gt;Ma soprattutto va ricordato il fatto che nessuna casa editrice − a quanto mi risulta − si aspetta di ricevere un testo già perfettamente pronto per la pubblicazione, senza necessità di ritocco alcuno: anzi, ogni casa editrice provvede (ma gratuitamente) al proprio editing sui testi che decide di pubblicare&lt;/em&gt;. Compito dell’agenzia non è pertanto quello di proporre all’editore un testo “perfetto”, ma un testo che sia in grado di interessare l’editore al punto da volerlo pubblicare e dal mettervi mano, quanto ad editing, per conto proprio insieme all’autore.&lt;br /&gt;Ora, se anche posso pensare che davvero le agenzie ricevano perlopiù testi comunque bisognosi di un editing “preliminare”, prima di poterli presentare ad un ambiente editoriale impietosamente selettivo, trovo illuminante non tanto il fatto che propongano "spesso" il loro editing all’esordiente, ma che sembrino piuttosto volerlo proporre "sempre&lt;em&gt;"&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;come se questa fosse la condizione imprescindibile di una loro eventuale rappresentanza&lt;/em&gt; ("condizione imprescindibile" per diretta ammissione o perché deducibile dalle loro argomentazioni).&lt;br /&gt;Mi viene infatti da pensare che, se davvero l’agenzia avesse come scopo primario la rappresentanza di testi effettivamente proponibili sul mercato editoriale, dovrebbe essere ben felice di incontrare occasionalmente qualche testo che non necessiti del “suo” editing “preliminare” (perché già sufficientemente "maturo", magari in ragione di diverse revisioni già operate), piuttosto che escludere a priori una tale eventualità.&lt;br /&gt;Sono state infatti particolarmente curiose le argomentazioni delle due agenzie letterarie cui ho sottoposto in esame i miei due romanzi, e non perché io ritenga che i miei due romanzi abbiano già raggiunto la sicura e totale compiutezza di un'opera "matura" per la pubblicazione, ma per &lt;em&gt;come&lt;/em&gt; la "questione dell'editing" mi è stata specificamente presentata (si veda prossimo post).&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-5523291782183517762?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/5523291782183517762'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/5523291782183517762'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/03/agenzie-letterarie-ed-esordienti-1.html' title='Agenzie letterarie ed esordienti (1): riflessioni generali'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-2348735288701221186</id><published>2008-02-16T23:27:00.000-08:00</published><updated>2008-03-15T09:43:39.198-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Contatto con Giulio Mozzi'/><title type='text'>Il mio incontro con Giulio Mozzi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Avevo inviato a Sironi Editore quello dei miei due romanzi che ritenevo più candidabile per una pubblicazione (Il Grande Azzurro), e due soli giorni dopo il ricevimento del manoscritto l’editor di Sironi, Giulio Mozzi, aveva già letto il romanzo e preso telefonicamente contatto con me.&lt;br /&gt;La sua telefonata era stata chiarissima nel premettere che il contatto NON avveniva per una proposta di pubblicazione; tuttavia si poteva facilmente supporre un qualche interesse suscitato dalla lettura dell’opera, visto che Mozzi mi proponeva di incontrarci per affrontare insieme tutti gli aspetti problematici del testo. Dietro sua richiesta, gli avevo inoltre successivamente inviato, prima del nostro incontro, anche il mio secondo romanzo (su cui nutrivo diverse perplessità, per i contenuti e per certi suoi aspetti “narrativamente temerari”, che sono consapevole possano non piacere affatto).&lt;br /&gt;Dopo qualche altro breve contatto telefonico per fissare l’appuntamento (lo concordammo per sabato 26 gennaio, ma un imprevisto lo costrinse a chiamarmi il giorno prima per spostarlo alla settimana successiva), mi sono recata da lui, a Padova, la mattina di sabato 2 febbraio, ad ore 9.00. Era una grigia giornata di pioggia, ed io, che pure mi ero mossa più che in anticipo per non arrivare in ritardo, ero mirabilmente riuscita a perdermi, tra i sensi unici e le direzioni obbligate della zona sud di Padova, a beffa di quanto l’avessi rassicurato sul fatto che “mi bastava una cartina stradale per raggiungere senza problemi qualsiasi posto”. Poiché comunque (grazie al mio congruo anticipo) ero in ritardo di soli cinque minuti, non ne feci parola.&lt;br /&gt;Con modi gentili e informali (quelli che preferisco), lui mi fece accomodare nel suo studio: una stanza al piano terra, dotata appena del mobilio essenziale, ma assolutamente stracolma di libri, che debordavano da ogni parte, accatastati a pile qua e là. Notai la cosa con una certa simpatia, ma insieme con un senso di reverenziale soggezione (amo i libri, e anch’io ne possiedo molti, ma non così tanti – anche perché i miei limiti di budget mi hanno sempre indotta a sfruttare moltissimo i servizi di prestito delle biblioteche…).&lt;br /&gt;Telefonicamente Mozzi non mi aveva fornito alcuna impressione sul secondo romanzo, che gli avevo spedito secondo gli accordi, né io avevo osato domandarla a mezzo telefono. Mi sono quindi presentata a quel colloquio estremamente guardinga e timorosa (ero terrorizzata che la lettura de L’appuntamento lo avesse fatto ricredere su quel po’ di “buono” che doveva pur aver visto ne Il Grande Azzurro…). E poiché quasi sempre ciò che temiamo si avvera, le sue osservazioni sui miei due testi sono partite puntualmente dal secondo (L’appuntamento: la mia creatura più “debole”), dandomi la perfetta sensazione che non gli fosse piaciuto per niente, e comunque muovendomi critiche che paradossalmente toccavano proprio quelli che ritenevo e ritengo i suoi “punti di forza”. Pessimo inizio.&lt;br /&gt;Va detta comunque a questo punto una cosa: sono da tempo immemorabile una persona “patologicamente insicura”, che va immediatamente in “cortocircuito” se sottoposta a situazione di valutazione stressante. E’ stato così fin dai tempi dell’università, e poi in quasi tutti i colloqui di lavoro della mia vita. Ho imparato a convivere con questo aspetto di me, seppure a fatica; e ormai so che non “guarirò” mai. Ironicamente ho lavorato per anni come venditrice, con tutto il piglio e la grinta dei venditori d’assalto (quelli a “chiusura in prima battuta”, per intenderci). Ma forse l’ho fatto proprio perché lì indossavo una maschera, un ruolo: recitando una parte camuffavo me stessa, e ipercompensavo i miei limiti. E’ quando sono “vera” che sono fragile, debole, perché allora sono un “fascio di nervi”, emotività pura: una parola basta a ferirmi, un certo tono mi annebbia la mente, un’omissione mi getta nel panico.&lt;br /&gt;Ero “vera” quella mattina col Mozzi, e dunque ero fragile. Così è bastata un’omissione a stroncarmi.&lt;br /&gt;Sinceramente mi aspettavo di dover affrontare una lunga serie di obiezioni e critiche (mi erano state preannunciate), così come ben sapevo che le “lodi” a poco servono e sono invece le “critiche (costruttive)” ciò che ti aiuta a migliorare, ma mi attendevo che innanzi tutto ci fosse una sorta di “definizione della situazione”, di “cornice”… Qualcosa, cioè, che mi dicesse all’incirca: «Il Grande Azzurro non è un romanzo pubblicabile. C’è qualcosa di buono (questo e quello), che mi ha colpito, e per questo ho desiderato incontrarla… Ma per renderlo un’opera pubblicabile bisognerebbe rivedere A, B, C…Y e Z».&lt;br /&gt;Questa premessa è mancata, rimasta nel non detto. Forse era scontata per lui, che la tralasciò; ed era probabilmente un qualche presupposto implicito perfino per me, visto che non ebbi il coraggio di domandarla (o perlomeno, l’ho fatto solo dopo tre ore che parlavamo). Se ci fosse stata ad esordio, penso che mi avrebbe aiutata ad orientarmi, a rilassarmi, e credo di dovere a questa omissione buona parte del malessere e del disagio che mi hanno accompagnata durante e dopo il colloquio.&lt;br /&gt;Conosciamo tutti la “legge del bastone e della carota”, per cui ci è sicuramente più facile accogliere con buona disposizione d’animo le critiche, se in certa misura si accompagnano alla valorizzazione di almeno qualche “aspetto positivo”. Ma quella mattina, né riguardo all’uno né all’altro romanzo, mi sono sentita segnalare alcunché di “positivo”. E’ stato questo a mettermi in estrema difficoltà. Mi sono solo sentita travolgere da una valanga di obiezioni, che seppellivano i miei due romanzi, e di conseguenza, insieme ad essi, anche me. Anche me, sì! Perché mai mi sono sentita più velleitaria, e ridicola e ingenua… Tanto che alla fine gli chiesi proprio io cosa mai lo avesse indotto a cercarmi, dopo aver letto Il Grande Azzurro, visto che non ero riuscita a trovare una sola parola positiva in tutto ciò che mi aveva detto.&lt;br /&gt;Lui mi rispose – quasi sorpreso dalla domanda – che “era scritto bene”, che “si leggeva in modo scorrevole” (o qualcosa del genere). E fu magra soddisfazione per me. Ma eravamo ormai quasi al termine del nostro incontro.&lt;br /&gt;Gli accordi con cui ci siamo salutati sono stati i seguenti:&lt;br /&gt;- dedicarmi a molte letture mirate, che mi chiariscano le idee su quanto ho dimostrato di non aver affatto chiaro in testa (il famigerato “statuto del testo”, che sembra abbia il “vizio” di compromettere con “stravolgimenti narrativi” incoerenti);&lt;br /&gt;- mettere momentaneamente da parte L’appuntamento (l’avevo già fatto!) e concentrare i miei sforzi su Il Grande Azzurro, che dei due romanzi è il più “spendibile” ;&lt;br /&gt;- potrò quindi ricontattarlo SE deciderò di seguire i suoi consigli e QUANDO avrò scritto la “quinta versione” de Il Grande Azzurro, risolvendo le problematiche segnalatemi;&lt;br /&gt;- in quel caso lui prenderà visione del tutto ed emetterà la sua “sentenza definitiva” su di me, senza appello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho capito veramente quella mattina che la strada di chi vuole “scrivere” è dura, durissima. Che la selezione è spietata. Che dobbiamo avere spalle forti, umiltà e una determinazione feroce. E che dobbiamo chiederci se vogliamo tutto questo davvero.&lt;br /&gt;Io sono uscita da quel colloquio completamente a pezzi: amareggiata, delusa, arrabbiata, scoraggiata, sconfitta. Non sono riuscita a dormirci sopra per tre notti di seguito.&lt;br /&gt;E questa fu la mia reazione immediata: arrendermi.&lt;br /&gt;Giulio Mozzi non mi ha affatto (apparentemente) motivata a scrivere, o a rivedere i miei romanzi. Al contrario, inizialmente mi ha tolto del tutto la voglia di farlo. Solo inizialmente, però…&lt;br /&gt;Noi cerchiamo sempre lusinghe (e non importa se sono false, perché ci piacciono comunque). Giulio Mozzi non mi ha dato nessuna lusinga. Non mi ha detto nemmeno: “Lei corregga questo e quello, e forse ne potrà uscire qualcosa di buono, che magari sarà pubblicabile” (era probabilmente sottinteso, implicito, ma si è guardato dal dirlo – immagino per non darmi false illusioni).&lt;br /&gt;Lui mi ha solo elencato tutti i punti su cui avevo “sbagliato”, e mi ha indicato una via (non le soluzioni! – e questo è infatti la cosa più saggia) per riuscire a correggerli da sola.&lt;br /&gt;Non mi ha dato nessuna falsa speranza. Si è limitato a pormi di fronte a me stessa, e a domandarmi – in un certo senso – che cosa voglio essere e fare. Per come io l’ho intesa, mi ha posto la domanda più terribile: se, con lo scrivere, sto solo “giocando” o se intendo “fare sul serio”. E mi ha indicato la via da seguire, nel caso volessi “fare sul serio”… Mi ha aiutata a “vedere” ciò che da sola, nei miei testi, non riuscivo a vedere: i punti deboli, le ingenuità, le omissioni, le confusioni. Era esattamente quello che in cuor mio stavo disperatamente cercando: qualcuno che mi aiutasse a capire se c’era qualcosa che mi era sfuggito, e che cosa, e come potevo fare per trarre dai miei scritti qualcosa di valido&lt;br /&gt;Sono uscita pensando: dovevo incontrare quest’uomo a trent’anni, non a quasi quarantacinque. Ormai è tardi… Riscrivere da capo, per l’ennesima volta, Il Grande Azzurro? Immergermi in tutte quelle letture consigliate che finora ho trascurato? Perché? Chi me lo fa fare? Per quali risultati, visto che niente è garantito o promesso?&lt;br /&gt;E questa è stata la reazione istintiva. Dopo però ne è intervenuta un’altra, più ponderata. Non so cos’è stato… Forse il fatto che tutte le sue obiezioni a Il Grande Azzurro chiarivano proprio quel non-so-che che continuava a lasciarmi un margine di insoddisfazione in quanto avevo scritto. A poco a poco ho cominciato a figurarmi il romanzo con quei problemi risolti. Ho capito che era proprio quello - quello che FORSE posso scrivere, ma che non ho ancora scritto - il romanzo che davvero “volevo”… E allora ho cominciato a capire. A capire che nella nostra condizione informe, di seme che vorrebbe diventare pianta, ma che è ancora soltanto seme, le “lodi” non servono, ma serve esattamente tutto quello che Giulio Mozzi ha detto a me.&lt;br /&gt;Probabilmente tutti noi vorremmo essere già arrivati al traguardo, ed è duro scoprire che si è invece soltanto “in cammino”. Ci sono molte scorciatoie per raggiungere finti traguardi (l’editoria a pagamento). Ma io credo che dobbiamo tutti chiederci cosa vogliamo davvero, e se siamo disposti a “fare sul serio”, oppure no.&lt;br /&gt;Io me lo sono chiesta per tre notti insonni, dove la voglia di arrendersi e quella di non arrendersi combattevano all’ultimo sangue. Perché, nel mondo attuale, sognare di scrivere e pubblicare è pura follia, e occorre - a mio avviso - un tremendo coraggio a voler provare a “prendere sul serio” un’inclinazione che tutto e tutti ci hanno convinti da sempre di essere destinata solo al fallimento.&lt;br /&gt;Infatti, da circa sei mesi, ho disertato quasi tutte le frequentazioni e le amiche, semplicemente perché non potevo spiegare quello che stavo tentando di fare senza leggere nei loro occhi o nelle loro parole quella nota di compassione e di biasimo che rischiava di dissuadermi. E proprio per non essere dissuasa mi sono autoreclusa in una volontaria e folle clausura. Cosa che forse la dice lunga su quanto questo importi davvero per me…&lt;br /&gt;Ma dopo quell’incontro ho riflettuto molto, e adesso sono convinta che proprio a quasi quarantacinque anni posso almeno provare a “prendere sul serio” ciò che a venti o trenta mi faceva solo paura. E dunque posso accettare il tentativo e la sfida. Riscriverò Il Grande Azzurro (ho già cominciato). Devo ancora molto documentarmi per correggere le troppe ingenuità presenti nel romanzo. Ma l’idea c’è.&lt;br /&gt;“Provaci ancora, Sam!” si diceva in un noto film di anni passati.&lt;br /&gt;Ebbene, io ci riprovo. Vada come vada, non importa. E ringrazio Giulio Mozzi, dal profondo del cuore, per quella sua mattinata spesa con una sconosciuta dilettante che non sapeva bene nemmeno che cosa voleva fare con quei suoi due velleitari romanzi…&lt;br /&gt;E’ possibile che sia davvero troppo vecchia per trarre qualcosa da una “predisposizione” combattuta e repressa per troppi lunghissimi anni. Me lo dico da sola – non me l’ha detto lui (ma forse l’ha pensato). Per me fu orribile sentire ancora nominare quella parola maledetta: “predisposizione”. Me la sento ripetere – riguardo allo scrivere – da tempo immemorabile. Ma che cos’è mai, se non una maledizione, una qualsiasi potenzialità che non riesce a divenire “atto”?&lt;br /&gt;Credo sia lecito chiederselo. Ma Il Grande Azzurro può forse davvero diventare qualcosa di migliore se lo riscrivo da capo. Ed è questo che sto provando a fare. Lo amo troppo, per lasciarlo così, ad uno stato mediocre. La strada è lunga e dura. Ma posso fermarmi proprio ora che una pur vaga possibilità di farne qualcosa di leggibile da altri (è questo il vero “sogno”: non semplicemente pubblicare, essere letta!) sembra affacciarsi all’orizzonte?&lt;br /&gt;Mi fermai quando “il ladro di speranza” (vedi post precedente) mi convinse che non c’era nessuna possibilità, né di pubblicare un qualsiasi romanzo né di sottoporlo alla valutazione di un editore “serio”.&lt;br /&gt;Ormai almeno il secondo dei due termini in gioco (”essere valutata da un vero editore”) è stato confutato. Sul primo restano mille interrogativi, ma la porta che Giulio Mozzi mi ha lasciata aperta, seppure in una futura “sentenza senza appello”, è comunque “una possibilità”. Voglio servirmi di questa “possibilità”, e ci proverò con tutte le mie forze.&lt;br /&gt;A lui, indipendentemente da quali saranno i risultati di questa vicenda e da quanto male mi sia presentata ed espressa quel giorno, va comunque tutta la mia gratitudine.&lt;br /&gt;A voi (i malcapitati in questo blog, che – se state leggendo – è forse perché avete anche voi il vostro scritto e il vostro sogno nel cassetto) dico soltanto, a dispetto di tutti i “ladri di speranza”: credete nei vostri sogni e lottate per essi!&lt;br /&gt;Non fatevi sedurre dalle comode lusinghe. Affrontate la dura realtà. Affrontatela con lo slancio della passione e con la forza del coraggio. Fatelo per tempo, e non abbiate paura – come invece io ne ho avuta per molto tempo – di affrontare la “gara”, solo perché si rischia di perdere. E’ molto meglio aver tentato e perduto, piuttosto che non aver mai tentato sul serio. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-2348735288701221186?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/2348735288701221186'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/2348735288701221186'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/02/il-mio-incontro-con-giulio-mozzi.html' title='Il mio incontro con Giulio Mozzi'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-7087303389159465829</id><published>2008-02-12T02:23:00.000-08:00</published><updated>2008-03-15T09:43:12.062-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Contatto con Giulio Mozzi'/><title type='text'>"Latori di speranza" e "ladri di speranza"</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ho trascorso con Giulio Mozzi l’intera mattinata di sabato 2 febbraio, al suo studio di Padova, a discutere sui miei due romanzi.&lt;br /&gt;Trovo stupefacente e meraviglioso che il noto editor di una seria casa editrice (Sironi) dedichi un’intera mattinata del suo tempo ad un’autrice sconosciuta, nonostante la lettura dei suoi scritti l’abbia portato a concludere che NON sono – allo stato attuale – maturi per una pubblicazione.&lt;br /&gt;Credo che questo sia una “speranza” per tutti noi esordienti: un’alternativa reale alle false lusinghe dell’editoria a pagamento, che compiace il tuo ego coprendoti di apprezzamenti e di lodi soltanto per spillarti quattrini. Esiste, dunque, nel desolante panorama editoriale una nicchia preziosa, che sta tra i grandi colossi editoriali (che non ci considerano) e i troppi "rapaci" che affannosamente ci cercano, ma solo per fare proprio con noi il loro affare (editoria a pagamento; vedi Post). E’ un porto franco, costituito da editori di piccole dimensioni ma assolutamente “seri”, che leggono e valutano davvero i manoscritti che ricevono, operandovi una selezione spietata, come è giusto che sia quando si pubblica solo quello che si conta di poter vendere.&lt;br /&gt;La loro “selezione spietata” può farci indubbiamente paura, ma – almeno ai miei occhi – è l’unica strada che abbiamo di fronte per capire davvero se quello che scriviamo vale niente o qualcosa.&lt;br /&gt;Nel lontano 1997, un editore (di quelli a – seppur modesto - pagamento), con cui ero venuta casualmente in contatto per via della pubblicazione di una mia poesia su una loro rivista letteraria, parlando con me al telefono mi disse, in merito a consigli che gli avevo domandato rispetto ad un mio romanzo nel cassetto (&lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt;, seconda versione): «Non ho letto il suo romanzo, ma sono spiacente di doverle dire che &lt;em&gt;lei potrebbe anche essere un nuovo Hemingway, ma nell’attuale mercato editoriale non troverà mai un editore che sia disposto non solo a pubblicarla, ma nemmeno a leggerla... &lt;/em&gt;A meno che non si rivolga a quelli che le domandano un contributo per la pubblicazione…»&lt;br /&gt;Quelle parole, pronunciate - a mio avviso disinteressatamente - da chi si stava solo occupando di inserire (gratuitamente) la recensione di una mia poesia sulla rivista mensile che curava, mi hanno indotta a decidere ad abbandonare “per sempre” ogni velleità di scrivere. E infatti ho lasciato impolverare &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt; nel cassetto per quasi dieci anni, senza più provare a scrivere nulla.&lt;br /&gt;Sono pertanto estremamente felice di poter affermare oggi che la “profezia senza speranza” di allora è stata, almeno in parte, confutata.&lt;br /&gt;Probabilmente non riuscirò mai a pubblicare comunque, ma non è questo il punto. Il punto era ed è – allora come adesso – avere la “possibilità” di essere considerata e valutata (=letta), anche se poi si viene scartati. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Oggi, ma solo oggi (dopo dieci anni), considero l’uomo che mi disse quelle parole come un “ladro di speranza”. E lo odio.&lt;br /&gt;Questa è anche la ragione per cui ho voluto aprire questo blog: per provare a “salvare” tutti quelli come me dai “ladri di speranza” che circolano a questo riguardo.&lt;br /&gt;L’incontro con Giulio Mozzi non ha nemmeno sfiorato questi argomenti, ma mi ha praticamente dimostrato che era del tutto FALSO ciò che per tanto tempo mi si è lasciato credere. Ora so per certo che esistono, per quanto pochi, editori che &lt;em&gt;leggono&lt;/em&gt; i manoscritti che ricevono, e non perché intendono proporti un contratto di pubblicazione praticamente a tue spese. E anche se dall'incontro con Mozzi non ne ho tratto alcuna “promessa” di pubblicazione, ne ho tratto però l’attenzione che una persona del mestiere è stata disposta gratuitamente a dimostrarmi, e considerazioni critiche che spero mi possano aiutare a rivedere i miei testi e magari a farne qualcosa di migliore. Così ho concluso che perfino l’ignoto autore "dilettante e imperfetto" può ottenere considerazione e attenzione, se il suo scritto lo merita.&lt;br /&gt;(&lt;em&gt;P.S. In un successivo post il mio resoconto dell’incontro&lt;/em&gt;.)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-7087303389159465829?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/7087303389159465829'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/7087303389159465829'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/02/i-ladri-di-speranza.html' title='&quot;Latori di speranza&quot; e &quot;ladri di speranza&quot;'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-1325555959004242409</id><published>2008-02-02T23:28:00.000-08:00</published><updated>2008-07-28T03:40:00.491-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Contatto con Giulio Mozzi'/><title type='text'>Il mio contatto con Giulio Mozzi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ai primi di dicembre avevo stampato in formato libro e fatto rilegare a spirale quattro copie del mio romanzo &lt;em&gt;Il Grande Azzurro&lt;/em&gt;. Dopo aver lungamente navigato in internet per capire &lt;em&gt;se&lt;/em&gt; esistevano case editrici non a pagamento che avrebbero mai potuto leggere il manoscritto di un'autrice sconosciuta (pare assodato che le "grandi" non li leggano nemmeno), e &lt;em&gt;quali&lt;/em&gt; fossero, scelsi quattro case editrici a cui spedirlo. Avevo pertanto escluso gli invii "a pioggia" (=a tutti gli editori possibili) suggeriti da vari siti che si occupano di esordienti, perché non volevo imbattermi nell'editoria a pagamento, che spesso risulta ben travestita. Avevo anche concluso che era altamente improbabile che un editore, già sepolto da innumerevoli manoscritti, si "innamorasse" a tal punto della sola trama della mia storia da richiedermi l'invio del testo integrale dopo aver ricevuto la sinossi dell'opera. Così, avendo in precedenza provato ad inviare a destra e a manca (cioè senza criterio) una decina di sinossi, decisi che era il caso di operare in altro modo: spedire il testo integrale, e ben rilegato, ad una rosa di piccoli-medi editori selezionati con criteri accurati. I criteri furono: 1) editori &lt;em&gt;dichiaratamente&lt;/em&gt; non-a-contributo; 2) loro assodata disponibilità alla lettura o presa in visione del testo integrale; 3) verosimile compatibilità della linea editoriale con il testo inviato; 4) preferenza accordata agli editori con distribuzione nazionale, o almeno quasi-nazionale, secondo la loro visibilità nelle librerie da me personalmente visitate allo scopo. Chiaramente mi prefiggevo di affidarmi al punto 4 secondo il principio: cominciamo col "puntare in alto", e abbassiamo progressivamente la mira in tappe successive.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Secondo questi criteri la mia prima selezione fu di soli quattro nominativi. La scelta ricadde in primo luogo sull'editore Sironi, perché il romanzo mi pareva "coerente" con la collana &lt;em&gt;Questo e altri mondi&lt;/em&gt; e perché avevo avuto modo di leggere come il suo editor (Giulio Mozzi) sembrasse tenere davvero in considerazione gli esordienti e si adoperasse a svolgere un'autentica opera di &lt;em&gt;talent scouting&lt;/em&gt;. A ruota (ma con meno speranze) spedii le altre tre copie a: Fanucci (perché editore di fantascienza, che era poi il genere del mio romanzo), a Fazi (perché - a mio avviso - "imponderabile" nei suoi criteri di selezione, e tanto valeva provarci) e a Marcos y Marcos (di cui avevo apprezzato l'autopresentazione sebbene non riuscissi a farmi un'idea precisa di quanto la linea editoriale potesse essere o meno compatibile con il mio romanzo). Solo a Sironi spedii il pacco per raccomandata, in quanto espressamente richiesto dall'editore; gli altri editori, al contrario, richiedono normalmente che la spedizione avvenga per posta ordinaria. Nel caso di Sironi potei quindi verificare su internet la data di ricevimento del pacco: era il 10 dicembre.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La prassi di questi editori, che paiono davvero leggere o almeno prendere in considerazione manoscritti di esordienti, è quella di evitare le letterine formato standard di rifiuto dell'opera: il silenzio, allo scadere di un certo lasso di tempo, che normalmente va dai 6 mesi all'anno, si deve intendere come rifiuto. E' una prassi che personalmente approvo in pieno: la lettera standard di rifiuto spesso è inviata proprio dai "grandi", di cui è lecito dubitare che leggano i testi ricevuti, ed io preferisco un editore che legga il mio scritto e non mi risponda, se non gli piace, piuttosto che un editore che mi risponde con cortesia senza magari aver degnato di lettura una sola pagina.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sironi informava sul suo sito di intendere rifiutata l'opera se trascorsi 8-9 mesi senza essere contattati. Mi disponevo dunque alla lunga attesa.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ebbene, il 12 dicembre scorso, ovvero esattamente 2 giorni dopo che avevo riscontrato in internet la consegna della raccomandata, ricevo una telefonata da Giulio Mozzi in persona (editor di Sironi)!&lt;br /&gt;Lascio immaginare la mia gioia. Per l'impossibilità di trattenermi a parlare al cellulare al momento della sua chiamata, concordo emozionatissima di richiamarlo appena mi libero. E infatti lo richiamo, eccitatissima, un'ora dopo.&lt;br /&gt;Va detto a questo punto che, secondo quanto avevo appreso dalle mie navigazioni in internet, mi risultava che gli editori &lt;em&gt;rispondono&lt;/em&gt; &lt;em&gt;per iscritto&lt;/em&gt; quando rifiutano (o ti propongono contratto a contributo) e &lt;em&gt;telefonano&lt;/em&gt; quando sono interessati a pubblicarti. Ignoravo che esistesse la terza possibilità: &lt;em&gt;ti telefonano, ma per dirti che il tuo lavoro non è pubblicabile&lt;/em&gt;. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Queste sono state appunto le prime parole che Giulio Mozzi mi ha rivolto, appena l'ho richiamato (per l'esattezza: "Le dico subito che non la chiamo per proporle un contratto di pubblicazione. Il romanzo non è pubblicabile &lt;em&gt;allo stato attuale... così com'è&lt;/em&gt;", o qualcosa del genere). &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nella lettera di accompagnamento ben sapevo di aver dichiarato disponibilità a modificare eventuali aspetti del romanzo che mi fossero segnalati come poco persuasivi, inadeguati. Mi stupì tuttavia che tale mia doverosa precisazione fosse stata presa così sul serio. Giulio Mozzi mi disse infatti che aveva appena finito di leggere il mio romanzo, che per certi motivi non lo riteneva pubblicabile, almeno non così come si presentava, ma che gradiva parlare con me dell'opera e segnalarmi gli aspetti problematici che aveva individuato. Anzi, pur anticipandomi già telefonicamente le cose che non lo avevano persuaso, mi diceva che avrebbe gradito conoscermi e parlarmene di persona. Chiaramente ero a dir poco lusingata che intendesse riservarmi una tale attenzione. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In realtà, in quella telefonata ero così emozionata da non comprendere molto bene le obiezioni che Mozzi veniva muovendo al mio testo, ma la prospettiva di incontrarlo di persona mi faceva pensare che avrei meglio potuto chiarirmi le idee quando ci fossimo parlati a quattr'occhi, e così mi limitai a manifestare la mia massima disponibilità ad una revisione dell'opera secondo i suoi consigli. Poiché incombevano le feste di Natale, mi diede appuntamento telefonico al 7 gennaio per concordare quando e dove incontrarci. Mi chiese tuttavia se avessi scritto nient'altro. Al che gli accennai al mio secondo romanzo (&lt;em&gt;L'appuntamento&lt;/em&gt;), che però sapevo essere di diverso genere e poco coerente con la linea editoriale di Sironi (e che soprattuto consideravo un romanzo "complesso", carico di contenuti criticabili e frutto di scelte azzardate: pessimo biglietto da visita per una esordiente). Lui tuttavia mi chiese di inviarglielo, perché interessato a leggerlo ai fini di conoscermi meglio.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Penso sia naturale che quel giorno fossi letteralmente esultante: avevo dubitato che sarei mai riuscita a far leggere anche solo uno dei miei due romanzi ad un vero editore, ed ora - addirittura - mi venivano letti entrambi. Confesso che ero tuttavia anche molto confusa: in tutta la telefonata non ricordavo di avergli sentito menzionare un solo aspetto positivo del romanzo. Tuttavia l'aveva letto per intero, appena pervenutogli, e immediatamente dopo averlo letto aveva deciso di chiamarmi. Inoltre si era offerto di leggere anche l'altro, e intendeva mettermi a disposizione il suo tempo per discutere dell'opera insieme a me. Mi sembrava ragionevole pensare che qualcosa di positivo dovesse pur avercelo trovato, anche se non l'aveva praticamente menzionato; altrimenti perché perdeva tempo con me?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il nostro incontro è avvenuto sabato 2 febbraio. Poiché abito attualmente a Bassano del Grappa, e sono assai più vicina a Padova (dove lui vive) che non a Milano (dove lavora presso Sironi), mi ha dato appuntamento a Padova, al suo studio, per le ore 9:00 (vedi prossimo Post ancora da ultimare: "Il mio incontro con Giulio Mozzi")&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-1325555959004242409?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/1325555959004242409'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/1325555959004242409'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/02/il-mio-contatto-con-giulio-mozzi.html' title='Il mio contatto con Giulio Mozzi'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4489912044146423200.post-4238742191283046129</id><published>2008-01-29T11:55:00.000-08:00</published><updated>2008-03-15T09:05:08.356-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoria a pagamento'/><title type='text'>Editoria a pagamento</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ho centrato il tema di questo blog solo su una parte della mia identità, ovvero quella parte di me che ama scrivere e che sta tentando, alla veneranda età di 44 anni, di provare a vedere se riuscirà o no a pubblicare qualcosa sul serio...&lt;br /&gt;In passato avevo fatto timidi tentativi al riguardo, quando abitavo a Milano e avevo partecipato a piccoli concorsi letterari. Allora, per circa due-tre anni, avevo frequentato vari "circoli letterari", e uno di questi mi aveva perfino &lt;em&gt;stampato&lt;/em&gt; ("pubblicato" non sarebbe la parola giusta) una raccolta di poesie, senza costi da parte mia. Ho un caro ricordo di quelle persone, ma col tempo cominciai ad avvertire un senso di disagio: era la sensazione di uno sterile "parlarsi addosso" tra chi aspirava a sentirsi "scrittore" o "poeta". Fondamentalmente ci scambiavamo il favore di leggerci e di prestarci attenzione, ma restava dubbio quanto gli eventuali apprezzamenti fossero sinceri, perché si aveva l'impressione che ciascuno coprisse l'altro di lodi solo per poterle a sua volta ricevere. Inoltre ho scoperto che molti vantavano "pubblicazioni" (presso sconosciute case editrici dai nomi molto coloristici), eppure spesso quello che scrivevano non mi piaceva proprio. Naturalmente non sono un critico letterario, e il mio giudizio non era più che un'opinione personale, ma credo di saper riconoscere sistematici errori grammaticali in uno scritto, e i versi in rima, del tipo &lt;em&gt;la-vispa-Teresa,&lt;/em&gt; tendo a chiamarli "filastrocche" piuttosto che "poesie".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Comunque è così che ho scoperto l'esistenza di quel fenomeno che mi piace chiamare &lt;em&gt;editoria a pagamento&lt;/em&gt;. Non sono mai stata e non sarò mai tra i "clienti" di codesti editori, ma ho conosciuto persone che invece ci si sono affidate, talora perfino con soddisfazione. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Se lo scopo è di vedere il proprio scritto prendere la forma di un "libro", per poi poterlo distribuire a destra e a manca tra tutte le persone che si conoscono (e che si sentono ovviamente in dovere di leggerlo per non dispiacerci), la soddisfazione è assicurata. Suggerisco che in tal caso basterebbe rivolgersi ad una tipografia (e si risparmierebbe pure parecchio), ma ciascuno è libero di spendere i propri soldi come preferisce. Però resto della convinzione che l'editore dovrebbe essere colui che &lt;em&gt;seleziona accuratamente&lt;/em&gt; ciò che intende pubblicare proprio &lt;em&gt;perché si assume il rischio economico dell'impresa &lt;/em&gt;(e NON chiede all'autore di condividerlo, o meglio ancora di sostenerlo in toto). Diversamente si ha la sgradevole sensazione che il mercato di codesti editori sia costituito dagli autori stessi. Infatti si assiste oggi ad una buffa dicotomia nell'atteggiamento che l'editoria assume verso l'orda sterminata di esordienti in cerca di pubblicazione: la media e grande editoria sembra guardare all'esordiente con totale disprezzo (ma sono letteralmente sepolti dai manoscritti, e posso immaginare con quanto fastidio devono guardare ad ogni nuovo manoscritto che arriva...), invece si trova, sull'altro versante, un cospicuo numero di minuscoli editori che sembrano alla continua ed affannosa ricerca di esordienti (da spennare?). E' interessante, perché questi editori pseudo-mecenati spendono in pubblicità proprio per cercare autori da pubblicare, ma solo pochi tra loro si degnano di investire anche per diffondere i loro libri. Del resto, che bisogno c'è di vendere il libro pubblicato, se il profitto è già stato assicurato dalle spese sostenute dall'autore?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La loro argomentazione di vendita (del "servizio" all'autore) è semplicissima: poiché l'esordiente sarebbe un investimento in perdita per l'editore, la soluzione è che "contribuisca" (ma su questo verbo ci sarebbe in realtà molto da argomentare...) ai costi di pubblicazione. Del resto, se l'autore non è disposto a "credere" e ad "investire" sulla propria opera, come può aspettarsi che lo faccia l'editore (viste le condizioni dell'attuale mercato editoriale, i pochi libri che vengono acquistati, ecc...)?&lt;br /&gt;Da un certo punto di vista, questa è un'argomentazione efficace. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Io ho lavorato in passato, per un certo periodo, in un'agenzia matrimoniale (che brutta cosa! - Sì, ho molti scheletri nell'armadio...), dove usavo un'argomentazione assolutamente simile per vendere il servizio dell'agenzia per cui lavoravo come dipendente: &lt;em&gt;"Se non sei disposto a spendere per trovare l'amore della tua vita, probabilmente non ci credi abbastanza..."&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Lascio intendere che ben pochi hanno trovato l'amore della loro vita attraverso quell'agenzia. Per noi il &lt;em&gt;business&lt;/em&gt; era tutto nell'iscrizione, mentre il successivo coronarsi o meno del sogno d'amore del malcapitato era un aspetto del tutto accidentale e accessorio. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ho poi fortunatamente lasciato quel lavoro, che mi ha sempre creato grossi problemi di coscienza, ma ho sicuramente imparato moltissimo da quell'esperienza: sugli uomini, sulle donne, sulle loro aspettative verso l'altro sesso, sulle travestite perversioni della nostra società contemporanea, dell'imprenditoria e del commercio. Ho imparato soprattutto che certe discutibili realtà imprenditoriali esistono perché, sull'altro versante, ci sono persone che credono di poter "comperare" la realizzazione dei propri desideri. E' facile far leva sui sogni delle persone. C'è sempre qualche pollo che abbocca. Chi vende sogni trova sempre chi ha bisogno sognare.&lt;br /&gt;Le agenzie matrimoniali esistono perchè ci sono persone disposte a "pagare" per trovare la loro anima gemella. Gli "editori a contributo" esistono perché ci sono esordienti disposti a "pagare" pur di vedere pubblicato il loro libro. La differenza, ai miei occhi, è solo nei contenuti del "sogno" che viene venduto: la possibilità di incontrare l'anima gemella, in un caso, e la possibilità di far conoscere e apprezzare la tua opera, nell'altro (è infatti tipica di questi "editori" l'argomentazione che elenca i grandi nomi della letteratura che hanno pubblicato a loro spese il loro primo romanzo: come avrebbero potuto diventare famosi se non si fossero dati questa possibilità?).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nella realtà, poi, attraverso le agenzie matrimoniali si ottiene effettivamente solo di incontrare persone dell'altro sesso, ma che poi piacciano o non piacciano, facciano o non facciano innamorare, è tutt'altra questione (altrimenti ci dovrebbe essere Cupido in persona a lavorare in agenzia...). Analogamente, attraverso l'editore a contributo si vede effettivamente "pubblicata" la propria opera, ma che questa circoli, sia conosciuta, trovi dei lettori diversi dal circolo dei conoscenti dell'autore, è tutt'altra questione. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mi piace sostenere che gli "editori a contributo" dovrebbero distinguersi dai "veri editori" chiamandosi &lt;em&gt;"agenzie di pubblicazione libri",&lt;/em&gt; perché ciò che fanno è appunto questo: vendere all'autore un servizio che gli consente di vedere stampata o pubblicata (quando il codice ISBN è presente) la propria opera. Ma se questo fenomeno di speculazione sulle aspirazioni degli esordienti esiste, siamo in primo luogo noi esordienti che dovremmo metterci in discussione.&lt;br /&gt;Tutti noi esordienti smaniamo per "pubblicare", ma c'è una domanda che solitamente preferiamo evitare: &lt;em&gt;il nostro libro MERITA di essere pubblicato?&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Chiederselo significa mettersi in discussione. Significa non dare per scontato che siamo il "talento incompreso" e che gli editori sono i "cattivi" che non ci considerano. Chiederselo significa contemplare la possibilità che quello che abbiamo scritto non meriti di essere letto, e quindi non meriti di essere pubblicato. Significa accettare la selezione feroce e impietosa dell'editoria "vera", rendendosi conto che solo i pochissimi sui quali qualche piccolo o medio editore è davvero disposto a credere e a rischiare (di tasca sua) potranno sperare di vedere il proprio libro in una libreria. Significa essere disposti a pensare che forse non siamo all'altezza dello scopo che ci prefiggiamo, che molti sono i chiamati ma pochi gli eletti. Significa capire che non basta dare ad uno scritto la veste di libro stampato per nobilitarne il contenuto. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Personalmente considero il libro che scrivo una freccia: quando scrivo una storia, scrivo per raggiungere altri nel cuore.&lt;br /&gt;Non scrivo per amici e conoscenti: chi mi conosce sa già quali sono i miei pensieri e le mie opinioni, e non ho bisogno di scrivere un romanzo per comunicargliele. Scrivo perchè mi sembra di avere qualcosa da dire ad altri. Non so se è davvero così. Ma con "altri" intendo proprio le persone che non conosco e che non incontrerò mai. Scrivo per essere "letta", non semplicemente per essere "pubblicata". O almeno, questo è il desiderio. Questo è il "sogno". Un sogno la cui realizzazione non si può comperare. Se riuscirò mai o non riuscirò affatto a coronarlo, al presente lo ignoro. Ma è solo questo che mi interessa, ed è solo in questa direzione che sono disposta a muovermi. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4489912044146423200-4238742191283046129?l=eglerghinato.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/4238742191283046129'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4489912044146423200/posts/default/4238742191283046129'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://eglerghinato.blogspot.com/2008/01/editoria-pagamento.html' title='Editoria a pagamento'/><author><name>Egler</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08238188795045666359</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-vT962bPBA0g/TZQngIissbI/AAAAAAAAAC8/hQFJxI9D-so/s220/foto%2Btagliata.JPG'/></author></entry></feed>
